lunedì 31 marzo 2025

 Galdino
e gli amici della UOEI



Il Lago Delio, detto anche d’Elio, m930 è (?) un bellissimo (insomma!) specchio (!) d’acqua, situato nel cuore della Val Veddasca, sulla sponda varesina del Lago Maggiore, e precisamente tra il Monte Borgna m1158 e il Monte Cadrigna m1300. E’ un lago d’origine naturale ma la successiva costruzione di due dighe alle estremità ne ha cambiato profondamente l’aspetto originario (oggi una “pisciatina”!). Caratteristica del lago è il suo utilizzo per la produzione di energia, che potrei definire insolito (se non addirittura bizzarro!). Infatti, di giorno l’acqua del lago dopo essere passata per le turbine della centrale elettrica posta a valle, finisce nel Lago Maggiore. Ma durante la notte e nei fine settimana, quando la richiesta d’energia è minore, viene ri-pompata su al lago, pronta per essere riutilizzata con una nuova caduta. Poche cose da dire: alzataccia anche grazie all’ora legale. Partiamo da Maccagno m218, passando per Sarago m524 e Musnago m746. Il percorso è per la maggior parte su di una larga mulattiera (storica!) selciata, acciottolata con lunghe scalinate: insomma, una gran rottura di p… Favoloso il panorama sul Lago Maggiore e il passaggio dal borgo di Musignano m746 dove i residenti, con vecchi attrezzi, tanta fantasia e rami d’albero, hanno “costruito” dei simpatici personaggi. Per il resto…come diceva quello là…stendiamo un pietoso velo. Su questo piccolo laghetto alpino, si celano ben due curiose e particolari leggende. Buona lettura. Il Lago deve il suo nome a Helios, Dio del Sole della Mitologia Greca. Nel IV secolo d.C., durante il periodo dell’evangelizzazione cristiana, San Silvestro transitò nei pressi del Monte Borgna, quando vide un piccolo villaggio. Decise così di farvi visita e di convertire al cristianesimo i suoi abitanti. Gli uomini, che veneravano il Dio Sole Helios, decisero di inseguirlo con lo scopo di ucciderlo. San Silvestro riuscì a salvarsi, ma l’ira divina si abbatté sulla popolazione per punirla: tonnellate di fango, acqua e detriti, precipitarono dalla montagna investendo il paese, il quale fu completamente sommerso dalle acque. Una seconda leggenda narra di un paese di nome Elio, molto ricco e potente. Gli abitanti erano conosciuti in tutte le valli circostanti per essere formalmente avari e tirchi. Un giorno arrivò in paese un povero mendicante, alla ricerca di ospitalità e di qualcosa da mangiare. Gli abitanti lo respinsero in malo modo non offrendogli nessun tipo di vitto e alloggio. L’uomo, sconsolato, si diresse verso l’ultima casa del paese, dove una donna stava cucinando una minestra sul fuoco. Il mendicante bussò alla porta e con grande stupore la donna gli apri. L’uomo venne invitato a sedersi e la donna gli diede del cibo. Una volta terminato il suo pasto raccontò di essere un veggente, predisse alla donna che quella stessa notte sul villaggio si sarebbe abbattuta una tremenda catastrofe. La invitò quindi a raccogliere i propri averi e a fuggire subito via con lui. La donna lo ascoltò. Poco dopo si udì un tremendo boato e il paese fu letteralmente sommerso dalle acque del lago.





























venerdì 28 marzo 2025

 Edo, Ezio e Galdino

"Sono vagabondo come il vento,
libertà è il mio tempio e casa.
Ad altri accumulare tesori
che ladri scassinano,
a me basti la gioia di cantare”.

Partiamo dal Santuario della Madonna di Prada risalente al XV secolo. La sua denominazione deriva dal dialetto bergamasco “dei prati”. Si narra che una sorgente dall’acqua miracolosa, creata dalla Vergine dopo essere apparsa a una ragazza del luogo, provocò molte guarigioni fino al XVIII secolo, quando la sorgente si prosciugò e i pellegrinaggi cessarono. In origine era una piccola cappella che venne in seguito ampliata. La chiesa è ancora oggi decorata da pitture tra cui il ciclo di affreschi dedicati alla vita di Maria, in cui compaiono i volti dei mapellesi dell’epoca. Il santuario ha un viale alberato realizzato all’inizio del XX secolo come ringraziamento della comunità per la fine del primo conflitto mondiale e il conseguente ritorno a casa dei militari. E’ costeggiato da settanta tigli per ogni lato. Alla fine del viale, che ci porta all’imbocco del centro storico, troviamo la chiesa di San Girolamo edificata nel XVIII secolo. Internamente presenta un soffitto piano in legno a cassettoni fittamente decorato e dorato. Proseguiamo fino all’imbocco della salita alla chiesa Parrocchiale di San Michele Arcangelo consacrata nel 1898 confermando l’antico titolo di San Michele Arcangelo, aggiungendovi la Madonna Assunta. Tra gli affreschi e i dipinti che arricchiscono la navata, spicca una Crocifissione di Carlo Ceresa datata 1641. Le origini di questa chiesa, che dall’alto del suo colle domina il paese e l’intera pianura, risalgono a ben prima dell’anno mille, probabilmente in piena epoca longobarda, nel secolo VII o VIII. In origine il tempio doveva sorgere accanto o all’interno di un possente castello ancora più antico. Con un bel sentiero tra vigneti e boschi raggiungiamo la chiesetta della Madonna dei Cerri. Risalente al XV secolo, è dedicata alla Madonna della Neve, e ancor prima era conosciuta come Madonna dei Cerri per la presenza ancora oggi nella zona di numerosi boschi di cerri. La chiesetta, indicata inizialmente come Tribulina, è stata restaurata nel 1971 dal Gruppo Alpini: per questo è chiamata anche Chiesetta degli Alpini che vi hanno aggiunto un sacrario a ricordo dei soldati mapellesi caduti durante le due guerre mondiali. Proseguiamo in salita e, passando, per Cà Bolis siamo a Cabergnino. La località è un complesso isolato costruito in epoche diverse, intorno ad una corte. Durante le festività natalizie allestisce uno splendido presepe. Dopo una rapida salita proseguendo sulla mulattiera arriviamo a una piazzola con la scultura di della Madonna: da qui nelle limpide giornate si scorgono tratti dei monti orobici, la pianura sino agli Appennini Piacentini e la vetta del Monviso. Ripartiamo sulla mulattiera e tra sculture di ferro recanti brani di poesie di Padre David Maria Turoldo giungiamo al borgo di Fontanella con l’Abbazia di Sant’Egidio. E’ un complesso romanico fondato nel 1080 da Sant’Alberto da Prezzate, un nobile di origine longobarda che fondò nel 1076 anche l’Abbazia di San Giacomo a Pontida, i due maggiori monasteri di allora in Italia. Pregevole esempio di architettura romanica, è suddiviso in tre navate, terminanti ciascuna con un’abside semicircolare, decorate da dipinti come l’affresco raffigurante Cristo Pantocratore, i simboli degli Evangelisti, San Rocco tra i santi Egidio e Sebastiano, Dio Padre Benedicente e alcuni Angeli. Altri affreschi rappresentano la vita di Sant’Antonio Abate e la Madonna con il Bambino. Si distingue l’opera di Cristoforo III Baschenis il Vecchio. Sulla parete di fondo della navata si trova un Crocefisso opera di P. Bussolo del 1515. Per il ritorno, scendiamo sino al cimitero nel quale sono sepolti Padre Turoldo e il cardinal Loris Capovilla segretario di Papa Giovanni XXIII. Scendendo per strada sterrata giungiamo alla Cà Busa, Inoltrandoci nel bosco giungiamo a Cà Volpera. Poco più avanti, troviamo l’indicazione del laghetto La Maddalena. Scendiamo la Scalinata degli Alpini, attraversiamo il ponticello sul torrente Buliga, arrivando a Tuliprendi, campo di raccolta di tulipani. Tra vigneti e orti, ritorniamo al Santuario della Madonna di Prada.