sabato 1 agosto 2026

 Galdino
“La vita è un gioco, aiuta i bimbi a crescere e ai vecchi a mantenersi giovani”.

“C’era una volta ...un re!”.  No, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno. Non era un legno di lusso, ma un semplice pezzo da catasta, di quelli che d’inverno si mettono nelle stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e per riscaldare le stanze. Non so come è andata, ma il fatto è che un bel giorno questo pezzo di legno capitò nelle mani di un “vecchio” artista,… Il Parco Felice, che prende il nome dal padre che gli ha lasciato il podere, è dedicato a Pinocchio e a  realizzarlo è lo scultore Pietro Arnoldi a Peghera di Taleggio. Il parco ospita un maxi Pinocchio alto cinque metri, tutto in legno ….come deve essere il burattino. E’ “installato” in località Mazzola, sulla mulattiera che scende dalla chiesa di Peghera di Taleggio, dedicata a S. Giacomoal ponte dei Senesi, posto sulla strada millenaria che per secoli ha collegata la Val Taleggio a Bergamo. È fisso e con lui ci sono tante altre grandi figure, come una piovra oppure polipo …nella simbologia umana sono i politici con piccola testa e tentacoli lunghi (Enzo Samaritani), un bruco …la sua trasformazione in farfalla è il simbolo dell’anima che si separa dal corpo (Enzo Samaritani), il gatto e la volpe, il carabiniere, mangiafuoco, alcune donne,… Qui, infatti, dal 2022, è stato allestito un museo a cielo aperto che viene arricchito di anno in anno.
























martedì 28 luglio 2026

 GALDINO
Tanto ci pensa il tempo ad aggiustare le cose,
anche se un po’ del nostro ce lo dobbiamo mettere…”.


Tratto da I MERCANTI DI STAMPE PROIBITE di Paolo Malaguti - 2013 - Bottega Errante Edizioni.

“Trinca”, disse il Grimo. Questa fu la sua presentazione di quella bevanda affascinante e complessa che si chiamava e si chiama Chartreuse. […] Ad ogni modo, non era il caso di discutere gli ordini del vecchio, soprattutto quando aveva già pagato per la bevuta. Pertanto, Antonio, imitando il suo maestro, ingollò senza fiatare il liquido verde. In bocca, sulla lingua, e poi in gola, la prima sensazione fu di improvviso, violento bruciore. Sembrava che, per qualche alchimia, quel liquido che pure, nel prendere il bicchiere, aveva ben sentito essere freddo, si fosse infiammato, ed ora ardesse nel suo corpo. L’istinto fu di sputar subito quella diavoleria, ma ecco che, nel far muovere e spandere il liquore tra lingua e palato, fu come se si aprisse uno scrigno zuccherino Era come una lenta colata di miele e di fiori, e di erbe profumate, che riempiva la bocca, il naso, la gola, e saliva su per la fronte, dilatando i pori della pelle, pervadendo la testa, e poi il collo, di un’onda benigna di morbidi effluvi, come se un’intera primavera, ma più frizzante, più saporosa, fosse sbocciata tutta in una volta nella sua bocca. Quand’ebbe trangugiato il liquore, Antonio sentì nello stomaco, fortunatamente già abbastanza pieno perché si era nel dopocena, lo stesso intenso calore propagarsi, e di lì sciogliergli le gambe, facendolo rilassare, e facendogli improvvisamente vedere con occhio benigno il Grimo, la locanda, il tondo intero. Era come se nella sala si fosse accesa una grande lanterna cinese, che ora proiettava i suoi riflessi rosa, gialli, azzurri tutto intorno, colorando di sfumature impensabili le superfici, gli oggetti e le persone, prima avvolte nella caligine opaca della banalità. “E uno”, borbottò il Grimo, quando colse l’effetto che il liquore iniziava ad avere sul suo discepolo, […] “ndemo vanti!”. Non si sa quanti vedrosini pieni dell’elisir verde vennero serviti ad Antonio: alla line l’oste portò direttamente la bottiglia, che in breve rimase vuota. Sicuramente Antonio ricordava un fatto strano: mano a mano che la bevuta proseguiva, il bruciore della Chartreuse diminuiva sulle labbra e in gola, mentre aumentava il calore nel corpo, e aumentavano, soprattutto, la luce e l’arcobaleno della lanterna cinese che rallegrava, come un faro, l’intera locanda e, da lì, dilagava per l’universo tutto, facendo sentire Antonio in perfetta armonia con se stesso e con ogni altro essere vivente. A un bel momento, sul volto del ragazzo apparve un sorriso ebete. “A posto!”, rise il Grimo […] “Te si partìo dea bona”.




















giovedì 9 luglio 2026

"Il tempo è un gran tiranno.
 E soprattutto è assai volubile, marcia con il suo passo cadenzato solo all’apparenza,
 perché poi fa quel che vuole, a volte non passa mai e altre volte fugge via velocemente.
Non si può sollecitare, inseguire, afferrare.
 Si può solo fingere di assecondarlo per usarlo al meglio, pur con tutti i nostri limiti".


A cavallo della Valle del Bitto (Valtellina) e il Passo San Marco (Valle Brembana) si trova uno straordinario museo a cielo aperto che ospita le sculture di Angelo Gabriele Fierro. Quest’artista dona ai massi che giacciono in questi luoghi una nuova vita: grandi pietre si trasformano in volti, sirene, visi fondendosi con la natura e regalando al visitatore una giornata d’arte sicuramente diversa dal solito. I massi scolpiti nel greto del torrente si trovano in Alpe Lago, sul versante valtellinese, in zona Albaredo per San Marco. Sulle rocce sporgenti dall’alveo del ruscello spuntano visi, pietà, animali strani e volti enigmatici. In un ambiente naturale e selvaggio, circondati dalla natura alpina, risalgo il greto del torrente e do il via a una caccia al tesoro divertente, entusiasmate e mai vista prima. Sarò in grado di trovarle tutte? Impossibile …beh! magari voi siate più bravi!. Guardatevi intorno in quest’ambiente alpino meraviglioso: pascoli, montagne, boschi e torrenti. Lasciata l’auto in un piccolo spiazzo, bisogna risalire il corso del torrente per pochi metri: le sculture sono tutte lì da scoprire. Aguzzando bene la vista, ecco spuntare dei massi volti di animali strani, pietà sirene e persino un cigno. Quest’angolo di montagna rapisce il cuore. Ritorno sulle “mie ruote”, e ripercorro la strada che conduce al Passo San Marco. Sotto il monumento con l’aquila bianca che troneggia sul cippo in pietra, trovo tantissime altre opere dello scultore disseminate un po’ ovunque. Basta …saperle trovare! Sotto di me il bellissimo rifugio Cà San Marco che è stato per anni la casa cantoniera del Passo, uno dei più antichi rifugi delle Alpi essendo stato costruito nel 1593. Una giornata ricca di arte, natura, vento che scompiglia i capelli e l’ebrezza dei 2000 di quota ...qualcosa di straordinario!. Per completare la giornata, scendo alla Madonna delle Nevi (Mezzoldo) per trovare anche qui un’altra scultura, ma …preferisco una fresca e dissetante panachè e una bella fetta di Formai de Mut.

Per oggi può bastare!