giovedì 9 luglio 2026

"Il tempo è un gran tiranno.
 E soprattutto è assai volubile, marcia con il suo passo cadenzato solo all’apparenza,
 perché poi fa quel che vuole, a volte non passa mai e altre volte fugge via velocemente.
Non si può sollecitare, inseguire, afferrare.
 Si può solo fingere di assecondarlo per usarlo al meglio, pur con tutti i nostri limiti".


A cavallo della Valle del Bitto (Valtellina) e il Passo San Marco (Valle Brembana) si trova uno straordinario museo a cielo aperto che ospita le sculture di Angelo Gabriele Fierro. Quest’artista dona ai massi che giacciono in questi luoghi una nuova vita: grandi pietre si trasformano in volti, sirene, visi fondendosi con la natura e regalando al visitatore una giornata d’arte sicuramente diversa dal solito. I massi scolpiti nel greto del torrente si trovano in Alpe Lago, sul versante valtellinese, in zona Albaredo per San Marco. Sulle rocce sporgenti dall’alveo del ruscello spuntano visi, pietà, animali strani e volti enigmatici. In un ambiente naturale e selvaggio, circondati dalla natura alpina, risalgo il greto del torrente e do il via a una caccia al tesoro divertente, entusiasmate e mai vista prima. Sarò in grado di trovarle tutte? Impossibile …beh! magari voi siate più bravi!. Guardatevi intorno in quest’ambiente alpino meraviglioso: pascoli, montagne, boschi e torrenti. Lasciata l’auto in un piccolo spiazzo, bisogna risalire il corso del torrente per pochi metri: le sculture sono tutte lì da scoprire. Aguzzando bene la vista, ecco spuntare dei massi volti di animali strani, pietà sirene e persino un cigno. Quest’angolo di montagna rapisce il cuore. Ritorno sulle “mie ruote”, e ripercorro la strada che conduce al Passo San Marco. Sotto il monumento con l’aquila bianca che troneggia sul cippo in pietra, trovo tantissime altre opere dello scultore disseminate un po’ ovunque. Basta …saperle trovare! Sotto di me il bellissimo rifugio Cà San Marco che è stato per anni la casa cantoniera del Passo, uno dei più antichi rifugi delle Alpi essendo stato costruito nel 1593. Una giornata ricca di arte, natura, vento che scompiglia i capelli e l’ebrezza dei 2000 di quota ...qualcosa di straordinario!. Per completare la giornata, scendo alla Madonna delle Nevi (Mezzoldo) per trovare anche qui un’altra scultura, ma …preferisco una fresca e dissetante panachè e una bella fetta di Formai de Mut.

Per oggi può bastare! 




























 

domenica 5 luglio 2026

 GALDINO
“Scherzare è un bel sentimento, ci concede la facoltà di dire qualsiasi cosa.
Perfino la verità”.


“Ma dimmi ancora delle mimose. A cosa servono?”.
“Fiori, rametti e alcune cortecce giovani delle mimose vanno a finire nelle distillerie, nelle farmacie e nei laboratori, dove vengono trasformati in polveri e unguenti curativi. Oppure, lavorati in diversi modi, mescolati con altri fiori, danno vita alle essenze profumate. Come appunto fanno a Grasse (N.d.R. Costa Azzurra, Cannes, Francia), che è considerata la città degli aromi, molto apprezzati dalle madame di città”.
“Dove ci saranno state belle donne, immagino!” dissi ridendo e ancora un po’ stupito per queste sue storie.
“Belle? Magari! Il più delle volte mi sono capitate delle madame di aspetto…insomma, davvero brutte, che speravano di diventare più leggiadre, più corteggiate, cospargendosi di fragranze. Avrebbero voluto essere come certi fiori cui basta il buon profumo per essere apprezzati e coltivati con cura, invece…Però c’è poco da dire, merda e fiori sono spesso andati d’accordo, e non solo in mezzo ai pascoli, ma anche qui”.
“Che c’entra la merda?”, domandai di nuovo stuzzicato.
Grasse, molto, molto tempo fa, era famosa per la pelle degli animali. La scarnificavano, la pulivano, la ammorbidivano, la tingevano e la usavano per mille cose. Uno dei prodotti più richiesti era il pellame per fare i guanti, che doveva essere leggero, duttile, flaccido addirittura, per poter essere cucito con filo sottile. Sai come facevano a rendere flaccida questa pelle così preziosa? Cospargendola abbondantemente con la cacca dei cani e degli uccelli, che sembra contenga sostanze chimiche adatte a renderla morbida, quasi vellutata. Pensa, c’era pure chi, di mestiere, andava in giro a raccogliere…”.
“Ma tu mi prendi in giro”.
“Lo giuro…no, i merdareul, i merdaioli, c’erano davvero. E non erano certo gentaglia ma fior di esperti nella raccolta. Il fatto però era che l’odore di merda rimaneva impregnato nella pelle dei guanti e così la puzza si spalmava anche sulle mani. Immagina la scena: la regina appena tornata a casa da un lungo viaggio si toglie i guanti e porge il palmo destro a suo marito o al cardinale che le fa il baciamano. Te la vedi la faccia di questi qui?”.
“E come…?”.
“Per fortuna qui a Grasse, ormai tre o quattro secoli fa, qualcuno, non si sa se per combinazione o per altro, immerse i guanti e le pelli che venivano usate per i vestiti in un’essenza profumata che qualcun altro aveva ottenuto mescolando erbe, fiori, bacche, resine, spezie, miscugli di miele e vino bollito. Le cose insomma andarono meglio, rimasero addosso e nell’aria degli odori meno sgradevoli e così i profumi vennero sempre più selezionati, fatti con accuratezza, raffinati, fino a diventare dei prodotti venduti a parte. Ormai la pelle qui è sparita da tempo ma i profumi sono rimasti e sono molto ricercati”.

Tratto da L’INVENTARIO DELLE NUVOLE di Franco Faggiani - 2023 - Fazi Editore