venerdì 20 marzo 2026

 Edo & Galdi
Voi comaschi, noi con le femmine!”
Lo scudetto degli striscioni apparso durante Fiorentina - Como del febbraio ‘88



Nella matassa di sentieri del Parco Spina Verde (Como), seguiamo il Sentiero Dorsale Collinare, né troppo corto né troppo lungo, né troppo in salita né troppo in pianura. Giretto tranquillo, nel silenzio più assoluto. S’incontrano vari punti interessanti.
Il Sito Archeologico di Pianvalle. Sono visibili i resti di un quartiere della Como Preromana. Il complesso, situato in una valletta, è organizzato su vari livelli che seguono il declivio. Si conservano i basamenti, in murature a secco, di abitazioni e i focolai, strutture cilindriche in ciottoli. Spiccano due abitazioni: la Capanna Grande, un grande ambiente scavato nella roccia e la Capanna del Masso, che prende il nome da una grande pietra arrotondata. Le strutture risalgono al periodo di massima frequentazione della zona, tra il V e l’inizio de IV secolo a.C. Dal pieno IV secolo a.C. l’area rimase disabitata e tra il II e il I secolo a.C. fu un luogo di sepoltura.
La Roccia di Pianvalle. Un vasto affioramento di arenaria che reca sulla sommità molte incisioni.
Colle Respau. Punto panoramico sulla città di Como.
Rovine del Castello Baradello. Un tempo grande complesso castellano, oggi sono presenti una torre e resti della cinta muraria. Simbolo del Parco Spina Verde, è una fortificazione fatta erigere dall’imperatore Federico Barbarossa nel 1158 sui resti di costruzioni più antiche. Fu costruito in un luogo strategico e, grazie alla sua posizione elevata sulla città di Como, permetteva il controllo di tutta la zona circostante. Nel 1527 gli invasori spagnoli imposero lo smantellamento della fortificazione di cui fu conservata solo la torre.
La Cisterna del Baradello. Scavata nella roccia viva, è stata realizzata contemporaneamente alla fondazione del castello.
Monte Croce. Punto panoramico sulla città di Como.
Croce di Sant’Eutichio, illuminata di notte, e il suo piccolo laghetto.

























venerdì 13 marzo 2026

 Galdino valdimagnino

“…il più grande insegnamento gli verrà dal ricordo dei giorni passati da solo in montagna
che lo aiuterà ad apprezzare il valore delle piccole cose e la semplicità del vivere quotidiano”.
Tratto da L’INVENTARIO DELLE NUVOLE di Franco Faggiani - 2013 - Fazi Editore





















lunedì 9 marzo 2026

 Galdino e gli amici
della UOEI di Bergamo


Una classica camminata da Bellagio, fra antichi borghi e viste mozzafiato, al belvedere Makallè. L’anello proposto dagli amici della UOEI consente di visitare Bellagio, la “perla del Lario”, girando tra le stradine pittoresche, le strette viuzze a gradoni, le ville signorili, i giardini lussureggianti… Il percorso inizia poco sopra il pontile dei traghetti, costeggia il lungolago e i Giardini di Villa Melzi, una meravigliosa villa ottocentesca, scendendo al borgo di pescatori di Loppia con il suo caratteristico molo e la chiesetta romanica di Santa Maria. Deliziosa è Guggiate con la sua piccola chiesa dedicata a San Andrea e la fontana del Miracolo di S. Antonio, che si raggiunge subito dopo per poi procedere in ambiente incantevole fra prati fioriti, campi, muretti a secco e belle vedute sul lago. Oltrepassiamo il ponte sul torrente Perlo e imbocchiamo (un bel cucchiaio amaro!) la nostra prima scalinata. Alle nostre spalle si apre una splendida vista sui monti di Tremezzo, la Tremezzina, il monte Grona e il monte Bregagno. Oltrepassato il piccolo borgo di Cagnanica, continuiamo sulla mulattiera (altro cucchiaio amaro!) fino alla località Mulini del Perlo. Proseguendo il nostro percorso, contornato da tipici muretti a secco, con tratti con gradini, attraversiamo un bosco misto di latifoglie e pino silvestre. Superato il nucleo di Begola, proseguiamo lungo la dorsale del Triangolo Lariano, attraversiamo il ponte che passa sulla profonda forra dove scorre il torrente Perlo: siamo a Brogno. Saliti a Chevrio, non resta che, spinti dalla fame, arrivare alla trattoria “Baita Belvedere” per mettere le gambe sotto il tavolo. Due bocconi ...gnocchetti di pizzoccheri,  Miascia (torta di pane e frutta), gelato, caffè ...e in breve raggiungiamo il Belvedere di Makallé, storico e celebre terrazzo panoramico del Monte Garmasca, cima minore del Gruppo del San Primo, che consente una vista unica sui “tre” rami del lago e del loro punto d’incontro, la Punta Spartivento, su Bellagio e sulle montagne innevate del fondo lago (che oggi ci sono precluse dall'afa!). Oddio! Il belvedere Makallè (il nome fa riferimento alla città etiope di Macallè, probabile richiamo storico al periodo coloniale italiano), a dir la verità, è un misero balconcino rotondo circondato da un muretto ricoperto di filo spinato. Decisamente meglio è stato il colpo d'occhio dalla Trattoria Baita Belvedere. Caratteristica curiosa di questa strada sterrata è il parapetto, realizzato con dei binari in metallo. I binari, troppo sottili per essere della ferrovia, ...possono essere quelli della storica linea tranviaria che collegava Como e Lecco? Assaporiamo il gusto dolce della discesa, anche se abbastanza impegnativa: usciti dal bosco, fatemi scendere, con gioia, lungo …una scaletta. Sarà l’ultima? Passata Visgnola, incontriamo l’Antica Latteria di Bellagio e molte belle fioriture di camelie, magnolie, mimose. La fanno da patrone anche le piante ancor piene di limoni e aranci. Dopo Aureggio, …Marcello ...siamo arrivati!

Gira di qua ...un gruppetto di case …gira di la …un gruppetto di case …magari qualcosa mi è sfuggito!
Auguri a tutte le donne!