"Non c'è futuro senza memoria.
Onoriamo il passato vivendo con coraggio il presente".
A Fonteno non si arriva per caso. Ci si va di proposito, spinti dalla
curiosità di conoscere questo splendido terrazzo naturale e la memoria di
eroismi partigiani.
E’ il tipico borgo montano noto come il “balcone del lago”, accoccolato tra il
Sebino e il Lago d’Endine che consente una rara veduta spaziante dal lago fino
alle innevate cime dell’Adamello che fanno corona alla Valcamonica. Non
si può fare altro che ammutolire ammirati o esplodere in esclamazioni di fronte
al panorama sublime che si gode. Un paese, dove un tempo si produceva il famoso Taleggio di
Fonteno, con una serie di rustici ben conservati: ben 365 casolari, “uno
per ogni giorno dell’anno” come affermano simpaticamente i fontenesi, ciascun
identificabile da una precisa toponomastica immutata nei secoli: una stalla
sormontata da un fienile con accanto una casina per ospitare la famiglia del
contadino.
Essi costituiscono un documento concreto dell’antica vocazione contadina e
pastorale di queste contrade. La sua storicità è raccontata dalle murature in
pietra delle vecchie case, dai porticati e dalle strette viuzze che
costituiscono il cuore antico di questa località. Frequenti anche le fontane
cui il paese deve il nome. Fu proprio attorno ad una di queste, la fontana del Corén, che si sviluppò il
primo nucleo di abitazioni. Al centro di Fonteno, si erge la chiesa parrocchiale dei Santi Faustino e
Giovita; l’edificio, in stile neogotico, risale agli ultimi anni dell’800 e
sorge sul luogo di una precedente cappella, già esistente nel 1400. Da qui
inizia la nostra lunga camminata. L’inizio della mulattiera
del Torrezzo, o Strada della Battaglia
di Fonteno, è uno strappo “amaro”
fino al Santello (Santel), una piccola
chiesetta alpestre. Il nostro lungo percorso escursionistico è “suddiviso” in otto tappe arricchito da
totem e pannelli illustrativi che ripercorrono i luoghi teatro della più
importante tra le battaglie partigiane della bergamasca. Si svolge sui colli
che circondano l’abitato: con i boschi e i prati che si distendono tra di essi,
offrendo uno spettacolo naturale di semplice bellezza e l’occasione di camminare in mezzo ad una natura incontaminata dove regna
la quiete, il silenzio e l’aria pulita. Ma i tesori non sono solo sopra
il verde dei colli ma anche celati nel sottosuolo; il suo patrimonio si è
arricchito dalla scoperta dell’Abisso
Bueno Fonteno, un vasto ed esteso complesso di grotte, gallerie e corsi
d’acqua sotterranei, oggi in corso di esplorazione e di studio (pannelli
informativi). Passo dopo passo, località dopo
località, arriviamo alla punta del Colletto.
Foto di gruppo e scendiamo al Colle di Caf per il “pranzo partigiano” alla Casa Museo “La Resistenza” della Sezione ANPI Valli Calepio e Cavallina. Puntiamo
diritti al grande
monumento che ricorda le vicende della battaglia di Fonteno, episodio
cruciale della lotta
partigiana bergamasca al nazifascismo, dove siamo invitati a partecipare alla
posa di una corona di fiori ai piedi della grande lapide del monumento. Un
momento inaspettato e commovente!. Breve riassunto: nel corso della
Resistenza, i colli di San Fermo assunsero particolare importanza strategica
perché permettevano il controllo delle truppe tedesche in transito lungo la
strada statale del Tonale, fondamentale via di comunicazione tra l’Italia
settentrionale e la Germania. Per questa ragione, la presenza di truppe partigiane
rappresentava un grave elemento di disturbo. Erano presidiati dalla 53A Brigata Garibaldi “Tredici Martiri di Lovere”, guidata dal comandante Giovanni
Brasi (detto Montagna) e
composta da circa settantacinque
uomini ben armati. La battaglia di Fonteno del 31 agosto 1944 è
un’azione di risposta al rastrellamento nazifascista operato per liberare due
ufficiali tedeschi e il loro interprete, che erano stati catturati tre giorni
prima a Solto Collina. All’alba di quel giorno, le SS occuparono Fonteno prendendo
in ostaggio numerosi civili, che radunarono sulla piazza del paese. Poi presero
a salire verso i colli di San Fermo, mentre da Monasterolo salivano i fascisti.
Il comandante delle SS, maggiore Fritz Langer, ormai sicuro del
successo, intimò la resa della 53A Brigata Garibaldi, pena la morte
dei civili in ostaggio. Ma i
partigiani con un’abile manovra, scesero a Fonteno, immobilizzarono i pochi
tedeschi rimasti in paese e liberarono gli ostaggi. Risalirono poi
alle spalle delle SS, colpendoli e catturandoli. Per avere salva la vita,
Langer ordinò la resa ai fascisti e alle sue SS, che furono rilasciati dai
partigiani, senz’armi e senza mezzi e con l’impegno di non operare ritorsioni e
rappresaglie sui civili di Fonteno. Impegno non mantenuto. A novembre dello
stesso anno, i tedeschi tornarono a Fonteno per operare un nuovo
rastrellamento, ma i partigiani anche quella volta riuscirono a fuggire. Ma
torniamo sui nostri passi …da qui proseguiamo seguendo il sentiero che
dapprima porta ai piedi del Monte
Torrezzo per poi procedere, con divertenti su e giù, mai faticosi, che
toccano numerosi roccoli posti sul crinale del Monte Sicolo. Discendiamo verso il Monte Boario (Boèr), dove una Cappelletta, la Santella del Boèr, posta in un enorme spazio prativo ricco di
narcisi ci avvisa che siamo al Colle di
Luen, sopra Fonteno, e in poco tempo raggiungeremo il nostro punto d’arrivo.
Ringrazio
veramente di cuore Stefano dell’ANPI di Seriate per la collaborazione in
notizie e la partecipazione in simpatia.