lunedì 21 settembre 2026

 Gita in Trentino: Lago di Andalo e Madonna della Corona


Gita in una famosa valle del Trentino: non ho potuto dire di “Non”! Prima tappa il paese di Andalo: sorge su un’ampia sella prativa al centro dell’Altopiano Brenta-Paganella. Passeggiando per il centro si nota l’intreccio tra tanti edifici moderni e case che richiamano l’architettura tradizionale di montagna, con uso diffuso del legno, balconi e tetti spioventi. Se ti allontani di poco dal centro, cominci a riconoscere l’antico schema dei quattordici masi che costituivano il paese originario. Alcuni, come Maso Doss e Maso Pegorar, sono leggermente staccati dal resto dell’abitato e offrono una vista ampia sulla piana e sulle cime intorno. Poco fuori dal centro si trova uno degli elementi più caratteristici del territorio: il lago di Andalo, uno specchio d’acqua di origine carsica che compare e scompare secondo la stagione e le precipitazioni. Non ha immissari né emissari visibili e il suo livello varia molto: in primavera, con lo scioglimento della neve, raggiunge la massima estensione, mentre in periodi secchi può ridursi notevolmente: oggi è a livello “palude”. Il lago si distende tra il paese e le falde del Piz Galin, ma alziamo gli occhi al cielo per un’occhiata …verso i panorami alti, nuvole permettendo. La Paganella è la montagna che domina Andalo. Raggiungibile in inverno grazie agli impianti di risalita con le sue piste che si sviluppano a diverse quote e con varie difficoltà. In estate le cabinovie restano aperte per chi vuole camminare o semplicemente sostare in uno dei rifugi. Dalle terrazze panoramiche della Paganella lo sguardo corre sulle valli sottostanti e sulle cime di fronte delle Dolomiti del Brenta: cime note come Cima Brenta, Cima Tosa, Croz dell’Altissimo. Via di corsa, (oddio, siamo sul pullman!) verso la Val di Non, cioè verso… I frutteti si sono accesi di rosso e di giallo. È il momento in cui la raccolta delle mele entra nel vivo. Le varietà non maturano tutte insieme: le prime cassette si riempiono già a fine agosto nelle zone più basse, poi il lavoro prosegue per settimane, seguendo l’altitudine e il grado di maturazione dei frutti. E, non tutti lo sanno, delle…patate! E’ giunta l’ora di mettere le gambe sotto il tavolo! “Il Falchetto”, ristorante tradizionale, ci aspetta a Regole di Malosco. Il pomeriggio è dedicato alla visita del Santuario Madonna della Corona a Spiazzi, frazione di Caprino Veronese. Per una più dettagliata “visita” vi consiglio i vari siti di Interdett. Troppe le cose da raccontare, ma voglio fare “due parole”. Il Santuario della Madonna della Corona è un celebre luogo di culto cattolico situato a 775 metri di altezza, letteralmente incastonato nella roccia verticale a strapiombo sulla Val d'Adige. Le origini della costruzione del santuario risalgono a una leggenda locale: racconta del miracoloso ritrovamento di una statua raffigurante la Pietà sull’orlo dell’anfratto roccioso, la quale però sarebbe stata originariamente custodita nell’isola di Rodi. Si narra che per sfuggire all’invasione dei turchi nel 1522 e ai saccheggiamenti dei tesori dell’isola, la statua sia stata trasferita grazie ad un intervento angelico sul Monte Baldo, trovando così riparo dai soprusi. Un gruppo di locali vide una luce illuminarsi e sentì un coro angelico provenire dalla parete rocciosa. Poiché il luogo era difficile da raggiungere si calarono con delle corde per assistere alla spettacolare presenza della misteriosa statua. Si decise di erigere una cappella nel punto esatto del ritrovamento, nella quale porre la scultura. La vicenda divenne molto popolare, tanto che sempre più pellegrini visitarono il luogo. La cappella però, a causa della sua posizione sull’orlo di uno strapiombo, era molto difficile da raggiungere e si decise così di costruire un sentiero, con il famoso Ponte del Tiglio e scavare dei gradini nella roccia, per facilitare il pellegrinaggio. La piccola scultura è in pietra dipinta, del primo Quattrocento e il materiale è della zona. Il luogo dove sorge il santuario era frequentato già dall’XI e XII secolo. Ospitava gli eremiti legati all'abbazia di San Zeno a Verona. Intorno al 1200 è stata documentata la presenza di una cappella dedicata a Santa Maria di Monte Baldo, accessibile attraverso uno stretto percorso nella roccia. Nel 1437 passò all’Ordine dei Cavalieri di Malta, che lo gestirono fino al 1806, quando passò alla Diocesi di Verona. Dal 1480 al 1522 fu costruita una vera e propria chiesetta. Divenne santuario nel 1625, quando i Cavalieri di Malta fecero riedificare la chiesa, che venne poi completata nel 1680. Fu rinominato con il titolo di Santuario della Madonna “della Corona” prendendo il nome dalla forma semicircolare della roccia circostante. Nel 1898 si decise di ampliare il Santuario e fu rifatta la facciata e ridecorata. Nell'Anno Santo 1975 iniziarono dei lavori per la ristrutturazione della chiesa e fu scavato nella roccia per ampliarla. Il santuario fu consacrato il 4 giugno 1978. Una veloce descrizione e veduta del Santuario: la facciata, in stile neo-gotico, è affiancata da un alto campanile. Presenta un portone centrale, affiancato, all’altezza del timpano, da due figure di marmo di Carrara raffiguranti San Giovanni Evangelista e Santa Maria Maddalena. All’interno il Santuario presenta numerose opere, come la statua che raffigura l’Addolorata, collocata nella cappella delle Confessioni. Si trova sotto la chiesa principale ed è collegata a quella superiore attraverso la Scala Santa. Il Santuario è strutturato in tre navate. La parete della navata sinistra e l’abside sono interamente scavate nella roccia. Qui si trovano una rappresentazione della Sacra Sindone e la "Pietra profumata", un marmo intriso di olio di nardo, segno dell'essere cristiano (Cristo significa "unto" dal Signore). La statua della Madonna della Corona è posta sopra l’altare maggiore. Alta 70 cm, presenta l’iscrizione in latino “HOC OPUS FECIT FIERI LODOVICUS D CASTROBARCO D 1432” datando quindi precisamente la statuetta. All’interno del Santuario si trova la sala degli ex-voto, il più antico risale al 1547, oggi chiusa per ammodernamento. Nei pressi del santuario è presente anche il Sacellum Pietatis, ossia un tempietto esagonale. L’edificio si erge nel luogo esatto in cui, secondo la tradizione, fu ritrovata la statuetta della Madonna. All'interno del complesso religioso è presente il Sepolcreto degli eremiti. La scenografia creata sulla parete rocciosa dell'abside della chiesa attorno alla statua della Pietà. È circondata da una corona di spine emanante raggi dorati, da cinque gruppi angelici che volteggiano in un tripudio paradisiaco, simbolo della salvezza data dal sacrificio di Cristo e dal dolore della Vergine Maria. Meritano una grande attenzione anche tutte le belle vetrate istoriate con i misteri del Santo Rosario e la grande vetrata a forma di mezzaluna con le litanie dedicate a Maria Regina. Lungo la strada che scende al santuario le scene della Via Crucis con statue bronzee a grandezza naturale.


























lunedì 14 settembre 2026

 Edo & Galdi
Pizzino, Grasso, Retaggio, Piazza Morandi
Agriturismo di montagna


Le settimane erano pagine di calendario che si staccavano ingiallite dall’albero del tempo. […] Dalle alture si scorgevano i paesi con i comignoli fumanti. A volte Serafina interrompeva il gioco e si fermava a osservare, pensierosa. Silva sospendeva il lavoro e la prendeva sotto il suo scialle. Era sempre calda, la nonna, e profumava di buono, latte di capra, panna fresca. Lo spazio tiepido tra il suo fianco e il braccio che la cingeva era casa. […] Il bambino le prese la  mano e se la posò sotto la guancia, a far da cuscino. Si accoccolò meglio  nel giaciglio e chiuse gli occhi con un sospiro, prendendo sonno poco dopo aggrappato al polso di Serafina. Forse lui ascoltava il battito del suo cuore, mentre lei raccoglieva nel palmo il calore del suo respiro. […] Serafina sentì il freddo della notte raggiungerla attraverso gli spifferi. Non c’erano focolari che potessero scaldarla. Si addormentò su un tappeto tessuto su telai stranieri, ma la tecnica dell’intreccio era la stessa per tutti, da millenni. Tenere assieme i fili, unire ciò che era stato diviso. L’uomo non lo aveva ancora imparato, era meno saggio di un filo.

Tratto da ED E’ UN POCO LA NOTTE E UN POCO L’ALBA di Ilaria Tuti - 2026 - LONGANESI




















lunedì 7 settembre 2026


Gli amici Giuseppe e Claudio mi portano, con una breve camminata, a conoscere una Madonnina un po’ speciale: è stata posta all’interno di una grotta naturale …e fin qui niente di particolare …in una radura nei pressi della misteriosa bicicletta sull’albero …e qui viene la curiosità. Siamo nel territorio di Strozza, chiaramente nella mia valle (Imagna). Nel cuore di Strozza, si trova il borgo di Amagno con numerose costruzioni risalenti all’epoca medievale, tra cui l’elegante casa torre medioevale, alcune case fortificate con tanto di torre ma anche contrade molto caratteristiche e costruzioni in stile rustico. Nella piazzetta del lavatoio, domina la facciata della seicentesca Cà del Maestro, dove si trova la famosa ghiacciaia, con il portone di accesso e l’ampia finestrata del Museo Valdimagnino. Quando veniva l’inverno, il signore del palazzo ordinava di caricare la ghiacciaia o “nevera” con la neve, così nei mesi caldi da Maggio a Ottobre poteva conservare le derrate alimentari disposte sulle mensole al suo interno; in sostanza un freezer naturale. Il Museo Valdimagnino è un piccolo museo, ma con tanti oggetti che aiutano a ricordare le nostre radici e la vita di montagna in valle. Per scoprire la parte più spettacolare di Amagno, occorre inoltrarsi su per l’androne che sottopassa la Cà del Maestro: qui c’è il vero cuore del borgo, una piazzetta lastricata in pietra, sulla quale si affacciano storici edifici, quali l’austera ed elegante casa torre medioevale e la secentesca Cà del Maestro. Ma iniziamo la nostra breve ma bella escursione nel bosco che sovrasta il borgo di Amagno. Partiamo prendendo l’antica mulattiera che sale a Roncola e deviando dopo un po’ per il sentiero che s’inerpica sulla sponda del torrente Pissarola. Dopo alcuni minuti si arriva alla bella radura, un tempo utilizzata come ricovero del bestiame. Qui ci aspetta appunto la “Bicicletta”, appoggiata a un albero tanti anni fa (70?) e poi da questo incorporata nel corso della sua crescita. Non è l’unica cosa da scoprire in questo luogo magico: una minuscola grotta dalla quale fuoriesce, in estate, un soffio di aria gelida e, sul fondo della radura, una piccola sorgente di acqua cristallina e un sentiero che ci porta alla scenografica visione della cascata che precipita a più balzi da un’alta scarpata sul torrente Pissarola. A lato della bici, la Fata del Bosco, una bella scultura in legno. Poco prima di arrivare, s’incontra sul sentiero la Croce del Boscaiolo Emigrante incisa su di un sasso.