Galdino
…‘na tazzulella ‘e cafè in Val Stabina
Il monte Pigolotta è un’anonima cima che raggiunge la quota massima di circa m1500 ma offre una vista panoramica, spesso descritta come un “balcone naturale sulle Alpi Orobie”. Il motivo per il quale vale la pena di raggiungerlo è che in questo periodo i suoi prati sono ricoperti e invasi dai Crocus di colore bianco con sfumature violette e blu. Approfittando quindi, della bella e calda mattinata, salgo a Valtorta, nella Val Stabina, laterale dell’Alta Val Brembana. Posteggiato nel piazzale della Torre dell’Orologio, seguo la strada agro-silvo-pastorale Valtorta-Ornica. Non si può sbagliare! Salendo tranquillo, per i numerosi “strappi”, dopo una curva dotata di ampio slargo per parcheggio delle auto autorizzate al transito, si entra nei prati della Pigolotta risalendo obliquamente, lasciando prima la faggeta e poi l’abetaia. Dalla fitta e alta vegetazione che caratterizza la zona, si entra quindi in una grande radura prativa ondulata contornata in alto da belle baite-stalle in pietra, tipico esempio di architettura alpina orobica da dove la vista spazia su alcune belle cime delle Orobie, dal lontano Menna ai più vicini Baciamorti-Aralalta, Sodadura, Cima di Piazzo, Cornetta, Corna Grande ...tutte ancora belle bianche!. Man mano che salgo per i prati, mi si presenta una modesta distesa di Crocus bianchi, viola e lilla, e di fiori di Scilla bifolia o silvestre blu-violetti ancora non al massimo della loro crescita-fioritura. Mi godo comunque i fiori presenti, mentre splende un caldo sole. Raggiungo la graziosa stilizzata Cappella (datata 24 settembre 1972), dove i fiori, qui si in gran quantità, ricoprono e colorano i dossi circostanti. Mi pare di capire che tra una settimana lo spettacolo delle fioriture sarà più esteso. Mi godo un po’ di riposo attardandomi a passeggiare sui prati e a curiosare fra le baite. Rientro quindi a Valtorta per il meritato pranzo, contento di avere rigoduto questo gioiello fiorito del Parco Regionale delle Orobie, anche se non come nel 2022 quando avevo ammirato un “unico enorme tappeto fiorito”. Comunque, anche quest’anno mi ha offerto uno scenario spettacolare, tanto da riempire i miei occhi con tutte le loro sfumature. Sulla via del ritorno, breve sosta “forzata” a Cassiglio per godere dell’affresco della Danza Macabra: una lunga teoria di figure, dal papa, all’imperatore e al contadino, accompagnate singolarmente dai loro scheletri. L’opera, viva per la capacità pittorica e ricca documentazione dei costumi del tempo, richiama la simile Danza di San Virgilio a Pinzolo ed è lavoro di Cristoforo III Baschenis il Vecchio che la realizzò a fine del 1500.


