lunedì 31 agosto 2026

 Edo e Galdi 


“Chissà quante parole contiene ogni libro”, aveva aggiunto Lando. 
“Migliaia, milioni” aveva detto il professore. “Ma più che la quantità conta lo loro qualità, che è merce rara. Solo i grandi scrittori le sanno scegliere con cura, una per una, e metterle nel posto giusto per costruire una frase, ogni piccola frase, e così permettere ai nostri pensieri di trasformarsi in emozioni, ricordi, speranze, timori, o semplicemente curiosità. L’importante è che tutto questo faccia crescere la voglia di sapere. Anche quando si parla bisognerebbe fare così, ovvero scegliere con cura le parole da dire. Giovane Basilio, la vedo imbambolato; a cosa sta pensando?”.
“Al domatore di rondini”, aveva risposto lasciando tutti a bocca aperta.
“E chi sarebbe, esattamente?”.
“Una volta siamo andati fino ad Asti e in una fiera ho visto un uomo che giocava con diversi animali e tra questi, su un filo che aveva steso sopra il suo carrozzone, c’erano anche le rondini. Lui faceva dei piccoli fischi e le rondini si spostavano con un saltello da una parte all’altra. C’era tanta gente a guardare, e lui a un certo punto ha spiegato che stava insegnando a questi uccelli  a trovarsi una giusta posizione nella fila, perché solo così, all’arrivo del primo autunno, avrebbero trovato il modo migliore e il coraggio necessario per spiccare il loro volo verso sud. Le parole sono come le rondini”.

Tratto da LA LUCE DEL PRIMO MATTINO di Franco Faggiani - 2026 - Fazi Editore




















lunedì 24 agosto 2026

 BIBLIOSTERIA CA' BERIZZI

"Chissà se esiste davvero la volta giusta. Forse, più che giusta deve essere nostra".
Testo tratto da LA VOLTA GIUSTA di Lorenza Gentile - 2025 - Feltrinelli

"Stare soli non è poi così male" ammetto. "Hai ragione tu". E' così. E' proprio così. Almeno non si è costretti a adattarsi, cambiare, interpretare, lasciar correre, dipendere, abbozzare, discutere... Ci risparmiamo un sacco di verbi. E non si rischia niente. Io non voglio più rischiare. Voglio soltanto stare in pace. E che cos'è la pace se non essere chi siamo senza per questo doverci vergognare o dover chiedere scusa a qualcun altro? Scusa se sono un'entusiasta, se mi appassiono ai sogni, se credo nelle cose e nelle persone, se faccio battute che a volte non fanno ridere. Se vedo il mondo a modo mio. Scusa tanto.
















giovedì 6 agosto 2026

 Edo e Galdi
"Sapere di non saper è un buon punto di partenza".


Un giro ad anello semplice e suggestivo, tra borghi storici, boschi silenziosi, il ritmo rilassante del torrente Val Grande, ai piedi del selvaggio Monte Sornadello.

Posteggiamo comodamente nel grande Piazzale del Palazzetto dello Sport (zona ospedale) di San Giovanni Bianco, punto di partenza ideale per un’escursione immersa nella natura. Anche perché quasi tutti i posteggi sono limitati a un’ora di sosta, ...qui no! Attraversiamo il Ponte Vecchio e seguiamo le indicazioni per Cornalita, piccola frazione arroccata sul versante della Val Grande. Seguiamo la vecchia mulattiera acciottolata che, tagliando la strada asfaltata, permette di catturare inquadrature sui monti della media valle con i versanti punteggiati da alcune frazioni e su San Giovanni Bianco, dominato dal maestoso Monte Cancervo. Un percorso piacevole che sale tra prati, boschi e muretti a secco. Giunti a Cornalita, piccolo grazioso nucleo rurale dove il tempo sembra scorrere più lentamente, proseguiamo per trasformare l’escursione in un giro ad anello. Ci fermiamo, ma non si può fare a meno, alla chiesa costruita intorno all’anno Mille e ritenuta la chiesa più antica di San Giovanni Bianco, dedicata al Corporis Christi. Il ciclo pittorico del portico esterno, (una vera meraviglia!) e gli affreschi della cappella dedicata alla Beata Vergine Maria, tutti del XV secolo sono da vedere assolutamente!.  Superato il borgo, una freccia indica “Val Grande”: inizia il bel sentiero che si snoda completamente nel bosco. Quello basso scende lungo il torrente mentre quello alto, il nostro, segue un percorso sterrato che costeggia il torrente della Val Grande, entrando in un ambiente fresco e ombreggiato, ricco di vegetazione e del suono costante dell’acqua. Scavalcato il torrente tramite un ponticello, il sentiero si allarga trasformandosi in tratturo. Passiamo per le “Terre Rosse”, sfiorando la sorgente “Acqua della fame” (chiamata così dai nostri nonni che, andando a fare il fieno o la legna, si fermavano ad abbeverarsi. Una volta giunti a casa, avevano una fame tremenda e…). Lasciato un bosco di castagni, usciamo improvvisamente in un prato, ol Rocol del Fred, godendo una bella vista panoramica su San Giovanni Bianco. Rapidamente siamo in zona Fuipiano al Brembo Infiliamo il sentiero che ci permette di arrivare alla Ciclovia della Valle Brembana ricavata sul sedime della vecchia ferrovia. Ora non resta che attraversare il Ponte dei Frati (1690-1699), ritornare al nostro posteggio guardandoci intorno alla ricerca di un posto dove mettere in movimento …i muscoli della bocca!. Dopo tutto abbiamo anche noi bevuto dalla sorgente Acqua della Fame.