venerdì 5 giugno 2026

 Edo & Galdi
"...il più perfetto dei suoni: il silenzio."


“E mò?”.
“Devi dire: e adess?”.
Fainella (carabiniere, molisano) ci provò: ”E adess?”.
“Sifulum”, gridò Pagnoncelli (Guardia di Pubblica Sicurezza, bergamasco) scoppiando a ridere come un bambino.
“Ma che stai a fa, pare il momento de scherzà?”.
L’altro alzò le spalle continuando a ridacchiare: “Boh, lo dice sempre un mio zio che è andato a lavorare a Gorgonzola
perché dice che fanno il tram a vapore. Mi fa sempre ridere”.

Tratto da MORTE IN PENOMBRA di Fabio Paravisi - 2026 - Bolis Edizioni.





















domenica 31 maggio 2026

 Edo & Galdi

Innanzitutto, dove ci troviamo? La Cascata del Cenghen sorge nel cuore del Gruppo delle Grigne nel comune di Abbadia Lariana, delizioso paese sulla sponda orientale del Lago di Como. Le montagne di Lecco sono molto variegate: da un lato offrono cime famose e importanti, come la Grignetta o il Grignone, per gli escursionisti più esperti; dall’altra ci sono anche molte camminate semplici e alla portata di tutti, ma non per questo meno belle. È questo il caso del sentiero per la Cascata del Cenghen da Linzanico, località di Abbadia Lariana. E’ il sentiero più classico e frequentato, molto facile e non presenta difficoltà tecniche specifiche: la passeggiata si svolge per lo più nel bosco.

L’affilatura della falce col martello, da sempre attirava e incuriosiva i ragazzini, specie i maschietti. Sisto aprì l’incastro e staccò la falce dal manico, poi prese uno strano martello leggermente curvo e si sedette davanti a un ceppo su cui era piantato una specie di piolo. Come era uso fare, comincio a spiegare:
“La falce fienaia, che noi solitamente chiamiamo ranza - nome che credo derivi dal paese in cui vengono fabbricate, ma che molti qui in Valtellina chiamano folscèla, giù nel milanese fer e con tanti altri nomi ancora - viene usata per tagliare l’erba e il fieno. Si adopera con entrambe le mani, a differenza della falce messoria, che serve per il frumento. Deve essere affilata col martello per limitare il consumo, dato che usando una mola si abraderebbe la lama ogni volta, riducendone così la durata. La piccola incudine su cui viene battuta, chiamata piantola, o chegnöl, e con molti altri nomi a seconda dei posti, ha una specie di sperone su cui si deve martellare per conficcare la piantola in un ceppo o per terra, in modo che la superficie su cui si batte la lama non subisca la minima deformazione. Anche il martello non va usato per fare altre cose, ad esempio piantare i chiodi, affinché la sua superficie sia sempre perfettamente liscia”.
Senza aggiungere altro, sotto lo sguardo interessato dei bambini, Sisto iniziò il lavoro di battitura della falce. Terminata la parte superiore in circa un quarto d’ora, diede una martellata più leggera sulla parte inferiore. Dopo altri cinque minuti si alzò, prese la pietra per la levigatura da un corno pieno d’acqua, la passò con movimento delicato sulle due parti del filo della lama, quindi incastrò nuovamente il manico della falce.

Tratto da PACI’ PACIANA di Marina Assanti e Stefano Cattaneo - 2020 - Editrice Velar.

















lunedì 25 maggio 2026

 Galdino, El Nino
e gli amici della UOEI


Toh! Guarda chi c’è: El Nino! Era da un bel po’ che non ti facevi sentire! Daiii! Unisciti a noi”. Con un amico in più (ma, conoscendolo, mi sa che oggi ci farà morire!), dal Passo della Presolana, seguiamo l’indicazione per il Salto degli Sposi. 

La leggenda narra che Maximilian Prihoda, musicista polacco, e Anna Stareat, nota pittrice, vennero a trovare dei parenti nei pressi del Passo della Presolana e si innamorarono di questi luoghi tanto che decisero di viverci stabilmente. Riuscirono ad ambientarsi immediatamente con la gente del posto ed erano soliti passare le giornate in questo punto panoramico dove trovavano le ispirazioni per i loro lavori. Un giorno, senza un apparente motivo, i due decisero di buttarsi, abbracciati, nel dirupo per sancire il loro amore in eterno e, da quel giorno, questo luogo è chiamato “Salto degli Sposi” per ricordare questa coppia ben voluta da tutti.

Il percorso ci porta alla località̀ Castello Orsetto e a raggiungere il Colle Vareno (in estate una delusione pazzesca … certo che in inverno…), ai piedi degli impianti di risalita del Monte Pora. Superato il piccolo laghetto artificiale, il percorso prosegue portandoci sul Monte Scanapà per ridiscendere, godendo di una splendida (!) vista sulla Conca della Presolana, e ritornare al punto di partenza di questa lunga escursione. Il sentiero, utilizzato per secoli dai carbonai, univa diversi siti di produzione del carbone ottenuto dalla legna (carbonaie) e consentiva di trasportare il materiale al Passo della Presolana, per essere poi trasferito in Val di Scalve. L’antico utilizzo del percorso ne ha definito il nome usato tutt’oggi; chiamato anche “Grand’Aral”, è un percorso ad anello,  piuttosto lungo, che porta a fare il periplo dei monti Lantana e Scanapà.

Se dal punto, mio personale, di vista escursionistico è stato un bel giro completamente immerso nella natura, dal punto di vista, mio personale, fotografico è stata una “boiata pazzesca”: strada sterrata/bosco, sentiero/bosco, prato, sterrata sassosa, …panorami assenti e quei pochi “annebbiati” dal caldo, …la regina Presolana coperta da nuvole scure e nebbia,… andrà senz'altro meglio la prossima volta!