lunedì 9 febbraio 2026

 Edo & Galdi


Io, come un cavaliere errante, e il mio fido scudiEdo alla scoperta delle sculture di legno della Cascina Rigurida, del piccolo nucleo di Tassodine e di due protagonisti del territorio: il Merlot e il Pinot Nero. Posteggiamo i cavalli (della macchina!) al Parco Serraglio/ Museo Alpini di Carvico e, guardinghi, ci inoltriamo nei territori sconosciuti di Villa d’Adda. In località Alzata, ci sbarra la strada Grandone, ma i suoi muri a secco non ci impediscono di proseguire. La vista comincia a diventare spettacolare: queste immagini mi aprono il cuore come al pensiero della mia adorata donzella. Questo primo verde, i primi fiori di primavera, il vecchio lavatoio, la sorgente di acqua sorgiva, … in cuor mio spero che rimangano sempre così’. Passiamo indenni dall’inizio del sentiero che porta in Valorca: una leggenda narra che i nonni e le nonne la raccontavano ai bambini che non dormivano …che veniva l’orco da Valorca a mangiare i loro piedini. Beh, poi noi siamo passati al lupo cattivo no?. Imbocchiamo il Sentiero delle Sculture in un bel bosco di castagni, dove s’incontrano i vecchi muretti a secco, unici nel loro genere e da anni immobili venuti ultimamente alla luce dopo le recenti pulizie del bosco. Proseguiamo e man mano che saliamo, la pianura si fa sempre più grande. Arriviamo a Tassodine, un vecchio borgo, oramai in disuso dagli anni ’70. Il nome evoca l’antica presenza dei tassi, animali notturni da cui deriverebbe il toponimo. Era una delle numerose località di Villa d’Adda, non a caso detto “Ela spantegàda” ovvero Villa “sparpagliata”. Nel 1567 si contavano sette fuochi (nuclei famigliari) e due cognomi oriundi valdimagnini: le antiche casate bergamasche dei Locatelli e dei Rota (erano miei avi?). Illustri famiglie che, durante il secolo XIV caratterizzato dalle dispute tra Guelfi e Ghibellini, furono costrette ad abbandonare i propri luoghi di origine in Valle Imagna. Furono trovati dei reperti storici risalenti all’epoca del mio amico Federico Barbarossa, come un camino con disegnati un sole e le Alpi mentre, nei sentieri, sono stati trovati dei sassi con delle croci celtiche. Tutte le famiglie bergamasche di contadini portavano a far benedire alla Chiesetta i bachi da seta appena nati, sperando di ottenere una produzione perfetta. Infatti, la chiesetta venne anche soprannominata “Madonna della Seta”. Il vigneto è lambito da castagne, noci e ciliegie; mentre sulla parte del crinale da querce centenarie. Qui troviamo l’Azienda Agricola Tassodine, con una cantina, dove conserva i vini prodotti proprio sul posto. Il signor Giuseppe (Magni), gentilmente, ci spiega tutto sul suo sistema di vinificazione e ci fa visitare la sua piccola ma produttiva azienda. Il terreno è costituito da argilla e arenaria le quali favoriscono la crescita delle piantine di Merlot e di Pinot Nero. Le barbatelle (una talea, margotta o propaggine della vite che ha emesso la “barba”, ossia le radici) provengono dalla Borgogna in Francia, con un portinnesto molto debole per poca quantità e buona qualità. Circa ottomila piante in un ettaro di superficie capaci di dare a pieno regime una bottiglia di Merlot per pianta e una bottiglia di Pinot Nero ogni tre piante (grappoli più piccoli!): la regola sacrosanta per produrre vino di alta qualità. Dalla primavera si possono degustare i vini con formaggi e salumi locali. Da ritornare sicuramente!

























Nessun commento:

Posta un commento