domenica 5 luglio 2026

 GALDINO
“Scherzare è un bel sentimento, ci concede la facoltà di dire qualsiasi cosa.
Perfino la verità”.


“Ma dimmi ancora delle mimose. A cosa servono?”.
“Fiori, rametti e alcune cortecce giovani delle mimose vanno a finire nelle distillerie, nelle farmacie e nei laboratori, dove vengono trasformati in polveri e unguenti curativi. Oppure, lavorati in diversi modi, mescolati con altri fiori, danno vita alle essenze profumate. Come appunto fanno a Grasse (N.d.R. Costa Azzurra, Cannes, Francia), che è considerata la città degli aromi, molto apprezzati dalle madame di città”.
“Dove ci saranno state belle donne, immagino!” dissi ridendo e ancora un po’ stupito per queste sue storie.
“Belle? Magari! Il più delle volte mi sono capitate delle madame di aspetto…insomma, davvero brutte, che speravano di diventare più leggiadre, più corteggiate, cospargendosi di fragranze. Avrebbero voluto essere come certi fiori cui basta il buon profumo per essere apprezzati e coltivati con cura, invece…Però c’è poco da dire, merda e fiori sono spesso andati d’accordo, e non solo in mezzo ai pascoli, ma anche qui”.
“Che c’entra la merda?”, domandai di nuovo stuzzicato.
Grasse, molto, molto tempo fa, era famosa per la pelle degli animali. La scarnificavano, la pulivano, la ammorbidivano, la tingevano e la usavano per mille cose. Uno dei prodotti più richiesti era il pellame per fare i guanti, che doveva essere leggero, duttile, flaccido addirittura, per poter essere cucito con filo sottile. Sai come facevano a rendere flaccida questa pelle così preziosa? Cospargendola abbondantemente con la cacca dei cani e degli uccelli, che sembra contenga sostanze chimiche adatte a renderla morbida, quasi vellutata. Pensa, c’era pure chi, di mestiere, andava in giro a raccogliere…”.
“Ma tu mi prendi in giro”.
“Lo giuro…no, i merdareul, i merdaioli, c’erano davvero. E non erano certo gentaglia ma fior di esperti nella raccolta. Il fatto però era che l’odore di merda rimaneva impregnato nella pelle dei guanti e così la puzza si spalmava anche sulle mani. Immagina la scena: la regina appena tornata a casa da un lungo viaggio si toglie i guanti e porge il palmo destro a suo marito o al cardinale che le fa il baciamano. Te la vedi la faccia di questi qui?”.
“E come…?”.
“Per fortuna qui a Grasse, ormai tre o quattro secoli fa, qualcuno, non si sa se per combinazione o per altro, immerse i guanti e le pelli che venivano usate per i vestiti in un’essenza profumata che qualcun altro aveva ottenuto mescolando erbe, fiori, bacche, resine, spezie, miscugli di miele e vino bollito. Le cose insomma andarono meglio, rimasero addosso e nell’aria degli odori meno sgradevoli e così i profumi vennero sempre più selezionati, fatti con accuratezza, raffinati, fino a diventare dei prodotti venduti a parte. Ormai la pelle qui è sparita da tempo ma i profumi sono rimasti e sono molto ricercati”.

Tratto da L’INVENTARIO DELLE NUVOLE di Franco Faggiani - 2023 - Fazi Editore
























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