venerdì 12 febbraio 2021

 11 febbraio 2021
GALDI del GIOVEDI' GRASSO
Giro di qua…giro di la…giro in Google! La mia attenzione viene “frenata” da un storia. 
Decido allora di approfittare della bella e calda giornata di sole, di farmi una bella scorpacciata di vitamina D
e di farvi leggere questo bel racconto di Paulo Coelho.
Vado ad accendere...
...il nostro vicino (insomma! ↔ km12.360 ↑m544 ↓634) Santuario di valle: un personale pellegrinaggio, fisico e fotografico.



































In una stanza silenziosa c’erano quattro candele accese. 
Le quattro candele, bruciando, si consumavano lentamente.
Il luogo era talmente silenzioso che si poteva ascoltare la loro conversazione.
La prima diceva:
«IO SONO LA PACE, ma gli uomini non mi vogliono, preferiscono la guerra: penso proprio che non mi resti altro da fare che spegnermi!»
Così fu e, a poco a poco, la candela si lasciò spegnere completamente.
La seconda disse:
«IO SONO LA FEDE, ma gli uomini non ne vogliono sapere di me, preferiscono le favole; purtroppo non servo a nulla, non ha senso che io resti accesa».
Appena ebbe terminato di parlare, una leggera brezza soffiò su di lei e la spense.
Triste, la terza candela a sua volta disse:
«IO SONO L’AMORE non ho la forza per continuare a rimanere accesa. Gli uomini non mi considerano e non comprendono la mia importanza.
Troppe volte preferiscono odiare!»
E senza attendere oltre, la candela si lasciò spegnere.
Un bimbo in quel momento entrò nella stanza e vide le tre candele spente.
«Ma cosa fate! Voi dovete rimanere accese, io ho paura del buio!» E così dicendo scoppiò in lacrime.
Allora la quarta candela, impietositasi disse: «Non temere, non piangere: finché io sarò accesa, potremo sempre riaccendere le altre tre candele:
IO SONO LA SPERANZA».
Con gli occhi lucidi e gonfi di lacrime, il bimbo prese la candela della speranza e riaccese tutte le altre.

Tutti attraversiamo momenti di sconforto, talvolta anche molto profondo;
anche quando sembra che tutto sia perduto,
non dimentichiamo che c’è sempre qualcosa da cui possiamo ripartire…

mercoledì 3 febbraio 2021

 GALDI - 2 febbraio 2021

"Alla Candelora se nevica o se plora
dall'inverno siamo fora.
Se la neve vai a pestare
ancora per un mese lo potrai fare".


Il SANTUARIO DELLA SACRA FAMIGLIA DI NAZARETH si colloca a quota m1230, nel comune di Palazzago, sul Monte Linzone m1392, balcone panoramico su colli e pianura fino agli Appennini e alle Alpi da un lato e verso valli e monti dall'altro con panorama sulla Val San Martino sottostante. Qui il panorama si apre a 360°. La rustica chiesetta è una struttura spoglia, rettangolare, in pietra locale, sormontata in fronte da un lineare campaniletto pure in sassi a vista. Fino a pochi anni fa era una comune stalla di montagna per il ricovero degli animali in alpeggio. Fu poi abbandonato e fu invasa dal degrado. Attorno al 1990, un gruppo d’intraprendenti volontari (Alpini, Scout, Cai) maturò un’idea ardita: recuperare il manufatto, consolidandolo per destinarlo al culto della Santa Famiglia di Nazareth. L’intervento di recupero, tuttavia, si rivelò più impegnativo del previsto a causa della precarietà dell’edificio, privo di fondamenta. Lo si volle comunque ricomporre nella sua tipica struttura contadina; fatica resa ancor più ardua dalla mancanza di strada, corrente elettrica e acqua potabile. Il 20 agosto 1994, l’opera di ricostruzione poteva ritenersi sostanzialmente compiuta e il Vescovo di Bergamo, Monsignor Roberto Amadei, saliva sul monte per benedire il nuovo Santuario. Lo volle dedicare alla Sacra Famiglia di Nazareth, nell’anno internazionale della famiglia, a perenne memoria e protezione, come ricorda la lapide a lato della facciata. Quattro anni dopo, l’11 ottobre 1998, era inaugurato anche il piccolo campanile sovrastante, la facciata, con due squillanti e argentine campane di fine settecento, dismesse dal Santuario di Sorisole. Gli alpini di Palazzago ne furono gli artefici e ne divennero i fedeli custodi. Nel frattempo, anche la baita antistante, a pochi passi dal tempio, fu riadattata e arredata a luogo di accoglienza, con circa venti posti letto, la cucina e alcuni spazi di servizio. Il Santuario divenne in breve meta di sempre più numerosi pellegrinaggi e luogo di preghiera e incontro per tutti i fedeli.