giovedì 23 dicembre 2021


Quella del presepe è una delle tradizioni che ancora sopravvivono nel tempo, in grado di non invecchiare mai nonostante gli anni che passano. Lo sanno bene i volontari del “Gruppo della Combriccola” di Sant'Omobono Terme, da una vita dediti alla manutenzione volontaria dei sentieri del territorio, e che anche quest'anno hanno adornato con piccoli presepi, costruiti minuziosamente a mano, il breve sentiero in falsopiano che dalla località Grumello, a Mazzoleni di S. Omobono Terme, porta al Santuario della Cornabusa.
“Il sentiero dei Presepi”, così è stato battezzato simbolicamente, ne ha davvero per tutti i gusti: dalle minuscole casette appese agli alberi alle tradizionali statuine immerse nel muschio fresco.
“L'idea è nata da una signora che abita al Piazzo (località nella frazione di Cepino) spiega Francesco Roncalli, che fa parte del Gruppo di volontari. C'era un albero sradicato e mi ha proposto di realizzare per lei un presepio a richiesta, fornendomi le statuine. Da lì è partito tutto: ne abbiamo fatto un altro e un altro ancora, poi si è sparsa la voce e pian piano chi ha la passione dei presepi mette il proprio piccolo segno. È una cosa simpatica. Sono cose semplici, piccole: speriamo che l'iniziativa prosegua e che diventi nel tempo anche una tradizione simpatica per il Sentiero verso la Cornabusa”.










































venerdì 17 dicembre 2021

 EDO & GALDI - 16 dicembre 2021

DISTANZA km9,250 - DISLIVELLO m545 in salita, altrettanti in discesa

Quella di San Genesio, è una bella escursione che si snoda interamente nei boschi del Monte di Brianza. Non richiede un grande impegno fisico: molto frequentata specialmente nel periodo autunnale per la raccolta delle castagne. Ce ne sono davvero tantissime!
E’ una montagna delle Prealpi lecchesi, suddivisa in tre cime: Monte Regina, Monte Crocione e San Genesio. Esso fa parte del Parco Regionale di Montevecchia e della Valle del Curone.
Il sentiero che vogliamo fare parte a Mondonico, frazione del comune di Olgiate Molgora. Lasciata l’auto si imbocca la via che passando sotto l’Arco di Mondonico, resto di un castello rurale, ci porta nei pressi dell’ex Mulino Tincati: qui si trovano le indicazioni ed s’inizia quindi il percorso.
L’abitato di Mondonico ha origini lontane; sorse, probabilmente, intorno all’anno Mille; divenne noto come “Borgo degli Artisti” per aver ospitato alcuni paesaggisti come Emilio Gola, Aldo Carpi ed Ennio Morlotti. Il paese offre un itinerario tematico per conoscere tali pittori e le loro opere, attraverso pannelli disseminati nei vari angoli del paese.
L’itinerario si snoda lungo il torrente nella sua parte iniziale, fra boschi lussureggianti a prevalenza castagni. Lungo il percorso, che porta a Campsirago, frazione di Colle Brianza, il sentiero sale a gradoni fino a sbucare nel grande parcheggio del paese.
Arrivati al borgo di Campsirago non si possono non ammirare gli spettacolari paesaggi sulla vallata. Questo paesino agricolo venne abbandonato dai residenti per poi diventare meta degli hippy provenienti da tutta Europa. A partire dagli anni ‘90 Campsirago è stato riqualificato, dando nuova vita al borgo; alcuni edifici restaurati sono testimonianza di una località che rivive, senza abbandonare le forti radici storiche. Ad esempio è possibile osservare un portale, il lavatoio ed il pozzo; la chiesa di San Bernardo, invece, è in attesa di essere messa in sicurezza e ristrutturata.
Proseguendo sul sentiero arriviamo al vecchio convento, oggi restaurato, di San Genesio. Panorama sul Resegone, sulla Grignetta, sul lago di Olginate e sull’Adda. Ritorniamo sui nostri passi fino a Campsirago per il pranzo alla “Stala del Rè”: “sentito” il sole bello caldo si mangia all’esterno (16 dicembre!!) con tagliatelle al ragù di capra. Deliziose! Per il ritorno, una lunga discesa ci farà giungere all’abitato di Mondonico; attraversato il borgo, si raggiungerà quindi il punto di partenza per completare il giro ad anello. Passeggiando per il paese è possibile ammirare la splendida in Villa Maria, costruita tra il Sei e il Settecento. Ca’ Riva è il luogo dove trovò rifugio il pittore ebreo Aldo Carpi, sfollato da Milano. Arrestato venne deportato a Mauthausen, ma riuscì a sopravvivere e tornò in Italia, nominato direttore dell’Accademia di Brera.
















 Mi ricordo la precedente escursione con gli amici della UOEI: era il lontano maggio 2016...tutta la grigliata per me!!!