domenica 19 giugno 2022

 GALDI - 19 giugno 2022


Pota! Oggi un breve (!) giro nella Valle dei Cinque Campi: lascio i cavalli (della macchina) in garage per andare dai cavalli della Scuderia della Valle. Poche parole, fa troppo caldo: è il solito giro tranne un paio di deviazioni, dettate dal momento, per l’erba troppo alta (dopo il covid …le zecche!) e per vedere due vecchissime tribuline. La scuderia si è molto allargata con nuovi recinti e tanti nuovi ospiti. Io ve la consiglio: prenotate per il pranzo! Pota!




















venerdì 17 giugno 2022

 EDO & GALDI - 16 giugno 2022

Due possibilità': stare a casa con il condizionatore “sparato” al massimo oppure lasciare la macchina al Ponte della Lavina (Vedeseta). Due possibilità: arrivare solo alle sorgenti del torrente Enna oppure andare a pranzare dagli amici di Morterone. Il percorso è “pianeggiante”, facile e ombroso e bordeggia il corso dell'Enna, ora discostandosene appena e ora sfiorando il corso d'acqua. Si incontra il primo ponte, in ferro e in cemento realizzato dopo il 1954 dalla Società Orobica, che permette di superare l'affluente di sinistra, il torrente Bordesiglio. Si giunge al secondo ponte, in ferro, sulla Rémola, che ci riporta sulla sponda destra dell'Enna. Dopo il ponte, ben segnalata, una lieve deviazione porta all'Acqua Rossa, una sorgente ferruginosa che sgorga proprio di fianco al corso del torrente. Ripresa la strada, si è al terzo ponte, munito di protezione solo su un lato, che ci ritraghetta in sponda sinistra e, con il sentiero che sale “leggermente”, si raggiungono i piedi della sorgente dell'Enna (decidiamo di vederle con calma sulla via del ritorno!). Lo scenario è di grande suggestione: sotto il sentiero, il gigantesco salto d'acqua con profonda marmitta fluviale del fiume latte (pozz de Fum lacc); a ovest le pareti delle montagne si stringono nella gola della Rèmola, il primo tributario dell'Enna; sul versante di fronte una serie di salti e di cascate che tagliano la ripida roccia e che ci indica la grande caverna seminascosta da cui sgorga abbondante la sorgente dell'Enna. Merita proprio una deviazione, anche se l'arrampicata non è facilissima. Riprendendo il sentiero per Monterone, il percorso comincia a salire decisamente a tornanti, ma poi si spiana e scende a un solido ponticello di ferro e di legno, un tempo più precario (punt de corda), che aiuta a superare il profondo canyon della Rémola. Si esce nei primi pascoli di Monterone: con qualche attenzione ci si cala al fondo della valletta (Enna sèca), la si attraversa e, costeggiando una seconda valletta che scende dal paesino, si risale alla cascina Carigù, nei cui pressi una grossa dolina, purtroppo riempita, rileva l'ingresso a una grotta (büs del Carigù) che ospita rari insetti cavernicoli; da lì una carrareccia porta a Monterone, il comune più piccolo d'Italia, sperso in questa conca suggestiva e solitaria ai piedi del Resegone. Ci si rinfranca presso la trattoria. Due possibilità: pasta all’amatriciana o tagliere di formaggi locali con marmellate. 



























domenica 12 giugno 2022

 GALDI - 12 giugno 2022

Dopo varie escursioni con oggetto terrazzo panoramico sul lago…rivedi foto… complice l’afa?...complice le elezioni (bianca?nulla?si?no?)?...complice il caro benzina?...me ne sto nella mia dolce verde valle. Voglio “picchiare il naso” su di un nuovo sentiero che dai Tre Faggi porta alla Madonna dei Canti passando dal versante opposto dal tradizionale, in altre parole dal versante della Valle Taleggio. Una bella notizia: oggi…”puttanaio” di gente quasi zero! Potenza del governo? Potenza del mare? Certo che i Tre Faggi…a qualcuno piace chiamarli i tre “saggi”, per altri si tratta dei tre “signori”,…dall'alto dei loro m1400, osservano la quotidianità degli esseri umani di un'intera vallata. Rimane sempre un luogo davvero affascinante, sotto tutti i punti di vista, che sia bagnato dalla luce dorata del tramonto o semi-nascosto da una leggera foschia nelle giornate più grigie e cupe. Questi imponenti alberi secolari…non si conosce la loro età esatta, ma si stima possano avere dai 110 ai 120 anni…erano una volta quattro: si dice che furono piantati insieme in quel luogo per creare una zona d'ombra a quegli animali che si avvicinavano per dissetarsi nella pozza d'acqua che si trova proprio di fronte. Nel tempo, uno di loro fu abbattuto e la zona divenne così conosciuta con il nome di “Tre Faggi”, divenendo poi un simbolo culturale e naturalistico dell'intera Valle Imagna. In tempi recenti, però, l'attenzione si è concentrata sulla loro salute: a preoccupare è soprattutto una cavità nel tronco di uno dei tre alberi, che ha richiesto l'intervento della Comunità Montana Valle Imagna per l'accertamento della sua eventuale pericolosità per chi raggiunge la zona. La risposta è stata positiva: nessuna malattia sta minando alla salute degli alberi e le cavità non sono motivo di preoccupazione. Gli imponenti “Tre Faggi” potranno troneggiare ancora per molto tempo su tutta la Valle Imagna.