mercoledì 16 settembre 2015

U.O.E.I. - Sezione di Bergamo
20 SETTEMBRE 2015
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      ------------------------------------------------------------------ Sondrio
I tre giorni di ferie dal blog, in cui ho ultimato il mio Calendario 2016, mi hanno fatto veramente bene...
diciamo come la Dolce Euchessina...mi sento più libero!

"Su per il lago di Como di ver la Magna è valle di Ciavèna, dove la Mera fiumine mette in esso lago; qui si truova montagne sterili et altissime con grandi scogli...qui nasce abeti, larici et pini, daini, stambuche, camozze e terribili orsi, non si può montare se non a quattro piedi". 


Si parte da Novate Mezzola, paese posto all'imbocco della Val Chiavenna, e, prendendo il sentiero Roma, saliamo nel conoide alluvionale della valle. Ecco i giocatori di scala 40...ma oggi la partita finisce a...2600 gradini!!


Una bellissima mulattiera larga, scalinata e incisa nel granito, che sale, nel primo tratto, con diversi tornanti, in un bosco di castagni.


E' la Mulattiera delle Scale: 2600 gradini, uno più, uno meno, giustificano la denominazione.



La salita è tosta con gradini irregolari, ma il panorama comincia a delinearsi in tutta la sua bellezza.



Molte cappellette e qualche cascinale abbellite con pregevoli affreschi che il tempo, piano piano, sta inesorabilmente cancellando.


Il paese di Codera appare all'improvviso: sembra vicino ma, purtroppo, è solo un effetto ottico.


A qualche centinaia di metri dal paese il piccolo cimitero: una scritta posta sulla parete all'ingresso della sua bellissima cappella, datata 1876, ci ricorda che...
ciò che noi fummo un dì
voi siete adesso.
Chi si scorda di noi
scorda se stesso!


...2575...2576...2576...ancora pochi gradini ed ecco, infine, apparire l'imponente campanile di Codera dedicato, dal 1764, a S. Giovanni Battista, staccato dal corpo della chiesa.


In attesa del pranzo all'osteria alpina gestita dalla signora Elena visitiamo il piccolo centro e il suo museo etnografico.

















Cosa abbiamo mangiato? Siamo stati leggeri: pizzoccheri e, leggete parola per parola, tagliatelle di pasta fatta in casa con castagne e funghi.


Lasciamo Codera, dove...il tempo si è fermato, e ritorniamo seguendo il Tracciolino: un sentiero che è stato costruito negli anni 30 con lo scopo di trasportare, con l'aiuto di piccoli vagoni, del materiale atto a ricostruire la diga Val Codera.



Risaliamo il vallone attraversando il fiume su due splendidi ponticelli. Sono le ultime "scalette": e poi per un lungo tratto il sentiero è pianeggiante e segue la linea della montagna.


Scendiamo a S. Giorgio attraversando enormi massi erratici: la sua piazzetta, con chiesa e campanile, ma soprattutto la sua fontana d'acqua freschissima ci attende.



Il sole sta tramontando e, con i suoi raggi, crea spettacolari riflessi sul lago.




"Tramontiamo" anche noi verso il sottostante punto di ritrovo.


A proposito: in alcuni punti ho dovuto rimboccarmi le maniche per allargare il sentiero: certo!...con tutto quello che qualcuno...vero Andrea!.... aveva mangiato...non ci passava!


Un bellissimo affresco, catturato dall'occhio, a Codera.

lunedì 14 settembre 2015

U.O.E.I - Sezione di Bergamo
13 SETTEMBRE 2015
Dal Colle di Monginevro (m.1850) a Oulx (m.1078)


Oggi S. Sereno non ci ha degnato di uno sguardo. Partiamo dal Colle di Monginevro
(e pensare che Mons Matronae è un suo superiore) quasi tutti: una quindicina di escursionisti
preferiscono rimanere sul pullman....


...nonostante la mia unghia metereologica annuncia il cambiamento nel giro di un paio di ore...
e poi...daiii...non abbiamo sempre preso la pioggia...daiiiii....


Passando davanti alla bella chiesa di Clavière, centro turistico e sciistico, un pensiero va alla Madonna della Cornabusa: oggi è la sua festa!



Arrivati alla chiesa di San Gervasio il tempo è in miglioramento e cominciamo a levarci la mantella.



Non ci credete: basta...guardarsi indietro!!
Questo è conosciuto...in sede...come l'azzurro di San Sereno!





Arriviamo allo scenografico Ponte Tibetano: è chiuso per pioggia. Peccato! Qualcuno lo voleva attraversare...
ehiii, non pensate a me!!



Scendiamo nelle gorge di San Gervasio e, seguendo il torrente, andiamo verso il centro abitato di Cesana Torinese.



Sorpresa: la neve fresca è  giunta fin sopra...i tetti! 
Quante balle ...direte voi!
Dopo il pranzo "in panchina" giriamo un pò per questo bel borgo alpino. Intanto ci siamo sono uniti 
con le persone che erano assenti nella prima parte della camminata.
Chissà cosa gli avrà fatto cambiare idea....bohh!




Bellissima la parrocchiale di San Giovanni Battista dominante l'abitato
e caratterizzata dal maestoso campanile in stile romanico.

 
Una sola osservazione ma di poco conto: per me questi agenti immobiliari sono dei veri....cani!!
Non riescono a vendere niente! Ma niente!!


 
Proseguiamo il percorso alternando tratti in salita/discesa su strada sterrata a brevi tratti in pianura su asfalto...



...ma le sorprese non mancano!


Ma la Piera è stata a Parigi? E a Roma? Senz'altro è arrivata a ...metà strada!
Un bacio, Piera!


In località San Marco, la cui chiesetta era già esistente nel 1660, apprendo che il tiglio a fianco della fontana
è datato 1546...e voltes in dré!


In discesa, prima alla parrocchia di Santa Maria Assunta, databile tra il 1050 e il 1060, che da un colle domina l'abitato di Oulx, e al nostro agognato arrivo.


Che bello rivedere il nostro caro Marcello e soprattutto la "comoda" Contessa.
E come dico sempre:" E' bello camminare, ma è altrettanto bello stare seduti".
Alla prossima domenica in Valcodera (andiamo per camminare e non a mangiare pizzoccheri 
e tagliatelle fatte in casa con castagne e funghi).


Un pensiero alla nostra Madonna della valle, la Beata Vergine della Cornabusa.
Ave Maria,...

lunedì 7 settembre 2015

 5 settembre 2015 ore 23.30

 Sotto il Monte - Santuario della Cornabusa


Il percorso notturno riprende il cammino che il papa San Giovanni XXIII percorreva sin da bambino per raggiungere il Santuario della Cornabusa. Si snoda attraverso caratteristici borghi e tratti di antiche strade, per inerpicarsi poi verso la grotta della Cornabusa.
Storici sentieri che custodiscono ancora la memoria di Santi pellegrini, anonimi e conosciuti: San Girolamo Emiliani, San Carlo, San Gregorio Barbarigo, Beato Paolo VI.
I 25 km. di pellegrinaggio vogliono essere il simbolo del cammino di ciascuno di noi e anche l'inizio dell'anno pastorale che la Diocesi di Bergamo dedica alla carità.


"In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda". (Luca 1,39)



Sono le parole con cui vogliamo metterci in cammino per raggiungere quella grotta della Cornabusa così familiare a San Giovanni XXIII tanto da definirla "il Santuario più bello, perchè costruito da Dio e non dagli uomini".
Nella notte, in cammino, sotto le stelle, verso la montagna, per cercare rifugio e conforto in quella "fenditura nella roccia" dove la colomba del Cantico dei Cantici ha fatto il suo nido: è qui che vogliamo sostare per scrutare il Cielo racchiuso in una grotta. Tutto questo lo viviamo perchè percepiamo che il camminare, soprattutto nella notte, è un simbolo dell'esistenza di ciascuno di noi, sempre affascinante perchè misteriosa.
Camminare è vivere, è percepire il tempo che scorre con la vivacità dell'acqua di una sorgente fresca e limpida perchè non ristagna. Il camminare verso la montagna ci fa misurare con le nostre forze, con il peso della fatica, con la passione per la meta; è un pò come quando sentiamo nelle nostre scelte l'irruenza della carità, che mette fretta al cuore e nello stesso tempo insorgono le paure, gli ostacoli e le difficoltà di questa esperienza.
E' la carità che mette le gambe al cuore, che dà la forza ai gesti, che anima i progetti: donne e uomini capaci di carità, non è uno slogan da gridare, ma un cammino, da percorrere con quella intensità e quella passione che la Vergine Maria ci mostra nel Vangelo.



"La nostra vita è un pellegrinaggio. Del cielo siamo fatti. 
Ci soffermiamo un poco qui e poi riprendiamo il nostro cammino" (San Giovanni XXIII).
Seguendo le orme di questo grande uomo che ha saputo camminare lungo le strade del mondo con passo umile, anche noi ci mettiamo in cammino, partendo da dove un giorno, un ragazzino come tanti, lasciò la sua casa per inseguire un sogno. E allora l'augurio che vi faccio è che in questa notte di cammino, possiate ascoltare la voce del vostro sogno.



"Cosa devo fare della mia vita? Cosa mi dice Gesù che devo fare della mia vita? Cosa pensa il Signore per me? 
C'è gioia, pace, carità nel mio cuore, per camminare serenamente?".
Buon cammino.

Francesco Beschi
Vescovo di Bergamo

QUASI IN MILLE, UNA NOTTE IN MARCIA.
Alla fine sono stati quasi un migliaio i partecipanti al pellegrinaggio diocesano notturno partito sabato intorno alla mezzanotte dal "Giardino della pace" a Sotto il Monte con destinazione il Santuario della Madonna della Cornabusa a Cepino in Valle Imagna.


L’arrivo, dopo circa 25 chilometri, era previsto prima delle 7 del mattino, ma lungo il percorso si è accumulato un po’ di ritardo e la Messa presieduta dal vescovo nella grotta è iniziata verso le 8,30.
Già alla partenza da Sotto il Monte i pellegrini erano diverse centinaia, ma a loro se ne sono aggiunti molti altri lungo il percorso.
A salutare i pellegrini c’era il vicario generale monsignor Davide Pelucchi.


"Quando tocchiamo la Croce, anzi, quando la portiamo, tocchiamo il mistero di Dio, il mistero di Gesù Cristo. Il mistero di Dio che ha tanto amato il mondo, noi, da dare il Figlio unigenito per noi. Tocchiamo in mistero meraviglioso dell'amore di Dio, avventura per non solo raggiungere l'uomo, ma che coinvolge l'intera generazione. Tocchiamo la legge fondamentale, la norma costitutiva della nostra vita, cioè il fatto che senza il "si" alla Croce, senza il camminare in comunione con Cristo giorno per giorno, la vita non può riuscire. Mentre ci viene affidata questa Croce, continuiamo a portarla in ogni ambito del nostro vissuto quotidiano, nelle periferie della vita, perchè anche le persone che incontriamo possano scoprire la Misericordia di Dio e ravvivino nei loro cuori la speranza in Cristo crocifisso e risorto! Percorriamo con essa il campo del mondo e contempliamola quale aratro autentico usato da Dio per arare la sua creazione. Progrediamo allora con la Croce sulla strada e lasciamo un solco profondo per la semina del Vangelo".


"Carissimi, affido a voi la Croce che ci farà da guida nel vostro pellegrinaggio al Santuario della Cornabusa. Imparate dall'esperienza di questa notte a seguire, anche sulle strade del vostro quotidiano, la Croce di Cristo, nella quale è salvezza, vita e resurrezione. Tenete fisso, in questa notte, lo sguardo su Colui che dalla croce non smette di amarci e, sull'esempio del santo papa Giovanni XXIII, lasciamo che il silenzio diventi profondo dialogo: "Nelle mie conversazioni notturne ho sempre avuto davanti a me Gesù crocifisso, con le braccia aperte per ricevere tutti". La Beata Vergine Maria, stella luminosa che annuncia il mattino della redenzione, vi accompagni sempre sulle strade della vostra esistenza".


Quindi inizio del pellegrinaggio, che si è snodato sulla traccia "Donne e uomini capaci di carità", dal titolo dell’imminente lettera pastorale del vescovo Francesco Beschi per il nuovo anno pastorale.
Il pellegrinaggio ha seguito il percorso che papa Giovanni XXIII compiva da bambino per raggiungere la grotta: Botta di Sotto il Monte, Mapello, Ambivere, Barzana, Almenno San Bartolomeo, Almenno San Salvatore, Strozza, Capizzone, Bedulita, Cepino.
Ad attenderli il vescovo Francesco Beschi che ha presieduto la Messa.


Affettuose le prime parole di monsignor Beschi davanti alla stanchezza di chi aveva trascorso la notte in cammino: «Cari pellegrini, riposate pure, copritevi bene e anche se vi addormenterete in piedi sarà una bella preghiera che il Signore gradirà ugualmente». 
Nell’omelia è entrato nella profondità del significato di un’esperienza corale vissuta in modo così intenso: «Avete compiuto un pellegrinaggio speciale, impegnativo, freddo e lungo. Avete visto la bellezza della notte e la meraviglia dell’alba, Avete ripercorso le orme di papa Giovanni XXIII per giungere a questo luogo in un santuario creato dalla natura».



Io c'ero! E tu? Dov'eri? In questo caso solo gli assenti hanno torto.
Percorrere una strada di notte da soli è sintomo di paura, di preoccupazione, di timore, di pensieri cattivi.
Ma percorrere la stessa strada in compagnia di tanti "amici" è sicurezza, tenacia, fiducia in un mondo migliore. 
Mi unisco da valdimagnino a Don Alessandro, rettore del Santuario: "Spero con tutto il mio cuore che sia l'inizio di una bella tradizione".
Tutti noi partecipanti speriamo vivamente il realizzarsi di questo, per adesso, sogno.


   

martedì 1 settembre 2015

SETTEMBRE



CAMPIONATO MONDIALE DI ATLETICA LEGGERA
PECHINO 2015
Dalla "Gazzetta dello Sport"

"Cosa vi devo dire!
Sono contento di essere arrivato uno nel salto in lungo.
E' da una vita che mi stavo allenando!".