domenica 16 febbraio 2025

 Galdino


Una forte brina mattutina fa “capire” la bella giornata di sole del pomeriggio. Perciò abbandono il mio quotidiano e duro allenamento di “divaning” e vado per …cime innevate vista lago: il castello di Vezio. Il toponimo è di probabile origine romana: vari autori attribuiscono al castello una prima fase riconducibile a una funzione di centro militare strategico tardo romano a guardia della strada che da Bellano conduceva a Esino Lario e punto d’avvistamento e segnalazione dominante l’intero lago. Giunti sulla terrazza panoramica, si apre alla nostra vista un tale panorama che non potrà non stupire per la bellezza e maestosità. Avvicinandoci alla balaustra ci si accorge di essere a strapiombo su Varenna e davanti a noi vedere il lago di Como in tutto il suo splendore, tagliato dalla penisola di Bellagio nei suoi famosi due rami. Cominciamo a incontrare i “Fantasmi di Vezio”, sculture bianche realizzate ogni anno in estate grazie ai turisti che si offrono volontari mettendosi in posa dopo essere stati ricoperti di garza e gesso e rimanendo immobili per circa un’ora; trascorso tale tempo gli viene sfilata la scultura che rimane nel castello fino a quando il maltempo invernale la distrugge. Nella parte bassa del Castello, dopo aver passato alcuni angoli panoramici suggestivi, si trova l’ingresso dei sotterranei, un avamposto della linea difensiva Cadorna (1915-1918) che avrebbe dovuto contrastare un eventuale tentativo d’invasione tedesca dalla conca di Menaggio. Fare attenzione ai gradini molto consumati dal tempo, ma soprattutto, a quello che troviamo: qualche licenza ludica e scherzosa nell’allestimento …ma si sa che ogni castello ha le sue leggende e le sue segrete. Risaliti, ci troviamo al “Giardino degli olivi”: tramite un portone di legno, entriamo all’interno delle mura che circondano la torre. Si ripercorre cronologicamente la storia del territorio, dalla preistoria al medioevo, con un’esposizione sul Lariosaurus, un rettile acquatico di medie dimensioni, che viveva nei dintorni di Perledo. Una scalinata in sasso permette di accedere, passando su un ponte levatoio, alla torre, con la possibilità di raggiungere la sua sommità. Da qui la vista a 360° del lago di Como è ineguagliabile. All’interno della torre, un’esposizione di armi, vestiti e armature creano uno spaccato del periodo alto medioevo e delle sue vicissitudini. Anche la regina Teodolinda ha il suo spazio: si narra che abbia trascorso i suoi ultimi anni a Perledo. Nella corte, non si può non salutare Artù, un bellissimo e maestoso gufo reale. Mentre esco dal castello, guardandomi intorno, mi accorgo di trovarmi in un luogo climaticamente particolare: la vegetazione continentale e alpina presente sul lato nord del Castello, caratterizzata da castagni, noccioli, abeti e larici, lascia spazio nella zona esposta verso il lago a una flora mediterranea caratterizzata da olivi, agavi, rosmarini, palme e piante grasse.



































venerdì 7 febbraio 2025

 Edo e Galdino 


“Se tutto corre via bene, oggi ségo. Domani mattina slàrgo e verso pomeriggio vòlto. Dopodomani slàrgo di nuovo, nel tardo pomeriggio farò rèla e se il tempo tiene dopo cena cargherò. Quelle sue parole precipitosamente dette, indicanti la litania tutta della fienagione: segàr, slargàr, oltàr, far rèla e infine cargàr. Stupefacenti parole nelle quali stanno dentro fatica e arte, rigore e talento, azzardo e disciplina, attesa e imprevisto”. Tratto da IL DUCA di Matteo Melchiorre - 2022 - Giulio Einaudi Editore

Siamo a Bellagio, la “Perla del Lago di Como”. Posteggiamo un po’ lontano perché vale la pena di camminare nel tipico labirinto di stradine, viuzze, giardini e scalinate, disseminato di negozietti di artigianato. Gironzoliamo in questo intreccio di case colorate che vanno a formare il caratteristico centro storico senza una traccia di percorso. Quando siamo passati nei mesi estivi, eravamo immersi in un ritmo frenetico di turisti: le persone del luogo, i lagheè, sono una razza rara e in giro si sentono e si notavano “solo” lingue diverse dall’italiano. Ma oggi, un po’ più tranquilli, respiriamo a pieni polmoni i profumi e, sembra strano, anche i colori del posto. Eccoci al nostro punto di riferimento: la Punta Spartivento. Siamo nell’ombelico del Lago di Como, nel centro che più centro non si può, nel punto che fa da spartiacque tra i due rami, quello di Lecco e quello di Como. Insomma! Siamo esattamente in mezzo al lago! Permettetemi …consentitemi …un paio di curiosità! La prima riguarda la statua in legno policromo del “Cristo deposto” nella Chiesa di San Giacomo (assolutamente da visitare!). Si narra che fu commissionata dal Conte di Fuentes ma che non giunse mai a destinazione. Venne ritrovata proprio qui e portata nella chiesa dove ancora oggi è visitabile. La seconda riguarda il ”Sass del Pan”. Curiosi, ehhh! Un sasso che quando il lago è particolarmente basso, affiora dalla superficie dell’acqua, proprio di fronte alla Punta Spartivento. Si narra che su essa, durante il periodo di carestia e peste avvenuto dopo la discesa dei Lanzichenecchi nel 1629, venivano messi i sacchi di frumento a disposizione degli abitanti dei paesi colpiti, che giungevano a prenderli con le loro imbarcazioni. Siamo stanco! Un attimo  seduti ad uno dei tanti tavolini affacciati sul lago, a gustare un buon gelato …fuori stagione (ma la giornata è bella!), dare un ultimo sguardo tutti intorno e, pultroppo, …ripartire!

















martedì 4 febbraio 2025

 Galdino

"Non pensare a ciò che hai perduto, pensa a ciò che hai avuto...".
Seneca


“Quando vien la Candelòra dell’inverno semo fora, ma se piove o tira vento, dell’inverno siamo dentro”. Bella giornata di sole, ma ha smesso di piovere da poco. Salgo sulla mia bicicletta e via: lago di Lecco, di Annone, di Pusiano, del Segrino. Ca …nzo, che salita! Oggi mi sento un Asso. Le numerose “formiche a due ruote” non riescono a starmi dietro …sulla salita, mio terreno preferito! La Cascata Vallategna (un portentoso salto di circa trenta metri che decreta la fine della Brianza e l’inizio della Vallassina), la chiesa di San Alessandro a Lasnigo (eretta prima del secolo XII, fu edificata su un’altura, alla quale si accede tramite una scalinata, affiancata dalle settecentesche cappelle della Via Crucis. La torre campanaria è caratterizzata da cinque ordini, con feritoie, monofore e bifore.)….e, per la Madonna, eccomi al colle del Ghisallo, con il grande Museo del Ciclismo che raccoglie svariati cimeli e il piazzale panoramico con il Monumento al ciclista. Posteggio la bici (che mal di cu…!) per una visita alla chiesetta. Non si è a conoscenza dell’esatta origine di questo edificio religioso; l’origine medievale, testimoniata dal campanile, è stata tramandata da una leggenda che narra del nobile, il conte Ghisallo, assalito da un gruppo di briganti mentre valicava il passo; si rifugiò in una piccola cappella situata lungo la strada e fece un voto alla Madonna: se fosse sopravvissuto le avrebbe dedicato un santuario. La facciata è preceduta da un portico, sul fronte del quale sono stati posti tre mosaici. Il piazzale antistante ospita dei cippi con i busti di Bartali e Coppi. L’interno è ad unica navata, divisa dal presbiterio rettangolare da una cancellata in ferro battuto. Da segnalare, sulle pareti dell’aula le biciclette e le maglie dei campioni del ciclismo, oltre alle insegne delle Società Sportive e delle Federazioni Ciclistiche; al centro, invece, è stata collocata una fiaccola. Nel presbiterio sono ancora conservate alcune testimonianze della chiesa precedente: l’ancona marmorea e l’affresco che racchiude. Esso, raffigurante una Madonna del latte databile alla metà del XVI secolo. Scendo verso Civenna. Davanti al monumento del motociclista sono convinto: sempre meglio la mia bicicletta che una moto. Arrivo alla panchina gigante gialla. Si può vedere un panorama spettacolare. Davanti a noi c’è il ramo del Lago di Como che va verso Lecco. A destra la conformazione rocciosa dei Corni di Canzo (questa ve la devo proprio raccontare: una suggestiva leggenda narra di un epico conflitto tra arcangeli e diavoli. Il capo dei demoni, Canzio, un essere gigantesco e spaventoso, fu ingannato da un angioletto astuto: gli soffiò in faccia polvere di elleboro, nota per il suo potere starnutatorio. Il diavolo, incapace di trattenere un colossale starnuto, produsse un’esplosione così potente che la sua testa si conficcò nel terreno, causando la netta separazione delle enormi corna dalla fronte), e iI Moregallo caratterizzato da una cresta molto frastagliata e da una moltitudine di pinnacoli rocciosi. Sulla sponda opposta del lago, la Grigna meridionale e la sua cima settentrionale completa lo scenario (Ascoltatemi! Secondo un’antica leggenda, la Grigna era una guerriera spietata, la cui sentinella uccise un cavaliere che si era presentato per dichiararle il suo amore. In pietà per la guerriera, un dio misericordioso la trasformò nella maestosa montagna chiamata Grignone, mentre la sentinella, divenne la Grignetta. Ciumbia! Siamo giunti al momento di tornare a casa. Un suono intermittente, modello sirena, mi avvisa che il tempo che avevo impostato all’inizio della pedalata è terminato. Scendo dalla mia cyclette. E’ stato un sogno? Ma le…foto allora? Non ci capisco più niente! Pazienza! Intanto faceva freddo: e chi si sarebbe mosso da casa!