lunedì 24 agosto 2015

U.O.E.I. - Sezione di Bergamo
23 agosto 2015

m. 2410 - Val Pelline (AO)

Ore 9.45...si riparte dopo le "vacanze" di Ferragosto! Pullman pieno... come la tradizione vuole!
Oggi riparte anche il campionato di calcio. Iniziamo anche noi con il modulo 3-4-tutti gli altri:
finiremo con l'1-1-1-1-in fila sparsa.
La nebbia lascia il posto ad una bella apertura...
..ma manca ancora un'ora al rifugio e le nuvole sono sempre in agguato.
Sbrighiamoci! Dobbiamo salire lassù.
Una leggera pioggerellina ci prende proprio sull'uscio del rifugio.
Ma qui viene "fuori" tutta l'organizzazione U.O.E.I.: un volontario "semaforo rosso" ci segnala dov'è l'ingresso:
ci dirigiamo di corsa... insomma... si fa per dire! 
Il "buon" Maurizio (meglio però la polenta, con fontina e formaggio grattugiato, messa a gratinare in forno!) controlla la preparazione della mensa. Un grosso grazie anche al Gianni!
Nonostante la giornatina ...umida il rifugio si riempie completamente.
Finito in nostro "frugale pranzo" diamo un occhiata fuori: piove ancora ...o pipì?
Decidiamo di partire una mezzoretta prima dell'orario previsto. 
Un mare di nuvole sta risalendo dalla valle.
Diamo un'ultima occhiata a dove eravamo: molto bello!
La discesa è molta umida: arriviamo "masarati"... ma è novembre?... 
come se avessimo preso un bello scroscio d'acqua...
quanto mai ho parlato!... boccaccia mia statte zitta!...
comincia a piovere... ma oramai siamo sul pullman... chi se ne fr...!
Domenica prossima viaggio turistico a Pisa... così mi sembra di ricordare.

Una comunicazione fuori gita: auguri di Buon Compleanno ...Danilo!!

sabato 22 agosto 2015

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PONTE DEL DIAVOLO
o TARCHI’o DEL TARCHINO o DI S. TOME’
AGRO DI ALMENNO


Il nome con cui è chiamato nei documenti antichi è “pons sancti tomei”, perché si trova nella valle sotto la rotonda di S. Tomè. In tempi abbastanza recenti iniziò ad essere denominato Tarchì, dal nome del proprietario di una casa poco distante.
Fu costruito per permettere alla via militare romana della Rezia di superare la valle scavata dal torrente Tornago, da cui anche “pons Tornagi”.
Attraverso questo ponte, perciò, la via Bergomum-Comum  (Bergamo-Como) giungeva nella località attualmente denominata “agro di Almenno”, nei pressi dell’area dell’attuale chiesa di S.Tomé (sorta su un luogo di sepoltura del I sec. d.C.).
Secondo gli storici, in origine esisteva un viadotto costruito in legno, sostituito in epoca romanica da quello attuale, con struttura di età medievale, in conci ben squadrati, con arco a perfetto semicerchio impostato sulle sponde. La sua dislocazione in mezzo alla vegetazione selvaggia ha dato vita a diverse leggende, tra cui quella che nell’orrido sottostante si apra un accesso all’inferno: da qui anche il nome Ponte del Diavolo.
18 - MADONNA DELLA CORNABUSA
MEDILE - Via Medile
Contesto.
Sulla facciata “a monte” della casa.

Tipologia architettonica e dimensioni.
Nicchia: cm. 80 x 98 x 28 (cm. 50 x 61 x 24).

Tema sacro.
La Madonna della Cornabusa.

Tecnica di costruzione.
Piano  e tettuccio in pietra lavorata “a gradini”. Colonne e volta in pietra con decorazioni geometriche in rilievo poste al centro. Pareti interne in cemento colorato.

Tecnica artistica.
Pittura murale. Alla base una linea di fiori. Cornice bianca che "crea" una finta nicchia. Agli angoli in alto fiori con foglie.  

Stato di conservazione della nicchia.
Buono stato di conservazione. Non presenta alcun genere di alterazione.

Stato di conservazione dell’oggetto sacro.
Stato di degrado leggero. L’oggetto artistico è intaccato nello stato superficiale: esfoliazioni delle pitture,…

Note storico-curiose.
Appartiene alla famiglia Rodeschini Claudio.


"Il simbolo della valle può essere il San­tuario della Cornabusa, una caverna trasformata in chie­sa, anzi in basilica data l'enorme capienza. È stata una spelonca scoperta dal popolo e da questo utilizzata in senso religioso… qui non c'è stato un Santo a scegliere la caverna come luogo di residenza ma è stata la stessa gente del posto a valorizzare il luogo" (Cardinale Angelo Giuseppe Ron­calli, Scritti e discorsi).

Ulteriori e semplici notizie sulla Madonna della Cornabusa, corredate da fotografie, su questo blog in "PELLEGRINO PER UN GIORNO".

giovedì 20 agosto 2015

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LE DUE SORELLE DELLA PIANCA
PIANCA (Valle Taleggio)

Una volta, alla Pianca, c’erano due sorelle, la cui mamma era morta, che non avevano molta voglia di lavorare, erano delle giramondo e parlavano solamente di fidanzati: erano la croce del loro padre. Una sera arrivarono alla Pianca due giovanotti e si recarono subito fuori dalla casa delle due ragazze. Esse si fecero vive e decisero di fare un giretto insieme. Andarono alla Pianchetta, dove c’era la loro stalla con le mucche e, poiché c’era ancora freddo, essendo al mese di marzo, rimasero nella stalla a vegliare, con i due giovani. Prima parlarono un po’, poi si misero a giocare ed infine iniziarono a ballare. Dopo un po’ di tempo cominciarono anche a fare certe cose…ma la più vecchia, che era la più furba, vide che il suo giovane aveva la zampa di mucca: capì che era il Diavolo e, senza farsi scorgere, scappò a casa a chiamare il papà. Il padre, quando seppe queste cose, diede un sacco di botte alla figlia e dopo chiamò aiuto per andare a salvare l’altra. Partirono in cinque o sei, ma quando arrivarono alla stalla non trovarono nessuno, chiamarono e chiamarono, ma nessuno rispondeva. Finalmente videro la ragazza, morta, nell’angolo del fieno, tutta bruciata, ma i diavoli non c’erano più. La sorella si mise a piangere, pentita di aver portato sulla cattiva strada la sorella più giovane, ma oramai era troppo tardi. Questo capita a chi non ascolta i genitori e fa di testa propria.


 "Il Diavolo distingue perfettamente l'errore dalla verità,
e moltiplica coscientemente gli errori per giocarci".
Fabrice Hadjadj
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IL DANNATO DI VALTORTA
VALTORTA (Valle Stabina)

Prima del 1909 al ponte della Stabina, dove la strada biforca per Ornica e Valtorta, un luogo selvaggio e desolato dove le alte pareti che fiancheggiano la strada strapiombano in profondi burroni, si diceva che fossero confinate le anime di coloro che da vivi non avevano rispettato il precetto della messa domenicale, avevano disertato la dottrina e le pratiche religiose, preferendo dedicarsi al lavoro o ai divertimenti.
E così, dopo la morte, erano andati diritti all’Inferno.
Questi dannati erano in gran numero e ogni tanto si facevano vedere dai passanti, oppure sentire con urla e strepiti che incutevano terrore. Chi passava da quelle parti di notte, con muli o asini, si trovava in difficoltà perché, giunti all’altezza del ponte, gli animali si fermavano terrorizzati, giravano su se stessi come impazziti e si scrollavano di dosso la soma (1), rifiutandosi di avanzare anche solo di un passo.
Nessuno era più in grado di farli proseguire fino all’alba, quando, ai primi albori del nuovo giorno, si udiva un frastuono, un precipitare di sassi che si fermavano con un tonfo sordo nella sottostante valle. Solo allora gli animali tornavano tranquilli e riprendevano il cammino.
Il parroco di Valtorta, don Stefano Gervasoni (2), che godeva fama di santità e possedeva doti di esorcista (3), dopo aver indetto un periodo di preghiere collettive, portò i suoi parrocchiani e quelli di Ornica in processione verso la zona degli spiriti e, dopo averla benedetta, collocò un crocifisso sulla parete rocciosa che scende a picco sulla valle.
Il crocefisso è sempre al suo posto e chiunque, anche gli increduli senza fede, lo può vedere sporgendosi un poco dal parapetto della strada e guardando a destra, sulla roccia, verso la galleria del Montecchio.
Da allora, sostengono gli anziani del paese, gli spiriti dannati non si sono più fatti sentire...tranne uno!
Il fatto accadde una domenica mattina quando un uomo di Valtorta, invece di andare a messa, si recò in quel luogo impervio per tagliare della legna. Siccome il suo bosco era situato proprio sul fondo della valle, il taglialegna portò con sé tre compaesani affinché lo aiutassero a calarsi fino ai piedi del burrone.
Legato l’amico a una lunga corda, lo fecero scendere lentamente lungo la parete rocciosa, ma dopo un po’ si accorsero con spavento che la corda si allungava sempre più, il burrone diventava sempre più profondo e l’amico, attaccato alla corda, continuava a scendere, diventando ogni momento più piccolo. In preda alla disperazione cercarono allora di tirarlo su, ma all’altro capo della corda il peso diventava insostenibile, come se ci fosse applicata una forza sovrumana.
Ad un certo punto scorsero il loro compagno cadere a precipizio e lo udirono gridare: “Laghì ‘ndà la corda e ‘ndì a mèssa ca l’è tarde!” (Lasciate andare la corda e andate a messa che è tardi!). I tre, mollata la corda, scapparono in preda al terrore, ma fatti pochi passi sentirono un grande frastuono seguito da un orribile lamento. Si voltarono e videro alte fiamme levarsi dal burrone e nel mezzo lo sventurato compagno, stretto fra gli artigli di un mostro immondo. Si era spalancato l’Inferno per inghiottire quell’uomo senza timor di Dio! C’è chi assicura che ogni tanto passando da quelle parti in certe ore della notte, si odono ancora gli echi dei suoi lamenti e si vedano i bagliori delle fiamme.

(1)La soma è il carico che si pone in groppa ad una bestia da trasporto (da qui l'espressione animale da soma).
(2)Illustre teologo ed esperto di araldica, parroco di Valtorta dal 1896 al 1950. La chiesa parrocchiale dell'Assunzione di Maria fu costruita tra il 1898 e il 1904 per iniziativa dello stesso parroco.
(3)Per esorcismo s’intende un insieme di pratiche e riti volti a scacciare una presunta presenza demoniaca o malefica da una persona, un animale o da un luogo. Queste pratiche sono molto antiche e fanno parte del credo di varie religioni. Che un essere soprannaturale possa prendere possesso di un essere vivente o di un luogo è una credenza diffusa in molte religioni. I posseduti non sarebbero cattivi né totalmente responsabili delle loro azioni. La persona preposta agli esorcismi è chiamata esorcista. L'esorcista utilizza preghiere, formule prestabilite, gesti, simboli, e anche icone, reliquie, oggetti benedetti.

"Il Diavolo può fare dei brutti scherzi al genio,
ma trascura gli imbecilli".
Leonardo Sinisgalli

martedì 18 agosto 2015

17 - CROCIFISSIONE
MEDILE - Piazzetta
Contesto.
Era posizionato sulla facciata della casa nella piazzetta della frazione.

Tipologia architettonica e dimensioni.
Pittura murale: cm. 78 x 100.

Tema sacro.
Nel momento in cui il corpo di Gesù viene tolto dalla Croce ed è posto tra le braccia della Madre, torna innanzi ai nostri occhi il momento in cui Maria ha accettato il saluto dell'angelo Gabriele: " Ecco, tu concepirai nel tuo seno e darai alla luce un figlio, che chiamerai col nome di Gesù ... il Signore Iddio gli darà il trono di Davide, suo padre... e il suo regno non avrà mai fine " (Lc 1, 31-33).
E Gesù è di nuovo tutto nelle sue braccia, come lo è stato nella stalla di Betlemme (Lc 2, 16), durante la fuga in Egitto (Mt 2, 14), a Nazaret (Lc 2, 39-40).

Incisioni.
GIUS. RODISCHINI F.F. MDCCCXLII (1842).

Tecnica artistica.
Pittura murale.

Stato di conservazione dell’oggetto sacro.
Buono stato di conservazione. L’oggetto sacro non presenta alcun tipo di alterazione.



Note storico-curiose.
Appartiene alla famiglia Rodeschini Pietro.
La pittura murale fu estrapolata dal muro nel 1970 in tre copie.
Molto bello! Da mettere in evidenza alcuni particolari di Gesù: la ferita della lancia nel costato, la corona di spine caduta ai suoi piedi, i lunghissimi capelli riccioluti.


La crocifissione era, al tempo dei Romani, una modalità di esecuzione della pena di morte e una tortura terribile.
La pena della crocifissione era tanto atroce e umiliante che non poteva essere comminata a un cittadino romano.
Era applicata agli schiavi, ai sovversivi e agli stranieri e normalmente veniva preceduta dalla flagellazione, che rendeva questo rito ancora più straziante per il condannato. Cicerone definiva la crocifissione "il supplizio più crudele e più tetro".


domenica 16 agosto 2015

Il 16 agosto di quest'anno ricorrono i 200 anni dalla Nascita di S. Giovanni Bosco a Castelnuovo (Asti) oggi chiamato Castelnuovo Don Bosco. E’ una ricorrenza che riguarda la Chiesa in Piemonte e particolarmente di Torino, dove il Santo dei Giovani ha svolto il suo apostolato e fondato i Salesiani che ne continuano l’opera in 132 paesi del mondo, ma tocca in profondità specialmente tutta la Famiglia Salesiana sparsa nel mondo, e che fa di Don Bosco una figura carismatica e fonte di ispirazione apostolica.

Sono un ex-allievo: ho studiato presso i Salesiani di Milano. I primi tre anni di collegio “puro” ed altrettanti andando a guadagnarmi il mio pezzo di pane e continuando gli studi alla sera. Ho poi avuto la grande fortuna di lavorare per quasi un decennio presso l’Istituto Salesiano di Arese (MI), insegnando materie grafiche ai ragazzi, sia esterni che interni. Questa esperienza resta uno dei ricordi più belli della mia vita…

Con la vita di don Bosco si sono riempiti interi scaffali, mostre,…
Lo vorrei ricordare, con modestia, in tre semplici “appunti” e un pezzo di racconto tratto da “Valdocco…la storia”.


Ditemi in due parole e non in sette o otto... chi era Don Bosco? Risposta semplice e unica: il prete dei ragazzi.



"Don Bosco ritorna tra i giovani ancor, ti chiaman frementi di gioia e d'amor". E' un inno che riecheggia ancor oggi nella mia memoria.
Il suo Sistema Preventivo, cioè “la memoria dei suoi esempi come educatore”.
Esso consiste nel far conoscere le prescrizioni e i regolamenti di un Istituto e poi sorvegliare in modo che gli allievi abbiano sempre  sopra di loro l’occhio vigile del Direttore e degli Assistenti, che come padri amorosi parlino, servano di guida ad ogni evento, diano consigli ed amorevolmente correggano, che è quanto dire: mettere gli allievi nella impossibilità di commettere mancanze.
Questo sistema si appoggia tutto sopra la Ragione, la Religione, e l’Amorevolezza; perciò esclude ogni castigo violento e cerca di tener lontani gli stessi leggeri castighi.
E Don Bosco dà le ragioni di questa sua preferenza, attingendo non dai libri di pedagogia ma dalla sua esperienza pluriennale di educatore di giovani.

Il giorno solenne dell'Immacolata Concezione di Maria, ero in atto di vestirmi dei sacri paramenti per celebrare la Santa Messa. Il chierico di sacrestia, Giuseppe Comotti, vedendo un giovanetto in un canto, lo invitò a venirmi a servire la Messa.
- Non so - gli rispose mortificato.
- Vieni - replicò l'altro, - voglio che tu serva Messa -.
- Non so, non l'ho mai servita -.
- Bestione che sei! - disse il sacrestano furioso - se non sai sevire la Messa, perchè vieni in sacrestia? - ciò dicendo impugna la pertica dello spolverino e giù colpi sulle spalle e sulla testa di quel poveretto.
Mentre l'altro se la dava a gambe: - che fate? - gridai ad alta voce - perchè lo picchiate? -.
- Perchè viene in sacrestia e non sa servir Messa -.
- Avete fatto male -.
- A lei che importa? -.
- E' un mio amico: chiamatelo subito, ho bisogno di parlare con lui -. 
Il ragazzo torna mortificato. Ha capelli rapati, la giacchetta sporca di calce. Un giovane immigrato. Probabilmente i suoi gli hanno detto: "Quando sarai a Torino, vai alla Messa". Lui è venuto, ma non si è sentito di entrare nella chiesa tra la gente ben vestita. Ha provato a entrare nella sacrestia, come gli uomini e i giovanotti usano fare in tanti paesi di campagna.
Gli domandai con amorevolezza:
 - Hai già ascoltato la Messa? -.
- No -.
- Vieni ad ascoltarla. Dopo ho da parlarti d'un affare che ti farà piacere -.
Me lo promise.
Celebrata la Messa e fatto il ringraziamento, lo condussi in un coretto, e con faccia allegra gli parlai: - Mio buon amico come ti chiami? -.
- Tromlin, Bartolomeo Garelli -.
- Di che paese sei? -.
- Di Asti -.
- Che mestiere fai? -.
- Il muratore -.
- E' vivo tuo papà? -.
- No, è morto -.
- E tua mamma? -.
- E morta anche lei -.
- Quanti anni hai? -.
- Sedici -.
- Sai leggere e scrivere? -.
- No -.
- Sai cantare? - il giovinetto, asciugandosi gli occhi, mi fissò in viso quasi meravigliato e rispose: -No -.
- Sai fischiare? - Bartolomeo si mise a ridere. Era ciò che volevo. Cominciavamo ad essere amici.
- Hai fatto la prima Comunione? -.
 - Non ancora -.
- E ti sei già confessato? -.
- Si, quando ero piccolo -.
- E vai al catechismo' -.
- Non oso. I ragazzi più piccoli mi prendono in giro -.
 - Se ti facessi un catechismo a parte, verresti ad ascoltarlo? -.
- Molto volentieri -.
- Anche in questo posto? -.
- Purchè non mi diano delle bastonate! -.
- Stai tranquillo, ora sei mio amico, e nessuno ti toccherà; quando vuoi che cominciamo? -.
- Quando a lei piace -.
- Anche subito? -.
- Con piacere -. 
Don Bosco si inginocchia e recita un'Ave Maria.
Quarantacinque anni dopo ai suoi Salesiani dirà: "Tutte le benedizioni piovutaci dal cielo sono frutto di questa prima Ave Maria detta con fervore e retta intenzione".
Finita l'Ave Maria, Don Bosco si fa il segno della croce "per cominciare", ma si accorge che Bartolomeo non lo fa, o meglio fa un gesto che ricorda vagamente il segno della croce. Allora, con dolcezza. glielo insegna bene. E gli spiega in dialetto (sono artigiani tutte e due) perchè chiamiamo Dio "Padre". Alla fine gli dice:
- Vorrei che venissi anche domenica prossima, Bartolomeo -.
- Volentieri -.
- Ma non venire solo, porta con te dei tuoi amici -.
Bartolomeo Garelli, muratorino di Asti, fu il primo ambasciatore di Don Bosco tra i giovani del suo quartiere. Raccontò l'incontro con il prete simpatico "che sapeva fischiare anche lui", e riferì il suo invito.
Tre giorni dopo era domenica. Nella sacrestia entrarono in nove. Non venivano "alla chiesa di San Francesco d'Assisi"...cercavano Don Bosco.

Nel 1841, in San Francesco d'Assisi, il giovanissimo Don Bosco inizià così il suo primo Oratorio. La sua preoccupazione principale diventano quei ragazzi, sbandati e senza famiglia, li vedeva "umiliati fino alla perdita della propria dignità".
Quando Don Bosco avvicina Bartolomeo Garelli non è per invitarlo a giocare o a saltare, ma "vieni ad ascoltare la Messa, dopo avrò da parlarti di un affare che ti farà piacere".
Il dopo è una chiacchierata amichevole, in cui Don Bosco sembra gettare frasi allegre, mentre invece le sue domande, ben esaminate, sono un test attento su famiglia, scuola e Chiesa. Adesso diremo le tre "agenzie" che dovrebbero collaborare nella crescita di questo ragazzo. E scopre con dispiacere che "papà e mamma sono morti", "non so nè leggere nè scrivere", "non ho fatto la prima Comunione e non vado al catechismo".
E Don Bosco, subito, senza attendere un istante, gli offre l'essenziale del suo Oratorio: la recita di un Ave Maria e una lezione di catechismo.
Immediatamente dopo per Bartolomeo arrivano i giochi, le passeggiate, le corse, le lotterie, la distribuzione di dolci, la proposta di una scuola domenicale e serale. Ma al centro di tutto rimangono e rimarranno sempre nell'Oratorio di Don Bosco la Preghiera, la Confessione, la Comunione.
La parola "Oratorio",  presso Don Bosco, ha tutto il suo significato: un luogo dove prima di tutto si prega. E il programma che Don Bosco ripeterà fino a scolpirlo nella testa dei suoi Salesiani è condensato nelle quattro parole che rimangono come pietre fondamentali della sua opera: "noi cerchiamo di fare di questi ragazzi onesti cittadini e buoni cristiani"


  
...per l’accoglienza e la disponibilità riservate durante il nostro pellegrinaggio (Vicariato di Trescore/Parrocchia di Zandobbio) del maggio di quest'anno a Valdocco.

venerdì 14 agosto 2015

Il gruppo di Locatello (Valle Imagna)

nel suo programma di camminate estive, ha inserito la bellissima escursione al Monte San Primo nel Triangolo Lariano. Mercoledi 12 agosto siamo partiti dalla Colma di Sormano (1122 m) raggiungibile dal paese di Sormano mediante una comoda strada asfaltata. Dopo il classico appello (presenti 47 entusiaste persone, almeno alla partenza, e un cane; dispersi in auto 5 persone e 2 cani: ricevuto notizie da Sondrio!) abbiamo imboccato la strada sterrata raggiungendo l’Alpe Spessola (1238 m; ore 0,50), dominata da uno splendido faggio. Girando attorno alla testata della Valle di Torno, con vista sugli alpeggi sottostanti, siamo saliti all’ Alpe di Terrabiotta (1435 m; ore 1,20). Proseguendo lungo le creste erbose della dorsale montuosa abbiamo raggiunto la vetta del Monte S. Primo (1681 m; ore 2,30).


Sull'ultimo decisivo "strappettino" alcune persone cominciavano ad avere visioni mistiche… S. Pietro che attraversava il sentiero con le chiavi in mano… Gesù che ci chiedeva se avevamo pane e pesce da poter moltiplicare) ma alla vista della croce tutti hanno tirato, con l’ultimo fiato che avevano, un bel sospiro.
Il Monte San Primo, con i suoi 1681 m, è la cima più alta del Triangolo Lariano e anche uno dei punti più panoramici (a 360 gradi!). Dalla sua sommità il paesaggio è molto affascinante e di ampio respiro: la punta di Bellagio che si protende tra i due rami del lago, circondato dalle montagne, le dolci colline della Brianza e i suoi laghetti, la pianura e l’evanescente profilo degli Appennini, la Grignetta e il Grignone, il Resegone, la Valtellina… behhh… dovrei elencare un bel po’ di montagne!. La vetta è contrassegnata da una croce, due antenne radio ed un punto trigonometrico dell’Istituto Geografico Militare, simboli della tradizione religiosa e delle moderne comunicazioni, nonché caposaldo geografico.


Al ritorno un’altra cosa eccezionale: una bella birra e gazzosa, bella fresca che “andava giù” che era un piacere, al bar del posteggio.
Peccato: 6 euro per posteggiare mi sembrano un po’ troppi!!

domenica 9 agosto 2015

16 - ASSUNZIONE DI MARIA
DISDIROLI - Località per Neverola

Contesto.
Sulla strada agro silvo-pastorale che dalla frazione di Disdiroli porta alla località Neverola (inizio strada del Ruculì).

Tipologia architettonica e dimensioni.
Santella isolata: cm. 130 x 326 x 100 (cm. 82 x 144 x 64).

Tema sacro.
La Madonna Assunta “vola” tra le nuvole seguendo con lo sguardo il raggio di luce che gli indica la strada da percorrere verso il cielo che si apre al suo passaggio. Il volto di Maria è liberato da ogni legame terreno e s’innalza verso l’alto fra stupore e commozione. La sua aureola è fatta di mille stelle. Due cherubini tengono in mano un giglio (purezza, innocenza, verginità) e un ramo di palma (vittoria, immortalità): sembrano delimitare il confine tra la terra e il cielo. Sulla parete di sinistra S. Rocco e su quella di destra S. Antonio Abate. Sulla volta un bellissimo cielo stellato: la stella è il simbolo della vita eterna dei giusti.
Iscrizioni.
2001 / CALDEROLI ATTILIO / R. POLIMENI 2002

Tecnica di costruzione.
Esteso ed ampio inginocchiatoio (cm. 200 x 200) in pietra. Alto basamento con lapide e scritta in rilievo. Colonne laterali e volta in pietra con decorazioni di rose in rilievo. Fregio in pietra con data in rilievo al centro della volta. Croce sopra il fregio in rilievo. Timpano in pietra. Tetto a capanna con il lato sinistro che si sovrappone a quello destro.
Pavimento in pietra leggermente debordante dalla base per tutto il perimetro della nicchia. Piccolo zoccolino in marmo alla base delle pareti. Cancelletto in ferro lavorato con decorazioni (foglie).


Tecnica artistica.
Pitture murali. Fiori artificiali. Lumino acceso.

Stato di conservazione della santella.
Buono stato di conservazione. Non presenta alcun genere di alterazione.

Stato di conservazione dell’oggetto sacro.
Stato di degrado leggero. Le pitture sono intaccate solo nello stato superficiale: minima scoloritura,...

Note storiche-curiose.
Appartiene alla famiglia Calderoli Attilio.


S. Rocco: bastone, mantello, cappello, borraccia e conchiglia sono i suoi ornamenti; la preghiera e la carità la sua forza; Gesù Cristo il suo gaudio e la sua santità. Il cane lo trova, malato di peste, e lo salva dalla morte per fame portandogli ogni giorno un tozzo di pane.
S. Antonio abate: caposcuola del Monachesimo. Ricoperto da un rude panno, è considerato patrono di tutti gli addetti alla lavorazione del maiale, vivo o macellato, e di quanti lavorano con il fuoco, come i pompieri, perché guariva da quel fuoco metaforico che era l’herpes zoster (fuoco di s. Antonio). La leggenda popolare narra che s. Antonio si recò all’inferno per contendere l’anima di alcuni morti al diavolo e mentre il suo maialino, sgattaiolato dentro, creava scompiglio fra i demoni, lui accese col fuoco infernale il suo bastone a ‘tau’ e lo portò fuori insieme al maialino recuperato per donarlo all’umanità, accendendo una catasta di legna.

venerdì 7 agosto 2015

 15 - MADONNA DELLA CORNABUSA
DISDIROLI - Via Disdiroli,25
Contesto.
Sopra il portale dell’abitazione.

Tipologia architettonica e dimensioni.
Pittura murale: cm. 102 x 78 (su di una base di cm. 120 x 92).

Tema sacro.
La Madonna della Cornabusa. Due piccoli angeli sono rappresentati con il volto e le ali al collo.

Iscrizioni.
LA B.V. DELLA CORNABUSA.

Tecnica artistica.
Pittura murale.

Stato di conservazione dell’oggetto sacro.
Buono stato di conservazione. La pittura non presenta alcun tipo di alterazione.



Note storiche-curiose.
Appartiene alla famiglia Perniceni Claudia.
Sopra il portale è scolpita la data in numeri romani MCLXM.
A fianco, sul lato sinistro, un altro portale con data 1819 (18ϯ19).
La pittura murale originaria è di fine ‘700.

"La Valle Imagna si identifica con la Cornabusa - è il parere di don Antonio Pesenti, Cancelliere della curia - è un luogo dove chiunque si sente a casa propria e ritrova perciò i valori più profondi che ha sperimentato nel corso dell'esistenza. In questo senso si può affermare che a co­spetto del Santuario si ritrova il meglio di se stessi, di ciò che si è vissuto". Il discorso è sicuramente valido per la totalità dei fede­li, ma si può applicare in modo particolare agli stessi valdimagnini per i quali indubi­tabilmente la Cornabusa rappresenta un momento di ag­gregazione e di identità. Ciò che si è usurato andando lon­tano - e quanti sono stati e sono i valligiani costretti a guadagnarsi il pane distanti dalle proprie rocce - si rigene­ra proprio nell'atmosfera della Cornabusa. "È una esperienza reciproca. Il valdimagnino ha utiliz­zato la caverna trasformandola in Santuario e il luogo sa­cro lo ricambia, si potrebbe dire, aiutando l'uomo a essere se stesso. Ed è proprio il valdimagnino che riesce a perce­pire fino in fondo in linguaggio completo della Cornabu­sa, che fa parte da sempre della sua vita e delle sue tradizioni".


Ulteriori e semplici notizie sulla Madonna della Cornabusa, corredate da fotografie, su questo blog in "PELLEGRINO PER UN GIORNO".