domenica 31 maggio 2026

 Edo & Galdi

Innanzitutto, dove ci troviamo? La Cascata del Cenghen sorge nel cuore del Gruppo delle Grigne nel comune di Abbadia Lariana, delizioso paese sulla sponda orientale del Lago di Como. Le montagne di Lecco sono molto variegate: da un lato offrono cime famose e importanti, come la Grignetta o il Grignone, per gli escursionisti più esperti; dall’altra ci sono anche molte camminate semplici e alla portata di tutti, ma non per questo meno belle. È questo il caso del sentiero per la Cascata del Cenghen da Linzanico, località di Abbadia Lariana. E’ il sentiero più classico e frequentato, molto facile e non presenta difficoltà tecniche specifiche: la passeggiata si svolge per lo più nel bosco.

L’affilatura della falce col martello, da sempre attirava e incuriosiva i ragazzini, specie i maschietti. Sisto aprì l’incastro e staccò la falce dal manico, poi prese uno strano martello leggermente curvo e si sedette davanti a un ceppo su cui era piantato una specie di piolo. Come era uso fare, comincio a spiegare:
“La falce fienaia, che noi solitamente chiamiamo ranza - nome che credo derivi dal paese in cui vengono fabbricate, ma che molti qui in Valtellina chiamano folscèla, giù nel milanese fer e con tanti altri nomi ancora - viene usata per tagliare l’erba e il fieno. Si adopera con entrambe le mani, a differenza della falce messoria, che serve per il frumento. Deve essere affilata col martello per limitare il consumo, dato che usando una mola si abraderebbe la lama ogni volta, riducendone così la durata. La piccola incudine su cui viene battuta, chiamata piantola, o chegnöl, e con molti altri nomi a seconda dei posti, ha una specie di sperone su cui si deve martellare per conficcare la piantola in un ceppo o per terra, in modo che la superficie su cui si batte la lama non subisca la minima deformazione. Anche il martello non va usato per fare altre cose, ad esempio piantare i chiodi, affinché la sua superficie sia sempre perfettamente liscia”.
Senza aggiungere altro, sotto lo sguardo interessato dei bambini, Sisto iniziò il lavoro di battitura della falce. Terminata la parte superiore in circa un quarto d’ora, diede una martellata più leggera sulla parte inferiore. Dopo altri cinque minuti si alzò, prese la pietra per la levigatura da un corno pieno d’acqua, la passò con movimento delicato sulle due parti del filo della lama, quindi incastrò nuovamente il manico della falce.

Tratto da PACI’ PACIANA di Marina Assanti e Stefano Cattaneo - 2020 - Editrice Velar.

















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