sabato 2 maggio 2026

 Galdino
festa del non lavoratore


"Quella sera in casa c’era un grande fermento: s’impastava il pane. Veniva fatto ogni volta che c’era la luna nuova, poi il primo quarto, la luna piena, e infine l’ultimo quarto. Il perché di quelle date non lo sapevano neppure Anì e Filomena, forse era solo per una maggiore semplicità nel ricordare o, forse, perché legate a qualche vecchia superstizione. […] Le farine usate erano miste: miglio, segale, granoturco, castagne, grano saraceno, frumento. Non era per capriccio, molti contadini non avevano il denaro per pagare i formaggi, quindi lo barattavano con la farina, ciascuno con quella che possedeva. Qualcuno, invece, pagava con i grani non macinati; allora bisognava portarli da un mugnaio che in cambio del suo lavoro veniva retribuito con la scopellatura, cioè un ottavo di quanto aveva macinato. Era necessario mutare le proporzioni dell’impasto: una per i pani da consumare freschi, un’altra per le pagnotte da mangiare negli ultimi dei sette giorni. L’acqua per l’impasto veniva presa dalla cisterna dell’acqua piovana, il lievito era costituito da una pagnotta impastata la volta precedente, ma non cotta e conservata fra due panni inumiditi in cantina; una pagnotta del nuovo impasto avrebbe fatto da lievito al successivo".

Tratto da PACI’ PACIANA di Marina Assanti e Stefano Cattaneo - 2020 - Editrice Velar.























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