venerdì 13 maggio 2016

C O S A  E'  L A  F A M E ?


Da qualsiasi punto di vista questa ...è fame!!
Ringrazio Gabriele e PierAngelo per avermi colto sul fatto!

martedì 10 maggio 2016

8 Maggio 2016 - La Spezia
Per la Via Francigena
 (Massa Carrara - Toscana)
VECCHIETTO 
 PONZANO
(La Spezia - Liguria)

Auguri a tutte le Mamme del Mondo!


Aulla...lla, Aulla...lla! Ma che bella giornata è questa quaa!
Partiamo talmente carichi di allegria e di energia (la caffeina dell'autogrill) che riusciamo a spostare gli alberi per consentire un più comodo passaggio alle...ragazze!
Una giornata tra sentieri di bosco, di campagna, di sterrato e qualche pezzo di asfalto.
Il gruppo è compatto grazie all'ottima collaborazione tra la MariaGrazia, l'Elisa e il nostro Presidente (che ruffiano che sono!!).
Risaliamo le prime propaggini del Monte Grosso e passiamo sotto il borgo di Bibola, le cui case, con numerosi passaggi coperti con volte di pietra, si stringono in modo circolare attorno alla rocca. 
Arriviamo a Vecchietto, un borgo immerso nella quiete della campagna e dei boschi circostanti. Subito il Gruppo Sportivo Vecchetti si mette in posa davanti alla sede: il segretario indica il presidente e il vicepresidente.
Scolliniamo, lasciando la Toscana, e ci dirigiamo verso Ponzano Superiore, verso la Liguria e soprattutto verso il ...nostro pranzo!
La struttura urbanistica di Ponzano, ricca di rampe, scale e strade anguste, sottolinea l'impianto medievale del borgo.
La chiesa è dedicata a S. Michele e si trova nella parte alta del borgo: è affacciata verso la piana del Magra ed il Golfo della Spezia con le sue isole.
"Un panino al giorno leva i ...Medici d'attorno!". Le signore, uscite dalla messa, hanno rifiutato uno scambio alla pari con le loro ...lasagne! Valle a capire le donne!!

Durante le nostre dure e massacranti escursioni abbiamo anche dei brevi momenti di gioia: una piccola micia ha voluto fare le fusa e coccolare il nostro Edo. Ahhh! I gatti come sono intelligenti!!
Lasciato il caratteristico paese, passando per il Castello di Brina, ci dirigiamo verso Sarzana. 
Abbiamo provato a "tenere su" la torre di guardia del castello ma il peso degli anni era troppo per noi: le nostre energie cominciano a scarseggiare!
Arrivati a Sarzana, cuore storico della Lunigiana,  abbiamo il tempo di attraversare Porta Parma e visitare la cittadella. Passando attraverso via Torrione Genovese si percepisce la vera atmosfera storica di Sarzana: si notano, quasi mimetizzati da costruzioni più attuali, l'antico torrione e il fossato medievale. Molti si fermano alla prima gelateria...ma non noi!
Seguiamo via Mazzini, la via principale, e cominciamo a goderci il suo patrimonio architettonico  di tutto rilievo.
La Pive di S. Andrea, la struttura religiosa più antica di Sarzana, risale al X secolo e si ammira per la sua semplice imponenza ed elegante architettura: un'alta torre campanaria e una facciata decorata da un portale cinquecentesco sormontato dal cosiddetto Sidus, una stella ad otto punte simbolo degli Anziani consiglieri del comune di Sarzana.
La cattedrale di S. Maria Assunta, interessante struttura religiosa delle Duecento, con una bella facciata marmorea ed un portale sovrastato da un rosone di tipo gotico. Non si può far a meno di notare, nella facciata della cattedrale in alto a sinistra, una spada conficcata nel bianco marmo: è nota come l'elsa di spada e le cui origini rimangono ancora oscure e misteriose.
L'attuale struttura della Fortezza Firmafede venne eretta da Lorenzo il Magnifico (De' Medici). Costituisce uno dei simboli della città di Sarzana e la si ammira ancora intatta nel suo corpo principale a forma di quadrilatero, con all'interno un maschio centrale ed un ampio fossato a circondare il perimetro esterno.
 
Baluardi e maschio portano i nomi dei santi Bartolomeo, Girolamo, Francesco, Pietro, Martino, Barbara, Bernardino. La maestosa struttura erge ancora oggi intatta nel centro storico e viene usata per particolari eventi culturali, tra cui il ben noto Festival della Mente.

In verde il nostro percorso (la gelateria è all'incrocio della linea ...molto buono l'accoppiamento tra il semifreddo e il gelato!!). Le nostre muse, con la loro presenza spirituale, ci osservavano rendendoci sicuri di non perderci.
Da Porta...Parma, che con Porta...Romana sono le due uniche porte rimaste delle antiche mura, ci dirigiamo verso il nostro sognato pullman.

Porta...chi vuoi ma vieni con la UOEI!

lunedì 2 maggio 2016

1 MAGGIO 2016 - Lecco
GALBIATE - SAN GENESIO - ARLUNO

Con quattro gocce all'andata e tre gocce al ritorno abbiamo riempito, si e no, mezzo bicchiere!
Voglio intervallare le foto della nostra escursione odierna con la poesia di Renzo Cappozzo posta all'interno del rifugio degli Alpini di Monte Brianza!
Ci sono uomini che lavorano,
senza compenso,
per alleviare la solitudine dei vecchi,
per aiutare i meno fortunati:
sono gli Alpini. 
LA PRESENZA DEL PRESIDENTE E' SINTOMO DI SICUREZZA...ANCHE PER LE PREVISIONI DEL TEMPO!.
Nel mondo ci sono uomini che muoiono,
per impedire che altri uomini si uccidano:
sono gli Alpini.
SANTA CRISTINA E LA MADONNA DELL'ALPE.
Li vedete dopo i terremoti,
fra la gente, a scavare con le mani
dentro le macerie:
sono gli Alpini.
PER FARMI VENIRE APPETITO HO FATTO PER QUATTRO VOLTE
 LA SCALINATA DI CORSA (VEDI PALLOTTOLIERE UMANO) .
Gente che lavora in silenzio,
a costruire mense, ospedali e case,
per chi non ha più nulla.
NO COMMENT: POI SI SIEDONO A TAVOLA E ORDINANO...UNA PASTINA!.
Si accontentano di un sorriso,
una stretta di mano, un bicchiere di vino:
sono gli Alpini.
LEZIONE DI COME DISPORRE LE SALAMELLE SULLA GRIGLIA: TUTTI MOLTO ATTENTI!.
Uomini che sfilano orgogliosi,
penne nere segnate da una storia
fatta di gelo e di dolore.
ALL'ESAME FINALE UNA SOLA PROMOSSA: LA ESTER.
Oggi portano solo la pace,
l’ottimismo e la speranza,
ovunque vanno,
uomini semplici e leali:
Alpini.
E MENTRE C'E' GENTE CHE ASPETTA ANCORA IL MANGIARE, ALTRE SONO GIA' ALLA...FRUTTA!
GRAZIE ALLE SUE PROPRIETA' NUTRITIVE ED ENERGETICHE LA BANANA E' PARTICOLARMENTE INDICATA...PER CHI FA SPORT!. 

domenica 1 maggio 2016

MAGGIO16


Comincia a piovere!
Vieni a ripararti qui sotto...
così non ti bagni!!
Ringrazio Caterina e Marco per avermi inviato questa loro fotografia.

martedì 26 aprile 2016

U.O.E.I. - Sezione di Bergamo
24 Aprile 2016 - Genova
Questa è una storia semplice e per questo molto concreta. Tutto inizia il 29 agosto 1490. 
Benedetto Pareto, contadino di Livellato in Valpolcevera, porta al pascolo il suo gregge sulla vetta del Monte Figogna, come fa ogni giorno. È in quella sua concreta quotidianità e nel suo ambiente di vita, che la Madonna gli si manifesta. Per Benedetto si tratta di un incontro straordinario e semplice al tempo stesso. Non si domanda tanto come sia possibile che gli appaia la Madonna ma piuttosto come sia possibile che la Madre di Dio appaia a lui, un contadino nascosto nella storia e in un luogo di periferia, e gli chieda di costruire una cappella. Maria lo rassicura e lo incoraggia.
Il trenino di oggi e quello di allora: non trovate una certa assomiglianza?
In lontananza una luce: che sia la porta del Paradiso?
Benedetto trova una prima resistenza nella moglie, che lo mette di fronte alle sue responsabilità: “Tutti sanno che sei un uomo semplice, ora diranno che sei anche pazzo”. Benedetto riflette e desiste. Poi però cade da un albero e si riduce in fin di vita. Maria gli appare nuovamente e lo risana. Di fronte al miracolo della guarigione inspiegabile, mentre i medici ne avevano diagnosticato la morte imminente, tutta la famiglia si unisce al compito di Benedetto: costruire!
E c’è di più: la bellezza di questa storia sta anche nel fatto che i suoi protagonisti la testimoniano davanti ad un notaio, pochi decenni dopo i fatti: la famiglia ha voluto mettere nero su bianco, con uno scritto civile, un fatto soprannaturale, per dire: è accaduto davvero, credeteci!
E ci hanno creduto in tanti, dal 1490 in poi! Migliaia di costruttori con Maria, piccoli e grandi ma tutti pietre angolari della "cappella" che Maria voleva. Perché Benedetto non poteva immaginare che la sua piccola costruzione era solo un punto di partenza, un simbolo.
Dalla sua disponibilità prese avvio un grande movimento di riforma popolare della fede, che contagiò le comunità della valle, scese al mare e a Genova, coinvolse il clero locale, superò i confini liguri, viaggiò in Italia e diede il suo contributo in tutto il mondo, muovendosi accanto ai liguri emigranti e missionari. 
Il Cristo Nero della prima metà del '900 e l'Altare Maggiore in marmo bianco.
Nel frattempo il primo manufatto di Benedetto crebbe e si moltiplicò. Sempre più fedeli salivano a quella che fin dalle origini fu chiamata la “Madonna della Guardia”, con tutti i mezzi di locomozione ma soprattutto a piedi: gli otto chilometri in salita che portano alla vetta divennero così un “pellegrinaggio”, su strada sterrata prima e asfaltata poi, che moltissimi facevano a piedi nudi.
Il presbiterio e l'Altare della Vita: santa  Gianna Beretta Molla.
Per accogliere tutti si costruì un primo santuario, che tuttavia presto non bastò: così nel 1890 si edificò la Basilica attuale, frutto di un grande concorso di popolo, opera di fatica, con squadre di uomini da tutta la vallata e dalla città che prestavano giornate intere per portare in vetta materiali e costruire.
Come ti ho promesso, "fratello" Sandro, ti ho acceso una candela nella sala dei ceri.
Mi auguro di vederti molto presto: ho una gran voglia di starti dietro nella prossima camminata...
anche perchè d'avanti è impossibile!
Il lavoro fu lungo e paziente: la nuova basilica era già a buon punto quando si scoprì che il terreno cedeva. Fu demolita e rifatta. Tutto si fece perché Maria aveva chiesto una casa e perché tutti intuivano che sarebbe stata casa di tutti. Ecco. Questa è la casa in cui anche noi oggi (non tutti...per la verità ben pochi!) siamo entrati. 

Mi sono fatto la morosa...per la Madonna!! Ciao Piera!

Vorrei ringraziare la redazione de "Il Rododendro" per aver scelto, tra decine, ma cosa dico!,
 tra centinaia di articoli, il mio "Trenino che scala la montagna" pubblicato sul n.2/16.
Grazie! Grazie di cuore!
Vi invio il mio codice iban (IT..............................000) per il versamento dei 300 euro pattuiti.
Grazie ancora!! E che Dio vi benedica!!

RadioValleImagna, frequenza 55 battiti al minuto.

Domenica c'erano 24 gradi, stamattina solo 6! Pazzesco!! Esco pazzo!!!

lunedì 25 aprile 2016

17. 1945: LA LIBERAZIONE
IL NOSTRO INNO

1945. Bergamo. Comizio del comandante Fletcher
con i membri del CLN dopo la Liberazione.
Ed arriviamo così al mese di aprile 1945 ed ai giorni dell’insurrezione.
Le forze partigiane potevano ormai contare su centinaia di uomini armati ed addestrati: ottanta inquadrati nella 86A “Garibaldi” e venticinque nella “Matteotti” in Val Taleggio, cinquanta nei “Cacciatori delle Alpi” in alta Valle Brembana, duecento nella “XXIV Maggio” e duecentocinquanta nella “Fratelli Calvi” in Valle Serina e nella zona di Villa d’Almè, più altri pronti ad intervenire in caso di necessità. Dall’inizio di aprile ogni giorno fu un susseguirsi di sabotaggi sulle strade e sulla linea ferroviaria, cattura di prigionieri, fucilazione di spie, scontri armati.
Il 25 aprile 1945 i primi ad entrare in azione furono i partigiani della “XXIV Maggio”, stanziata a Serina, comandati dal commissario di Divisione Mario Invernici e dal capitano inglese Manfredi che nella nottata occuparono la caserma delle G.N.R. di Zogno, la caserma della Brigata Nera e gli uffici della Forestale di San Pellegrino, imponendo la resa incondizionata a tutti i fascisti.
Il 26 aprile venne occupato San Pellegrino: i duecento fascisti presenti in paese si arresero rapidamente. Dall’alta valle in­tanto scese la formazione “Cacciatori delle Alpi” che liberò Piazza Brembana, mentre l’86A “Garibaldi” occupò San Giovanni Bianco attaccando il presidio fascista che si arrese nel giro di poche ore e danno luogo al alcune esecuzioni di elementi da tempo segnalati per la loro attività anti-partigiana. I partigiani della “XXVI Maggio” decisero di fucilare a Cornalba un gruppo dei militi della Forestale di San Pellegrino autori dell’eccidio della fine del 1944. Causa un guasto, il
camion che li trasportava si fermò proprio sulla salita del laghetto di Algua e qui otto forestali furono fucilati. Arrivati a San Pellegrino tutti i partigiani si diressero verso Bergamo, fermandosi a Pontesecco, in attesa che si concludessero le trattative di resa, e dove era già arrivata la brigata “Vittorio Veneto”. Respinti dai cecchini presenti sulle mura di Città alta e arrestati dal posto di blocco nei pressi di Borgo San­ta Caterina, il grosso dei partigiani attesero il giorno seguente. Bartoli e la “Cacciatori delle Alpi” si avviarono verso San Virgilio, occupando il colle senza trovare particolare resistenza.
Nella prima mattinata del 27 aprile le for­mazioni della Valle Brembana si diressero verso il centro, ad eccezione di venti uomini della “XXIV Maggio” che si diressero verso Città Alta, che fu liberata in poco tempo. Intanto in città, ma soprattutto in periferia, la tensione divenne altissima. Nei pressi di Seriate una colonna fascista incontrò i partigiani della 53A “Garibaldi” e alcuni della “XXIV Maggio”; caddero ventidue partigiani e dodici civili. Un’altra colonna da Colognola si diresse verso Martinengo, mentre una terza proveniente da Brescia aprì delle trattative con i partigiani, evitando di entrare in città. In centro si scatenò la caccia al fascista e ai cecchini repubblichini che sparavano dai tetti in direzione dei partigiani e dei civili. Dopo lunghe ore di trattative con i tedeschi, in prefettura, brulicante di parti­giani, venne consegnata la dichiarazione di resa agli inglesi; essendoci solo due inglesi a Bergamo i partigiani la stracciarono. Nella nottata si scatenarono scontri tra partigiani e fascisti in rotta per tutta la pia­nura. Gli scontri più sanguinosi avvennero a Seriate, Capriate, Cisano Bergamasco, Caravaggio, Ciserano e Fara.
All’alba del 28 aprile, stremati da una notte di combattimenti, una staffetta tedesca con­segnò in prefettura la dichiarazione di resa agli inglesi e agli italiani:

Bergamo è libera, Bergamo è anti­fascista!


Le prime forze partigiane che entrarono in Bergamo il 26 aprile 1945 furono i partigiani della “XXIV Maggio” mentre gli alleati entrarono a Bergamo il 29 aprile.
Il 4 maggio ebbe luogo a Bergamo la sfilata ufficiale di tutte le formazioni partigiane. Ma ben presto tutti i gruppi furono smobilitati, in modi anche alquanto bruschi.
A San Pellegrino i partigiani della “XXIV Maggio” furono disarmati il 27 maggio sulla pubblica via da una ventina di carabinieri al comando di un capitano inglese.

Il giorno della Liberazione a Piazza Brembana.




Concludo questa mia ricerca in diciassette "pagine" con dei pensieri a me cari.
“Non è possibile parlare di Resistenza senza parlare di sentieri, di colline, valli e montagne. Per capire che cosa è capitato dall’8 settembre 1943 al 25 aprile 1945 è necessario cercare di ascoltare alberi, fiumi, colline, montagne, prendere uno zaino e infilarsi un paio di scarponi.
Per ricordare bisogna camminare, e il cammino diventa ricordo e scoperta: dentro la bellezza della natura, si scoprono e si ritrovano la storia degli uomini e delle idee. Si ritrovano la storia e le idee di quegli uomini e donne che dopo l’8 settembre 1943 scelsero di andare a combattere in montagna per un muto bisogno di decenza”.
Primo Levi  - Se non ora, quando?.
Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani…”.
Piero Calamandrei - avvocato, padre costituente, giornalista, politico e docente universitario.
“Dio mio, quanto vi siete divertiti!”.
Italo Calvino -  letterato e partigiano.
 

Grazie a tutte quelle persone che mi hanno seguito in questo racconto. Facciamo in modo che il 25 Aprile non resti solamente una giornata da picnic, da passare "fuori porta"...per non dimenticare!.