domenica 31 dicembre 2023

 CREMA e Quartiere SABBIONI

Gran bella giornata! Con Don Roberto e gli amici della parrocchia di Presezzo, mi sono recato a Crema. La mattina trascorsa con Cicerone che ci ha raccontato, e fatto visitare, gli stupendi monumenti di arte della simpatica cittadina. Siamo partiti dalla “quasi” periferia: il favoloso Santuario di S. Maria della Croce. Nell racconto c’è la presenza, come quasi sempre negativa, di un valdimagnino. Zitti, zitti (per modo di dire), piano piano, senza rovinare il tranquillo tran tran dei suoi cittadini, ci siamo introdotti all’interno della “fortezza” di mura venete per stropicciarci gli occhi per tanta meraviglia. Troppa…e siamo solo a 40 km da Bergamo …cioè sotto il nostro naso! Una particolare menzione al Convento dei frati Agostiniani, oggi Museo Civico, con i suoi affreschi, al Torrazzo, al Duomo con il Crocifisso Bruciato, ai vari palazzi nobili,…






















Al pomeriggio, ci siamo diretti nel quartiere Sabbioni per il grande presepe della civiltà contadina: ha compiuto ben 34 lunghi anni ma ben portati!. La geniale e meritata intuizione di un appassionato gruppo di volontari e la tradizione francescana (la parrocchia dei Sabbioni è retta infatti dai frati cappuccini) ha favorito l’incredibile sviluppo di questa iniziativa, partita inizialmente come una semplice gara di addobbi natalizi. Oggi è allestito su un’area all’aperto di circa 3000 metri quadri. Si tratta di una ricostruzione estremamente fedele del mondo e della vita contadina, ambientata nella prima metà del Novecento, così come si svolgeva nei paesi rurali del Cremasco. Vi sono disposte in scenografie suggestive qualcosa come 300 riproduzioni fra uomini e animali, tutti rigorosamente a grandezza naturale: le statue, scolpite in legno e in gesso e modellate con maestria, dimostrano un amore e un’attenzione per i particolari quasi maniacale. Gli organizzatori, da un lato attraverso una paziente ricerca e raccolta degli utensili e degli attrezzi d’epoca, dall’altro grazie a uno studio accurato dei costumi e delle usanze di cascina, fanno rivivere ogni anno un vero e proprio villaggio contadino e ricreare un’atmosfera certamente lontana eppure familiare. Senza retorica e nostalgie ma con un chiaro appello alla memoria collettiva, si torna a vivere il Natale povero delle passate generazioni, le emozioni perdute del trasloco di San Martino, le immagini antiche dei lavoratori itineranti: gli spazzacamini e i calderai, i cestai e gli arrotini, i menalatte, le lavandaie e i carrettieri,…. Si respira l’aria delle botteghe artigianali; il fabbro, il falegname, il sellaio e il droghiere sono tutti all’opera, immersi con naturalezza nelle loro faccende quotidiane, che oggi ci appaiono per certi aspetti straordinarie. Il mulino con la pesante macina, la stalla con i vari animali, la scuola con la maestra e i bambini, il forno comunitario, la ruota degli esposti costituiscono altrettanti piccoli pezzi di storia e ricompongono il mosaico di una passata identità. Tante presenze coronano il gruppo centrale della Natività, composto di una grotta-stalla, che polarizza l’attenzione per la sua spettacolare coreografia. I riflessi luminosi del pallido sole invernale e le ombre notturne rischiarate dalle fiamme del falò producono magiche suggestioni. É un viaggio affascinante, un recupero dei ricordi.