venerdì 29 novembre 2019

28 novembre 2019
EDO & GALDI

Una voce è giunta al nostro orecchio riguardante la sistemazione della vecchia funicolare, che portava da San Pellegrino alla Vetta, e della prossima ristrutturazione del vecchio hotel, Andiamo a vedere! Volendo fare qualche passo in più partiamo dal piazzale del mercato di Zogno, seguendo l’oramai abituale pista ciclabile. Passata l’ex stazione ferroviaria, oggi Museo del Soldato, di Zogno e attraversato il Brembo, costeggiamo l’enorme stabilimento della S. Pellegrino arrivando nei pressi della Clinica Gavazzeni. Da dietro il Tempio dei Caduti o della Vittoria (1924) parte il sentiero che, lambendo le ultime case, continua a salire fino ad arrivare alla località Falecchio. Si può ora volgere un primo sguardo alle frazioni della sponda destra del Brembo. Rimangono ancora diversi centri rurali, piccoli borghi che ancora conservano i segni del passato, nuclei di case spesso in pietra, solo in parte ristrutturate e circondate da campi o prati che storicamente sono state l’unica fonte di reddito per i contadini. Si sale tra le case (occhio a seguire i bolli o frecce gialle), e attraversata la strada s’imboccano prati: un altro colpo d'occhio su San Pellegrino cattura subito l’attenzione del mastodontico Grand Hotel. La mulattiera entra in un rado bosco, disegnando tornanti molto curati: bellissimo questo tracciato..!!. Il sentiero prosegue fino alla località Botta e, attraversata la strada, ci permette di arrivare fino alla località Vetta. A Falecchio ci s’imbatte nel ponticello presso la stazione intermedia (che non sarà ripristinata): in basso si può notare il binario unico e lo scambio che permetterà alle due vetture di incrociarsi. Continuiamo la salita, linea guida per fortuna i ben presenti segni gialli: la mulattiera concede una vista più ampia su San Pellegrino. Ed è così che si sbuca alla Vetta: il biglietto da visita però non è dei migliori. Il viandante è accolto dai ruderi dell'albergo e del ristorante. Pochi passi e siamo alla stazione di arrivo della Funicolare, che spicca per il suo "giallo polenta" molto acceso. Nessuno in circolazione e il cantiere sembra abbandonato. Due operai, colti nell’ora di pranzo, ci dicono che è quasi tutto pronto ma che la funicolare prenderà servizio nel giugno del prossimo anno. Nella stazione a monte la presenza di una delle due vetture. Nel piazzale di fianco alla stazione è stato costruito un basamento che ospita il vecchio motore della funicolare, con la puleggia di rimando della fune. A questo punto un discorso a parte va fatto per questa frazione che, con le sue villette di inizio ‘900 e la funicolare, si discosta dalle caratteristiche sopra descritte, rimandando piuttosto alla belle époque di San Pellegrino Terme. In prossimità della chiesetta dedicata alla Madonna Assunta prendiamo prima il sentiero e, per non pestare il c… per terra visto i segni dell’enormità di acqua caduta il giorno prima, e poi la strada asfaltata. Alternandola con la strada sterrata e tagliando vari tornanti arriviamo all’antica e caratteristica bella frazione di Frasnito posta su un vasto pianoro. Quindi scendiamo alla frazione Ripa e tramite mulattiera, ritorniamo a S. Pellegrino vicino alla chiesa di S. Francesco.



















Pranzo e ritorno sulla ciclopedonale verso Zogno. Piccola deviazione per vedere la chiesetta di Santa Maria di Lourdes. Il 18 luglio del 1987 è una data che ha segnato tragicamente la Valle Brembana. Un naufragio vero e proprio si è scatenato sulla Valtellina e sul ramo del Brembo di Olmo scaricando un’impressionante quantità di acqua. La portata del Brembo in quelle ore sarà stimata a monte di San Giovanni Bianco in 500mc/s, rispetto alla media stagiona le di 30 mc/s. In prossimità del fiume sorgeva una piccola chiesina comunemente nota come chiesetta della Al Derò. La furia del Brembo di quelle ore la rasa al suolo. La nuova chiesetta, oggi in posizione elevata, fu edificata nel 1990. A ricordo della vecchia chiesa ora c’è una croce che ricorda il luogo dove era posto l’altare. 







Caffè al bar Roma: ci sentiamo osservati...


lunedì 25 novembre 2019

GALDI
25 novembre 2019

Non c’è primavera che si rispetti in cui il bergamasco doc non organizza un pic-nic alla Maresana, precedentemente conosciuta come Monte Torsillo. Ci si arriva in auto o, molto più entusiasticamente, a piedi per uno dei tanti sentieri che arrivano a questa meta. Il più amato dai bergamaschi è indubbiamente quello che parte da Monterosso: quartiere cittadino appena dietro lo Stadio di Bergamo, è il punto di partenza del sentiero 533 che porta fino a Selvino, in poco più di quattro ore, ma per oggi concediamoci una breve escursione fino alla Maresana. Il primo tratto del sentiero che percorriamo si chiama Filone della Maresana: fra rocce e massi, l’altitudine passa abbastanza velocemente dai 310 ai 546 metri. Sebbene non sia particolarmente impegnativo, è bene essere preparati a una mezzora di massi da salire. Arrivati alla Maresana, ci sono degli ampi prati con panche, tavoli e fontanelle dell’acqua, la chiesa di san Marco alla Maresana che risale al 1619, una trattoria e, nelle immediate vicinanze, una cascina ristrutturata (Cà Matta) che costituisce un’unità didattica del Parco dei Colli, per promuovere la conoscenza e la tutela di fauna e flora del territorio. Altro punto di riferimento è la Croce dei Morti, un monumento dedicato ai caduti, posto sulla sella in cui la strada cambia versante. Da qui parte il sentiero che conduce alla cima del Canto Alto, il punto più elevato del parco. Con una buona mezzora di strada asfaltata in decisa salita e venti minuti in un bel castagneto si raggiunge il Crocione del Boscone, eccellente punto panoramico. Per il ritorno scendo a Rosciano, conosciuto per il suo santuario (LEGGI) e a Ponteranica, per poi ritornare a Monterosso e completare in quattro ore un bel giro ad anello.