La Luce della Pace da Betlemme a Locatello
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Informazioni personali
domenica 18 dicembre 2016
lunedì 12 dicembre 2016
Bel sentiero tra fede, natura e storia che si snoda da Sotto il Monte, paese natale di Papa Giovanni XXIII, fino ad arrivare a Caprino Bergamasco, percorso che il futuro Papa percorreva per recarsi alla scuola di Celana. Un percorso notevole di quindici chilometri, che si snoda su mulattiere e sentieri, tra fitti boschi di castagni e caratteristici borghi sparsi qua e là, fiancheggiato da modesti rilievi montani che danno vita alla Val San Martino.
E' questa l’occasione per ricordare Papa Giovanni XXIII e per conoscere questi sentieri, poco conosciuti ma molto belli, alle pendici del Monte Canto, del Monte Tesoro, dell’Ocone e della Corna Camozzera.
Alla partenza e lungo il tragitto sono collocati 7 sassi commemorativi: ognuno indica una tappa del percorso in ricordo del passaggio del futuro Papa. Voluto da Monsignor Battista Roncalli, il sentiero è stato inaugurato il 9 settembre del 2000 e riqualificato con la nuova segnaletica l'11 ottobre 2015, grazie all'aiuto del CAI di Bergamo, che ha completato con cartelli il percorso, e dei Comuni toccati dal sentiero.
"Quando il nostro padre
mi accompagnò verso i boschi
di Faida verso Villa d'Adda
e là mi lasciò proseguire solo
verso Pontida, dove stà la casa
dei nostri zii di Cà de Rizzi, per andare poi
di là in Celana come caldo forese,
trovandomi li solo, nel bosco,
ed al freddo, piansi ripensando
al tepore della famiglia
appena abbandonata".
Angelo Giuseppe Roncalli
“Antico percorso, tra i campi e i boschi, fatto da Angelino Roncalli, futuro Papa, per recarsi a scuola, a piedi da solo, al Collegio di Celana, all’età di 11 anni”: così recita il testo scolpito a mano sui sassi commemorativi lungo il percorso. Papa Giovanni XXIII, durante la sua fanciullezza, a partire dalla sua casa natale di Sotto il Monte, era solito percorrere tre sentieri per recarsi nei luoghi a lui più cari. A questi percorsi, come alla sua terra natale, rimase legato tutta la vita. Il più conosciuto e frequentato ora è quello che Angelino Roncalli, già da undicenne percorreva per recarsi a scuola al Collegio di Celana di Caprino e, poi, da seminarista e da prete, ripercorreva, prolungandolo fino a San Antonio e San Gregorio come passeggiata. Gli altri due percorsi cui il futuro Papa Giovanni era particolarmente affezionato erano, passando da Carvico e Villa d’Adda, quello per recarsi alla Madonna del Bosco e quello che conduce a Imbersago (traghetto).
Il tracciato, da Sotto il Monte a Celana e fino a San Gregorio, a lungo poco valorizzato, è stato recentemente recuperato e ripristinato per escursionisti e pellegrini, ora è un vero e proprio percorso della memoria. E’ stato valorizzato con la posa anche di sassi commemorativi indicatori delle tappe del percorso (cinque fino a Celana, sette fino a S. Antonio e San Gregorio) e con la messa in opera di nuova appropriata segnaletica a cura dell’Associazione Monvico e di altre istituzioni ed anti pubblici e privati.
Il tracciato, da Sotto il Monte a Celana e fino a San Gregorio, a lungo poco valorizzato, è stato recentemente recuperato e ripristinato per escursionisti e pellegrini, ora è un vero e proprio percorso della memoria. E’ stato valorizzato con la posa anche di sassi commemorativi indicatori delle tappe del percorso (cinque fino a Celana, sette fino a S. Antonio e San Gregorio) e con la messa in opera di nuova appropriata segnaletica a cura dell’Associazione Monvico e di altre istituzioni ed anti pubblici e privati.
Partiamo a Sotto il Monte dalla casa natale di Papa
Giovanni, situata vicino alla Chiesa di Santa Maria di Brusicco, dove fu
battezzato Angelo Giuseppe Roncalli. D’obbligo la visita alla casa natale e
alla chiesa. Un primo sasso commemorativo all’ingresso della casa natale
indica l’inizio del percorso, ben segnalato da cartelli posti sulla strada che
indirizzano il cammino. Percorriamo in successione, seguendo le indicazioni
scritte e/o i bolli rettangolari bianco-rossi con la scritta JXXIII, alcune vie
di strada asfaltata fino a immetterci, in località Malmetida, in zona collinare,
lontano dall’abitato, su una stradetta sterrata a tratti cementata o
acciottolata, dov’è posto il secondo sasso commemorativo da dove in leggera
salita raggiungiamo la località Mulini.
Continuiamo fiancheggiando bellissimi
muri a secco, tra prati e boschi distesi sul versante ovest del Monte Canto
fino a giungere in località Alzata in corrispondenza del bivio con la strada
che sale a Tassodine. Pieghiamo a sinistra fino a raggiungere il quadrivio dove
imbocchiamo a destra la via Alzata e, a seguire, la via Valle con la chiesetta
di S. Bernardino. Raggiunto un bivio con santella votiva, lasciamo la strada
asfaltata per piegare a sinistra sulla comoda sterrata che, man mano che si
inoltra nel bosco, diviene quasi pianeggiante, offrendo bei panorami sulla
valle dell’Adda con vista verso la Madonna del Bosco.
In località Acquedotto,
dove ci si presenta sull’alto muro a secco il terzo sasso commemorativo proseguiamo lungo la stradetta-mulattiera sino alla località Gavardo, dove
fiancheggiamo, sulla destra, l’omonimo agriturismo. Superata una sbarra che non
consente il passaggio alle autovetture, ci inoltriamo nel bosco ora su un
sentiero vero e proprio che ci porta, in un ambiente selvaggio, completamente
disabitato, nel bosco di prevalenti castagni, dov’è comunque situata un’area
pic nic. In località Roccolo ci si presenta il poco piacevole spettacolo di
alcune costruzioni recenti incompiute ed abbandonate, disposte a mo’ di
villaggio residenziale, come pure, nella sottostante ampia radura di Faida, una lunga
costruzione lasciata inconclusa.
Proseguendo su sentiero nel bosco, in vista di Celana
sullo sfondo dei Monti Linzone e Tesoro, incontriamo il quinto sasso
commemorativo e una successiva cappelletta per poi abbassarci alla località di
Ombria, da dove, usciti su strada asfaltata, giungiamo al Collegio di Celana, dove andava a scuola. Nell'edificio, fondato dal Cardinale Borromeo, ancora oggi si trova l'aula che frequentava il futuro Papa. All'interno della chiesa c'è un piccolo museo dedicato al suo periodo scolastico. Da vedere anche la Pala de di Lorenzo Lotto. Punto di arrivo è San Gregorio a Cisano Bergamasco, luogo in cui dormiva all'interno della canonica.
Per un “eventuale futuro" ritorno a piedi verso Sotto il Monte conviene rientrare con percorso ad anello (ed anche più breve!) passando da Pontida e Fontanella. Quindi da Celana scendiamo a Pontida, dove possiamo sostare e visitare il l’Abbazia, Monastero cluniacense di S. Giacomo Maggiore. Dall’Abbazia seguendo le indicazioni per Fontanella, alla fine del cimitero, prendiamo il sentiero, che prima su stradetta in terra battuta, poi su mulattiera-ampio sentiero, sale in traverso il versante nord del Monte Canto, attraversando fitti boschi di castagni.
Incontriamo nel mezzo del bosco la Pietra di S. Alberto da Prezzate, una grande pietra sagomata comodamente a misura d’uomo, dove, secondo la leggenda, il santo, si distendeva per riposare e dove trovava immediato sollievo a mal di schiena e gambe di cui soffriva. Raggiunta la dorsale, scendiamo all’Abbazia di Fontanella. Qui conviene sostare per visitare lo splendido complesso monastico, aperto al pubblico. L'Abbazia fu fondata nel 1080 da Alberto di Prezzate; in tempi più recenti, fu gestita da Padre David Maria Turoldo dal 1964 fino al 1992, data della sua morte. Per rientrare a Sotto il Monte imbocchiamo un breve e comodo sentiero, oltre che ben segnalato. In saliscendi e in leggera discesa, il piacevole sentiero di ‘mezzacosta’, che attraversa boschi di castagni, robinie, noccioli, ci porta alla Torre di S. Giovanni con la chiesetta di Santa Maria che domina l’abitato di Sotto il Monte con ampia vista sulla pianura. Infine scendiamo su mulattiera gradinata a Ca’ Maitino, dove è possibile visitare il Museo di Papa Giovanni, per rientrare alla Chiesa di Santa Maria di Brusicco e alla casa natale di Papa Giovanni, dove si chiude il bel percorso ad anello.
E dopo 15 km. di sacro
un augurio un pò profano.
Ma voglio esagerare!
Tanti, tanti, tanti, tantissimi auguri a tutti!!
Tanto...sono gratis!!!
lunedì 21 novembre 2016
UOE👍-Bergamo
20 Novembre 2016
C’è un paese
incantato dove le Alpi si tuffano nell’azzurro del lago di Garda e le atmosfere
alpine abbracciano quelle mediterranee. Un paese dove il fascino di una natura
incontaminata appaga lo spirito e dove la vita scorre semplice e tranquilla,
seguendo il ritmo delle stagioni.
Tremosine, con la sua
Pieve che si sporge sulla roccia a picco sul lago di Garda, è uno dei “Borghi più belli d’Italia”, prestigioso
“club” al quale appartiene un
limitato numero di paesi che si contraddistinguono per bellezze paesaggistiche,
armonie architettoniche, patrimonio ambientale, ricchezze storico-artistiche-culturali
ed interessanti tradizioni religiose, popolari e gastronomiche. Raggruppa numerosi
piccoli borghi, caratteristici e molto suggestivi, incastonati in un ambiente
naturale davvero unico con dei paesaggi e dei panorami di straordinaria
bellezza: un vero paradiso situato nel cuore del Parco Alto Garda Bresciano!
Noi ci siamo! E tu? Dopo una ricerca affannosa di…caffeina, attraversiamo il ponticello nelle vicinanze della piazza di Campione. E’ l'unica frazione a lago del comune di Tremosine ed è situata sul delta del torrente S. Michele. La penisola di Campione fu sede, a partire dal XVI secolo, di varie industrie: cartiere, fucine e mulini che sfruttavano la caduta dell’acqua del torrente che scende a precipizio dall’altopiano sovrastante. Nel 1700 l’acquistarono gli Archetti, ricchi mercanti di Brescia, che vi aggiunsero una filanda, vi eressero un palazzo (1730-1740) e una chiesetta dedicata S. Ercolano e demolita nel secolo successivo. L’alluvione che si abbattè sul territorio nel 1807, distrusse le antiche officine e Campione rimase pressochè disabitata per circa un secolo. Nel 1896 Giangiacomo Feltrinellì e Vittorio Olcese vi eressero un cotonificio e un villaggio operaio con chiesa, teatro, convitto e spaccio. Dopo la chiusura del cotonificio avvenuta nel 1981, ha subito una fase di abbandono e solo recentemente è iniziato il recupero del villaggio con finalità turistiche.
Proseguiamo su una scalinata per lo più in cemento: qui inizia la condotta forzata che permetteva il funzionamento del cotonificio. In seguito incontriamo una galleria (è bassa, attenti alla testaa…aahhh!! Ragazzi…che botta!!), un camminamento con numerose opere idrauliche e due bacini, varie canalizzazioni e un ponte sopra la forra profondissima del fiume San Michele. Il sentiero richiede particolare cautela, i panorami sono da brivido, la macchina fotografica è sempre in funzione. Più avanti il percorso diventa ripido, molti i gradini in pietra a volte scavati nella roccia e tutto intorno una magnifica vegetazione da macchia mediterranea.
Neanche il tempo di scambiarci due brevi parole…di più non riusciamo perché abbiamo appena finito lo sciroppo amaro della salita… che, come per incanto, il paesaggio cambia radicalmente e il sentiero passa in mezzo ad olivi, con prati delimitati da muretti a secco, non sempre in buono stato, con la pietra di “Lo”: per diversi portali e per il pavimento della Chiesa di Pieve è stata utilizzata questa pietra. Un anziana signora dai capelli rossi intenta a pulire le verdure del suo ancor rigoglioso orto ci racconta che anche l’asilo di Pregasio è stato costruito con questa pietra. Da questa località, sede dì un’antica cava di pietra, la vista spazia incontrastata sul lago, sul Monte Baldo e sul Montecastello. Oramai ci siamo: passiamo per il bel centro storico di Pregadio…volevo dire Pregasio (un po’ di stanchezza abbinata all’età…scusatemi!!) e, tra potature di olivi, arriviamo con soddisfazione a Pieve.
Si trova sulla sommità di una falesia scavata dal ghiacciaio. Il Garda è a m. 65 s.l.m., il capoluogo a m. 423. Per secoli li ha uniti uno dei sentieri più belli del mondo, il Sentiero del Porto, che faremo al ritorno dopo un lauto pranzo degno di un “Angelo”, gustando un panorama mozzafiato e lasciandoci accarezzare dalla brezza che viene dal lago. L’antico selciato e le pietre annerite dei muretti di riparo raccontano di uomini e baratti, di merci portate a spalla con fatica mostruosa. Arrivati in alto, la terrazza panoramica che ti riconcilia con il paradiso intorno. Su e giù…giù e su…prima per arrivare al porto, quasi nascosto al piede della valletta, poi per raggiungere il cotonificio, a Campione, fonte di lavoro per centinaia di operai. Su e giù…anche per andare in montagna, a tagliar erba per gli animali, a fare la legna per il focolare ma anche per la calchéra e il poiàt. Poi la caccia, la stalla, la locanda...Pieve vive ancora questa dimensione tra lago e cielo, mentre il Baldo, la montagna imponente che si allunga sulla riva veronese, assomiglia ad un guardiano attento e fedele. Al tramonto il grappolo delle case intorno al Castèl e alla chiesa ti accoglie nei suoi vicoli stretti e ti protegge. Un giro e d’uopo…si dice così? Il tempo di un pranzo…io che non l’ho fatto per girovagare in questo piccolo paradiso!
Procedendo a piedi…mi viene in mente i bus di Bergamo con scritto: ”Io vado a metano!” e mi vien da ridere…verso la chiesa di San Giovanni Battista con il bel campanile romanico. Esisteva già nell’VIII-IX secolo una cappella, poi abbattuta per far posto alla pieve, in stile romanico, dedicata a Santa Maria, citata in una bolla del 1186 del papa Urbano III. Di quell’epoca restano il campanile e alcuni muri della canonica. Infatti intorno al 1570 la chiesa romanica fu demolita e fu costruito un nuovo edificio sacro, dedicato a San Giovanni Battista. Oltre agli altari essa custodisce veri e propri capolavori, tra cui la cantoria del presbiterio e gli scranni.
Noi ci siamo! E tu? Dopo una ricerca affannosa di…caffeina, attraversiamo il ponticello nelle vicinanze della piazza di Campione. E’ l'unica frazione a lago del comune di Tremosine ed è situata sul delta del torrente S. Michele. La penisola di Campione fu sede, a partire dal XVI secolo, di varie industrie: cartiere, fucine e mulini che sfruttavano la caduta dell’acqua del torrente che scende a precipizio dall’altopiano sovrastante. Nel 1700 l’acquistarono gli Archetti, ricchi mercanti di Brescia, che vi aggiunsero una filanda, vi eressero un palazzo (1730-1740) e una chiesetta dedicata S. Ercolano e demolita nel secolo successivo. L’alluvione che si abbattè sul territorio nel 1807, distrusse le antiche officine e Campione rimase pressochè disabitata per circa un secolo. Nel 1896 Giangiacomo Feltrinellì e Vittorio Olcese vi eressero un cotonificio e un villaggio operaio con chiesa, teatro, convitto e spaccio. Dopo la chiusura del cotonificio avvenuta nel 1981, ha subito una fase di abbandono e solo recentemente è iniziato il recupero del villaggio con finalità turistiche.
Proseguiamo su una scalinata per lo più in cemento: qui inizia la condotta forzata che permetteva il funzionamento del cotonificio. In seguito incontriamo una galleria (è bassa, attenti alla testaa…aahhh!! Ragazzi…che botta!!), un camminamento con numerose opere idrauliche e due bacini, varie canalizzazioni e un ponte sopra la forra profondissima del fiume San Michele. Il sentiero richiede particolare cautela, i panorami sono da brivido, la macchina fotografica è sempre in funzione. Più avanti il percorso diventa ripido, molti i gradini in pietra a volte scavati nella roccia e tutto intorno una magnifica vegetazione da macchia mediterranea.
Neanche il tempo di scambiarci due brevi parole…di più non riusciamo perché abbiamo appena finito lo sciroppo amaro della salita… che, come per incanto, il paesaggio cambia radicalmente e il sentiero passa in mezzo ad olivi, con prati delimitati da muretti a secco, non sempre in buono stato, con la pietra di “Lo”: per diversi portali e per il pavimento della Chiesa di Pieve è stata utilizzata questa pietra. Un anziana signora dai capelli rossi intenta a pulire le verdure del suo ancor rigoglioso orto ci racconta che anche l’asilo di Pregasio è stato costruito con questa pietra. Da questa località, sede dì un’antica cava di pietra, la vista spazia incontrastata sul lago, sul Monte Baldo e sul Montecastello. Oramai ci siamo: passiamo per il bel centro storico di Pregadio…volevo dire Pregasio (un po’ di stanchezza abbinata all’età…scusatemi!!) e, tra potature di olivi, arriviamo con soddisfazione a Pieve.
Si trova sulla sommità di una falesia scavata dal ghiacciaio. Il Garda è a m. 65 s.l.m., il capoluogo a m. 423. Per secoli li ha uniti uno dei sentieri più belli del mondo, il Sentiero del Porto, che faremo al ritorno dopo un lauto pranzo degno di un “Angelo”, gustando un panorama mozzafiato e lasciandoci accarezzare dalla brezza che viene dal lago. L’antico selciato e le pietre annerite dei muretti di riparo raccontano di uomini e baratti, di merci portate a spalla con fatica mostruosa. Arrivati in alto, la terrazza panoramica che ti riconcilia con il paradiso intorno. Su e giù…giù e su…prima per arrivare al porto, quasi nascosto al piede della valletta, poi per raggiungere il cotonificio, a Campione, fonte di lavoro per centinaia di operai. Su e giù…anche per andare in montagna, a tagliar erba per gli animali, a fare la legna per il focolare ma anche per la calchéra e il poiàt. Poi la caccia, la stalla, la locanda...Pieve vive ancora questa dimensione tra lago e cielo, mentre il Baldo, la montagna imponente che si allunga sulla riva veronese, assomiglia ad un guardiano attento e fedele. Al tramonto il grappolo delle case intorno al Castèl e alla chiesa ti accoglie nei suoi vicoli stretti e ti protegge. Un giro e d’uopo…si dice così? Il tempo di un pranzo…io che non l’ho fatto per girovagare in questo piccolo paradiso!
Procedendo a piedi…mi viene in mente i bus di Bergamo con scritto: ”Io vado a metano!” e mi vien da ridere…verso la chiesa di San Giovanni Battista con il bel campanile romanico. Esisteva già nell’VIII-IX secolo una cappella, poi abbattuta per far posto alla pieve, in stile romanico, dedicata a Santa Maria, citata in una bolla del 1186 del papa Urbano III. Di quell’epoca restano il campanile e alcuni muri della canonica. Infatti intorno al 1570 la chiesa romanica fu demolita e fu costruito un nuovo edificio sacro, dedicato a San Giovanni Battista. Oltre agli altari essa custodisce veri e propri capolavori, tra cui la cantoria del presbiterio e gli scranni.
Giungo
in piazza A. Cozzaglio da cui si gode, dalla terrazza panoramica, di una
bellissima cartolina sul lago, con la classica romantica nebbietta, e sul Monte
Baldo. Lo so! lo so! Sono ripetitivo ma, credetemi, vale veramente la pena! Un
veloce sguardo all’edificio con fontana, antica sede comunale, e al muro dell’Archivio
Storico Comunale, con il leone di S. Marco che regge un libro, spesso
erroneamente associato al Vangelo, con la scritta: “Pax tibi, Marce; evangelista meus” ((Pace a te, Marco, mio
evangelista), ricordo della dominazione veneta (1426-1797). Il Luca, maximum sapiencia, mi spiega che il
libro aperto è simbolo della condizione di pace e di sovranità della
Serenissima mentre chiuso è ritenuto simbolo della sovranità delegata.
Se
a Pieve si domanda di un personaggio, non c’è che l’Arturo, l’Arturo dela
scala tónda. La sua casa, antica e modesta, conserva ancora la struttura,
gli interni, le finestre e la scala esterna su cui egli amava sostare. La scala
è stranamente tónda, l’unica del genere in paese; a lui piaceva così
tanto che cominciò a farsi identificare con quella più che col suo cognome. Per
ricordarlo, a Pieve gli hanno dedicato anche la piazza e una lapide.
Arturo Cozzaglio
(1862-1950) è senza dubbio il figlio più grande di questa terra così aspra.
Progettò nel 1913 la strada di
collegamento con il porto sul lago. Un vero gioiello, incastonato nelle viscere
della montagna, lungo una sua spaccatura. È obbligo percorrerla ammirando le
pieghe della roccia, ma occhio a come si deve mettere i piedi per la discesa, che
come spire di un serpente avvolgono l’antro infernale.
Chi dal lago guarda le case di Pieve allineate sull’orlo dell’altopiano si chiede come possa una strada giungere fin là. Per secoli il sentiero, praticamente una scalinata ripidissima che sbocca sulla terrazza a lago in “sima port”, ha unito il porto al capoluogo, e per secoli gli uomini hanno trasportato a spalla legna, carbone, olio, grano. Poi c’era da solcare l’ampia distesa del lago, verso Desenzano, Torbole e Bardolino, prima affidandosi a barche e barconi, poi ai battelli che nel secondo decennio dell’Ottocento comparvero anche sul Garda.
Seguiamo il tragitto abbandonato della vecchia strada Gardesana, dove la natura si sta riprendendo quello spazio che era suo e che l’uomo ha voluto cambiare, dove l’asfalto è stato sostituito con le numerose vie di arrampicata etichettate per nome e per grado di difficoltà, e arriviamo alla nostra strameritata…merenda! Dannazione! Manca il ginger!! Ma cosa sono venuto a fare oggi? Ciao a tutti, alla prossima stupenda gita con la UOEI e, mi raccomando,...
Chi dal lago guarda le case di Pieve allineate sull’orlo dell’altopiano si chiede come possa una strada giungere fin là. Per secoli il sentiero, praticamente una scalinata ripidissima che sbocca sulla terrazza a lago in “sima port”, ha unito il porto al capoluogo, e per secoli gli uomini hanno trasportato a spalla legna, carbone, olio, grano. Poi c’era da solcare l’ampia distesa del lago, verso Desenzano, Torbole e Bardolino, prima affidandosi a barche e barconi, poi ai battelli che nel secondo decennio dell’Ottocento comparvero anche sul Garda.
Seguiamo il tragitto abbandonato della vecchia strada Gardesana, dove la natura si sta riprendendo quello spazio che era suo e che l’uomo ha voluto cambiare, dove l’asfalto è stato sostituito con le numerose vie di arrampicata etichettate per nome e per grado di difficoltà, e arriviamo alla nostra strameritata…merenda! Dannazione! Manca il ginger!! Ma cosa sono venuto a fare oggi? Ciao a tutti, alla prossima stupenda gita con la UOEI e, mi raccomando,...
…acqua in
bocca!!
Ringrazio Elisa, Caterina e Marco per le fotografie in cui...ci sono io!
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