giovedì 21 febbraio 2019

EDO, EZIO & GALDI
21 febbraio 2019

Il sentiero conduce a quota 1150 metri. Uno spiazzo non troppo grande coperto da erba brulla, “rabiusa” racconta la leggenda popolare, dalla quale prende nome l’omonimo monte: il pizzo Rabbioso, punto di osservazione che spazia la vista a 360°. Luogo in cui nei giorni senza foschia si può addirittura vedere la Madonnina dorata sulla guglia del duomo di Milano, in lontananza gli Appennini, più a nord è coccolato dalle grande cime della Valle Seriana: Alben, Grem, Artera e Menna. Luogo misterico e misterioso posto a termine di una salita verticale che misura e rende umili i passi e i respiri del viandante che si avvicina alla sua cima. E’ il punto più alto dell’abitato di Bracca, domina con la sua altezza gli sguardi ed i sospiri di colui che cerca rifugio alzando gli occhi al cielo. Sito familiare ma poco praticato se non da qualche cacciatore che durante le battute, nel periodo di caccia, cerca collegamento in quota tra i monti di Frerola e quelli di Bracca. Gli alpini di Bracca partoriscono l’idea di posizionare in quota un’opera dal profondo significato simbolico: porre le fondamenta di una croce, un simbolo che resti a perenne memoria dei figli dell’alpe e della roccia di queste contrade, che han servito e amano il paese di Bracca ed i suoi luoghi, anche quelli meno noti. Una croce, un capolavoro ammaliante e sicuramente affascinante per la valorizzazione di un luogo già, di per se stesso, mirabile. Una “croce alpina” se vogliamo sintetizzare in due parole o, meglio, la “croce degli alpini”: nappina rossa e due penne d’aquila forgiate nel ferro, abbracciate alla struttura di una croce. Un ‘opera non invasiva, ma delicata, quasi a voler proteggere l’intimità raccolta in sè. Umile tanto da rappresentare quei uomini e donne di cui non rimane neanche più il nome, che han servito, in tempi di guerra e di pace, il paese. Silenziosa e non appariscente (per poterla vedere bene si deve salire fino alla cima e starle di fronte).
Dal libro di Stefano Zanchi, SENTIERO 597, Corponove.

Al bar, per la colazione,...


...mi sento osservato!

Puro sentiero verticale.


Sentiero ben tenuto e ottimamente segnato.


Località Feni: una sosta prima dello strappo finale.



Le Corne Guzze.

Una stupenda vista a 360 gradi.

La targa ai piedi della croce.



lunedì 18 febbraio 2019

UOEI Bergamo
17 febbraio 2019
FRAMURA, BONASSOLA, LEVANTO
lungo il Sentiero Liguria.

La passeggiata da Framura a Levanto è forse la più bella e varia fra tutte quelle della costa di Levante: si snoda sul Sentiero Verde Azzurro, all’inizio dell’Area Protetta delle Cinque Terre. Un sentiero semplice ma affascinante, attraverso bellissimi promontori, tra cui il famoso Salto della Lepre, reso ancora più suggestivo dalle prime fioriture primaverili che contrastano col blu intenso e cristallino del mare. Framura è ubicato tra le Cinque Terre e Portofino; si tratta di un insieme di piccoli borghi (Anzo, Ravecca, Setta, Costa, Castagnola), con una storia secolare alle spalle, distribuite tra mare e monte ed immersi in una natura incontaminata che offre scenari mozzafiato ad ogni angolo. Scendiamo per una lunga scalinata e proseguiamo sulla strada asfaltata passando sopra il minuscolo Porto Pidocchio, con il caratteristico Scoglio Ciamia e la statua della Madonnina. Si gode di una meravigliosa vista sul mare e sulla vegetazione mediterranea che inebria il camminatore con i suoi profumi tipici. Qui inizia il sentiero sterrato vero e proprio per Bonassola. In questo tratto si sviluppa prevalentemente in salita sui gradoni di roccia e, attraverso una fitta vegetazione di pini marittimi e lecci, si intravedono bellissime calette e insenature. Il colore blu cobalto del mare contrasta con le brillanti fioriture gialle di mimosa. Arriviamo nella frescura della boscosa Valle di Lame con il torrentello omonimo. Attraversiamo un piccolo ponticello e proseguiamo in salita in modo abbastanza ripido attraverso un lecceto: dopo poco si intravede in alto il paese di Montaretto e si arriva alla località di Salice con il suo agriturismo. Il sentiero prosegue in pianura tra i campi coltivati, costeggia la montagna e raggiunge una carrozzabile sterrata che porta alla sella di Carpeneggio. Giriamo in direzione del cosiddetto Salto della Lepre, una roccia a picco sul mare con i resti di alcune postazioni militari, da dove il panorama sulla costa è stupendo. Il nome è legato ad una leggenda che narra di una lepre inseguita che preferì spiccare un balzo nel vuoto piuttosto che essere catturata ed umiliata dal cacciatore. Riprendiamo il sentiero in direzione di Bonassola: ora il percorso è prevalentemente in discesa ma regala ancora meravigliosi scorci sul mare. Si arriva ad una piazzola di sosta con tavoli da picnic, dalla quale si ha una vista completa sulla spiaggia di Bonassola, una delle più grandi della Liguria. Una volta scesi sulla costa, vale la pena fare una deviazione e raggiungere la chiesetta della Madonnina della Punta, un altro stupendo punto panoramico sul mare. Da Bonassola, per arrivare a Levanto, il gruppo si divide con due alternative: seguire la ciclopedonale che percorre le gallerie dismesse della originaria ferrovia, e che ogni tanto sbuca all’esterno offrendo magnifici scorci sulla costa oppure imboccare la scalinata di Via Maxinara per seguire il sentiero che sale sul promontorio della Guardia e passando per le frazione di Poggio e Scernio, ridiscende a Levanto. Arrivati a Levanto non può mancare una golosa pausa gelato, per ripagarci delle fatiche della giornata, e un giretto per le caratteristiche viuzze del centro cittadino, in attesa del rientro a casa.
Che dirvi di più: lascio ampio spazio alla descrizione fotografica. Se ogni tanto respirate profondamente sentirete i vari profumi della giornata: la salsedine, le varie fioriture... e un pò di sudore!