lunedì 7 settembre 2015

 5 settembre 2015 ore 23.30

 Sotto il Monte - Santuario della Cornabusa


Il percorso notturno riprende il cammino che il papa San Giovanni XXIII percorreva sin da bambino per raggiungere il Santuario della Cornabusa. Si snoda attraverso caratteristici borghi e tratti di antiche strade, per inerpicarsi poi verso la grotta della Cornabusa.
Storici sentieri che custodiscono ancora la memoria di Santi pellegrini, anonimi e conosciuti: San Girolamo Emiliani, San Carlo, San Gregorio Barbarigo, Beato Paolo VI.
I 25 km. di pellegrinaggio vogliono essere il simbolo del cammino di ciascuno di noi e anche l'inizio dell'anno pastorale che la Diocesi di Bergamo dedica alla carità.


"In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda". (Luca 1,39)



Sono le parole con cui vogliamo metterci in cammino per raggiungere quella grotta della Cornabusa così familiare a San Giovanni XXIII tanto da definirla "il Santuario più bello, perchè costruito da Dio e non dagli uomini".
Nella notte, in cammino, sotto le stelle, verso la montagna, per cercare rifugio e conforto in quella "fenditura nella roccia" dove la colomba del Cantico dei Cantici ha fatto il suo nido: è qui che vogliamo sostare per scrutare il Cielo racchiuso in una grotta. Tutto questo lo viviamo perchè percepiamo che il camminare, soprattutto nella notte, è un simbolo dell'esistenza di ciascuno di noi, sempre affascinante perchè misteriosa.
Camminare è vivere, è percepire il tempo che scorre con la vivacità dell'acqua di una sorgente fresca e limpida perchè non ristagna. Il camminare verso la montagna ci fa misurare con le nostre forze, con il peso della fatica, con la passione per la meta; è un pò come quando sentiamo nelle nostre scelte l'irruenza della carità, che mette fretta al cuore e nello stesso tempo insorgono le paure, gli ostacoli e le difficoltà di questa esperienza.
E' la carità che mette le gambe al cuore, che dà la forza ai gesti, che anima i progetti: donne e uomini capaci di carità, non è uno slogan da gridare, ma un cammino, da percorrere con quella intensità e quella passione che la Vergine Maria ci mostra nel Vangelo.



"La nostra vita è un pellegrinaggio. Del cielo siamo fatti. 
Ci soffermiamo un poco qui e poi riprendiamo il nostro cammino" (San Giovanni XXIII).
Seguendo le orme di questo grande uomo che ha saputo camminare lungo le strade del mondo con passo umile, anche noi ci mettiamo in cammino, partendo da dove un giorno, un ragazzino come tanti, lasciò la sua casa per inseguire un sogno. E allora l'augurio che vi faccio è che in questa notte di cammino, possiate ascoltare la voce del vostro sogno.



"Cosa devo fare della mia vita? Cosa mi dice Gesù che devo fare della mia vita? Cosa pensa il Signore per me? 
C'è gioia, pace, carità nel mio cuore, per camminare serenamente?".
Buon cammino.

Francesco Beschi
Vescovo di Bergamo

QUASI IN MILLE, UNA NOTTE IN MARCIA.
Alla fine sono stati quasi un migliaio i partecipanti al pellegrinaggio diocesano notturno partito sabato intorno alla mezzanotte dal "Giardino della pace" a Sotto il Monte con destinazione il Santuario della Madonna della Cornabusa a Cepino in Valle Imagna.


L’arrivo, dopo circa 25 chilometri, era previsto prima delle 7 del mattino, ma lungo il percorso si è accumulato un po’ di ritardo e la Messa presieduta dal vescovo nella grotta è iniziata verso le 8,30.
Già alla partenza da Sotto il Monte i pellegrini erano diverse centinaia, ma a loro se ne sono aggiunti molti altri lungo il percorso.
A salutare i pellegrini c’era il vicario generale monsignor Davide Pelucchi.


"Quando tocchiamo la Croce, anzi, quando la portiamo, tocchiamo il mistero di Dio, il mistero di Gesù Cristo. Il mistero di Dio che ha tanto amato il mondo, noi, da dare il Figlio unigenito per noi. Tocchiamo in mistero meraviglioso dell'amore di Dio, avventura per non solo raggiungere l'uomo, ma che coinvolge l'intera generazione. Tocchiamo la legge fondamentale, la norma costitutiva della nostra vita, cioè il fatto che senza il "si" alla Croce, senza il camminare in comunione con Cristo giorno per giorno, la vita non può riuscire. Mentre ci viene affidata questa Croce, continuiamo a portarla in ogni ambito del nostro vissuto quotidiano, nelle periferie della vita, perchè anche le persone che incontriamo possano scoprire la Misericordia di Dio e ravvivino nei loro cuori la speranza in Cristo crocifisso e risorto! Percorriamo con essa il campo del mondo e contempliamola quale aratro autentico usato da Dio per arare la sua creazione. Progrediamo allora con la Croce sulla strada e lasciamo un solco profondo per la semina del Vangelo".


"Carissimi, affido a voi la Croce che ci farà da guida nel vostro pellegrinaggio al Santuario della Cornabusa. Imparate dall'esperienza di questa notte a seguire, anche sulle strade del vostro quotidiano, la Croce di Cristo, nella quale è salvezza, vita e resurrezione. Tenete fisso, in questa notte, lo sguardo su Colui che dalla croce non smette di amarci e, sull'esempio del santo papa Giovanni XXIII, lasciamo che il silenzio diventi profondo dialogo: "Nelle mie conversazioni notturne ho sempre avuto davanti a me Gesù crocifisso, con le braccia aperte per ricevere tutti". La Beata Vergine Maria, stella luminosa che annuncia il mattino della redenzione, vi accompagni sempre sulle strade della vostra esistenza".


Quindi inizio del pellegrinaggio, che si è snodato sulla traccia "Donne e uomini capaci di carità", dal titolo dell’imminente lettera pastorale del vescovo Francesco Beschi per il nuovo anno pastorale.
Il pellegrinaggio ha seguito il percorso che papa Giovanni XXIII compiva da bambino per raggiungere la grotta: Botta di Sotto il Monte, Mapello, Ambivere, Barzana, Almenno San Bartolomeo, Almenno San Salvatore, Strozza, Capizzone, Bedulita, Cepino.
Ad attenderli il vescovo Francesco Beschi che ha presieduto la Messa.


Affettuose le prime parole di monsignor Beschi davanti alla stanchezza di chi aveva trascorso la notte in cammino: «Cari pellegrini, riposate pure, copritevi bene e anche se vi addormenterete in piedi sarà una bella preghiera che il Signore gradirà ugualmente». 
Nell’omelia è entrato nella profondità del significato di un’esperienza corale vissuta in modo così intenso: «Avete compiuto un pellegrinaggio speciale, impegnativo, freddo e lungo. Avete visto la bellezza della notte e la meraviglia dell’alba, Avete ripercorso le orme di papa Giovanni XXIII per giungere a questo luogo in un santuario creato dalla natura».



Io c'ero! E tu? Dov'eri? In questo caso solo gli assenti hanno torto.
Percorrere una strada di notte da soli è sintomo di paura, di preoccupazione, di timore, di pensieri cattivi.
Ma percorrere la stessa strada in compagnia di tanti "amici" è sicurezza, tenacia, fiducia in un mondo migliore. 
Mi unisco da valdimagnino a Don Alessandro, rettore del Santuario: "Spero con tutto il mio cuore che sia l'inizio di una bella tradizione".
Tutti noi partecipanti speriamo vivamente il realizzarsi di questo, per adesso, sogno.


   

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