martedì 2 agosto 2016

AGOSTO16
Scusate, ragazzi!
Capisco che siete giovani ma... 
portare a spasso il "solito" cagnolino ...
noo, hèeeee!!

lunedì 1 agosto 2016

RIFUGIO MARIA E FRANCO

Il “Maria e Franco” è un vero rifugio alpino, situato al Passo Dernal in posizione dominante sulla Valle di Dois. Consigliato a chi cerca un’esperienza di montagna lontana dalle mete accessibili in auto: ideale per chi è alla ricerca di tranquillità, quiete e silenzio, è inserito in un ambiente naturale integro dove è possibile incontrare animali selvatici come stambecchi, camosci, ermellini, marmotte (viste!) o ammirare il volo di aquile, pernici, gracchi alpini (visti!), corvi imperiali. La vista si apre sugli straordinari panorami dell’Adamello, del Carè Alto, del Tredemus, del Re di Castello.


E' un rifugio ormai centenario essendo stato costruito nel 1911 con il nome di Rifugio Brescia. Distrutto durante l'ultima guerra mondiale fu ricostruito nel 1979 con il nuovo nome. Fu costruito, nelle vicinanze del Lago Dernal, a quota m. 2577, per offrire un punto di appoggio agli alpinisti che si recavano in quella zona, allora poco conosciuta e non frequentata. Con l’avvento della prima guerra mondiale fu requisito e trasformato in casermetta e venne a far parte della seconda linea difensiva italiana. Alla fine della guerra tornò in funzione come rifugio, fino alla seconda guerra mondiale, quando fu distrutto. Rimase in quelle condizioni fino alla fine degli settanta. Grazie ad una donazione della famiglia Lomini il rifugio fu ricostruito ed intitolato ai coniugi Maria e Franco Lomini.

Giovedì 7 luglio.
Mi sono aggregato allo zio Mauri e quella roccia dell'Elisa per questa mia prima pre-escursione. Bravi e simpatici questi due: mi sopportano! Giunti al lago di Malga Bissina (m. 1791) saliamo al sovrastante ampio parcheggio (m. 1830). Alternando leggere salite a strappi ripidi, discese e tratti in piano, tra larici, abeti e moltissimi cespugli di rododendro, arriviamo al Lago di Campo (m. 1945). I colori dell’acqua sono stupendi: dal celeste vicino alla riva, all’azzurro, al blu e al verdone degli abeti che vi si specchiano. Il lago e la conca sono veramente incantevoli e vale la pena sostare un attimo (chiii?) e scattare qualche foto.  Ripreso il cammino, dopo aver costeggiato il lago, riprendiamo a salire dapprima tra l'erba e poi tra pietre e rododendri.

Siamo già in vista del valico e con un deciso, molto deciso strappo raggiungiamo il Passo di Campo (m.2296) punto di confine tra il Trentino e la Lombardia. Di fronte a noi c'è la Val Ghilarda e in basso il lago d'Arno.
Al passo incrociamo il conosciuto sentiero n. 1 dell'Alta Via dell'Adamello.
Ci sono alcune fortificazioni militari della Linea Cadorna incassate nella catena della Sega d'Arno. Il panorama è surreale: selvaggio, illimitato, silenzioso,…c’è neve!



Il sentiero si biforca: a sinistra sale al Re di Castello (m. 2889), a destra verso il Rifugio Maria e Franco. Ma dov’è? Pochi tratti di erba si alternano alla maggioranza del percorso tra pietre. Tanti ruscelletti: ne approfittiamo per dissetarci.
Raggiungiamo il primo di una serie di ometti.
E’ un continuo su e giù, abbastanza impegnativo, in un ambiente incantevole e sbalorditivo. Sopra di noi solo…il Paradiso!!
Salendo tra massi e pietre…ma oggi non è una novità!...vediamo il laghetto Dernal (m. 2478) in parte ancora ghiacciato.



Ci siamo…finalmente! Grazie Signore!! Davanti al passo, è ben visibile la bandiera del rifugio che sventola agitata da un forte vento.
Il sentiero sale un po' oltre l'altezza del rifugio e poi inizia a scendere per raggiungerlo.
Raggiunto il passo possiamo gettare lo sguardo sulla pietrosa Valle di Dois e, soprattutto, entrare nel rifugio. Consegniamo ai gestori il trittico delle nostre pubblicazioni e ci sediamo (come dice un saggio consigliere della U.O.E.I....è bello camminare, ma è bello anche stare seduti!) a tavola per un meritato piatto di tagliatelle. Ma cosa vuoi di più dalla vita? Un lucano??
Ho avuto ragione di dare completa fiducia al Baffo della U.O.E.I.. d'altronde mi sono sempre fidato dell'omino con i baffi della Bialetti e la moka...non mi ha mai tradito! Un eccezione: quando il magico Baffo va in pre-escursione il tempo è sempre bello; alla domenica dell'escursione si scatena sempre Giove Pluvio. Anche i rifugisti, quando hanno saputo di questa "tradizione" gli hanno risposto di starsene a casa e andare a sentire la messa. Staremo a vedere cosa succederà!
Hanno partecipato quel tesoro dell'Elisa, fra Galdino e lo zio Mauri.

Domenica 31 luglio.
Piove…governo ladro! La “tradizione” (anche quella del governo), è stata rispettata!! Viene “ordinato” a tutto il gruppo di fare l’escursione al rifugio Val di Fumo. Che sfortuna! Lo zio Mauri e l’Elisa stavano bene, non hanno avuto il “mal di pancia”, ed io avrei dovuto (e sottolineo dovuto) fare l’(ir)responsabile per l’escursione libera. Peccato!! Mi sarebbe ri-piaciuto tornare in quota (pinocchio!). Perciò oggi è "tutto Fumo e niente arrosto!".


Il corso superiore del fiume Chiese solca la Val Daone e ne riempie i laghi, incuneandosi nel Gruppo dell’Adamello da cui nasce. Il nostro itinerario si svolge nello splendido ambiente d’alta montagna della testata della Val Daone, la Val di Fumo. Nel Parco naturale Adamello-Brenta la Val di Fumo è tra le più suggestive valli alpine di origine glaciale.


Dopo aver parcheggiato al “Bar alla (S)diga” (con la D) ci avviamo verso la nostra meta. Davanti a noi l’imponente muraglia sbarra il lago artificiale di Malga Bissina, che costeggiamo sulla sponda ovest prima di proseguire per Malga Breguzzo (m.1826). Qui termina la comoda passeggiata, lasciando spazio al sentiero che risale l’alta valle: pur se a volte piuttosto accidentato, pieno d’acqua, il sentiero non è mai troppo ripido. Si può indifferentemente scegliere di percorrere il lato sinistro o quello destro della valle: il fascino delle intatte praterie d’alta montagna della Val di Fumo è il medesimo.
 

Ci addentriamo con agio nella valle: il dislivello da superare, di nemmeno 200 metri, è davvero modesto, e possiamo concentrarci sul paesaggio. In basso il corso del Chiese,  che si fa sempre più tumultuoso, a fare da sfondo le cime del Gruppo dell’Adamello, dai fianchi ancora coperti di neve, come il Carè Alt, il Corno di Vigo e il Crozzon di Lares. Eccoci, quasi senza accorgercene, alla meta! Il rifugio Val di Fumo (m.1918) sorge sul pendio alla sinistra orografica della valle, dominando la conca di prati e rododendri, all’altezza della Malga Val di Fumo (m.1887).


Camminata veramente tranquilla sia come distanza che come dislivello ma in un ambiente inimitabile! L’alta Val di Fumo è meta di numerosi gitanti, che la apprezzano per passeggiare, fare picnic e stendersi al sole (???). Il paesaggio, caratterizzato dai sinuosi meandri del corso del Chiese, è davvero splendido. Da qui, tempo permettendo, è possibile proseguire su uno dei numerosi percorsi che conducono nel cuore del Gruppo dell’Adamello, lungo il sentiero in argine al fiume.

Ma, in un raro momento di lucidità escursionistica, mi sono detto: “Da quanti anni non faccio una camminata-ferie?”. Detto, fatto… Dopo una piacevole sosta (canederli, strudel,…….), facciamo ritorno sullo stesso percorso dell’andata.


Mi porto a casa piccole ma semplici sensazioni: il cielo con un tremante raggio di sole che si specchia nelle acque del bacino artificiale, i cavalli avelignesi al pascolo, le piccole cascate,… Ma cosa vuoi di più dalla vita? Una panachè!!
Hanno partecipato cinquantatrè persone.

lunedì 25 luglio 2016

SOTTO IL PIZ BUIN 
24 luglio 2016



Piz Buin? Mai sentito! Vado su Google e digito questo nome. “Da oltre 65 anni PIZ BUIN offre agli amanti del sole soluzioni per la protezione…”. Ma va laaaa!!! La mia cremina protettiva (Nivea, 50 di protezione…noi rossi siamo  delicati!) la porto sempre nello zaino. Ma l’adoperi? Questo è un altro discorso!


Evvabbèe ! La nostra meta si trova nella bassa Engadina, sul confine con l’Austria, alle spalle del meraviglioso villaggio settecentesco di Guarda (m.1653): è la Chamanna Tuoi o rifugio Tuoi a m. 2250. Lungo una comoda strada agro-silvo-pastorale, in circa 8 Km si raggiunge il rifugio con un dislivello contenuto (700 m.) ma con uno sviluppo notevole. Il tracciato prima attraversa boschi di larici secolari, quindi pascoli e alpeggi ben tenuti. 


Nel primo tratto della via si supera un buon dislivello, poi la via si fa pianeggiante e procede per la larga Val Tuoi. In prossimità della malga Alp Suot riprende la salita. In fondo alla valle l'imponente, scura cattedrale di roccia del Piz Buin (m. 3312) con i suoi ghiacciai. Una delle mete più ambite per lo scialpinismo, si erge verso il cielo e ai suoi piedi, in una panoramica e dolce conca giace il rifugio Chamanna Tuoi,… un altro rifugio del CAS!.


Tutti a mangiare la zuppa all’orzo o la zuppa di pane: ho ancora i denti e “azzanno” i miei panini e la solita tradizionale birretta.  Mi impossesso di un nuovo mezzo di locomozione ma, perbacco, è senza pedali e senza sella. Neanche alla bersagliera! Fammelo provare ugualmente. Mi dicono che è una bici da discesa…Meglio ritornare a piedi, credetemi! Al ritorno quasi tutti fanno l’alternativa allungandola di un paio di chilometri, con altri 180 metri di dislivello e…breve temporale allegato! Una bella escursione ad andatura tranquilla condotta in modo magistrale dal sempre presente Lele e dalla dolce Marilisa: ho poco da raccontare e quindi lascio larghissimo spazio alle fotografie ed a un po’ di…gossip (boccaccia mia statti zitta!).

Scusatemi,...ma in un posto così romantico, non posso iniziare che in questo modo!

Guarda (m.1653), lontano dai grandi flussi del traffico e del turismo, è adagiato nella tranquillità del versante meridionale della Bassa Engadina. Con le sue case della prima metà del XVII secolo dai ricchi e meravigliosi decori, viene considerato uno dei villaggi meglio conservati dell'Engadina. E’ incastonato in un ondulato paesaggio di prati sopra il fondovalle, su una soleggiata terrazza, la cui vista panoramica spazia sulle vette engadinesi. In passato, il borgo sorgeva sulla Engadiner Strasse, su cui transitava una parte considerevole del traffico dei somieri fra Innsbruck e il lago di Como. Dal 1862, tuttavia, il traffico di passaggio viene deviato più in basso, attraverso il fondovalle, e Guarda diventa un borgo di tranquillità e riposo.

Anche a quest'isolamento Guarda deve sue le perfette condizioni di conservazione, con le numerose fiere case engadinesi divenute famose per i loro dipinti a graffiti. Nel 1975 Guarda è stata insignita del celebre premio Wakker per il suo centro curato in modo esemplare e già da tempo posto sotto tutela. Il villaggio ha acquisito già da tempo un'importanza nazionale come bene culturale. Ai 190 abitanti si contrappongono i massicci portoni ad arco, le finestre piccole, fatte per catturare la luce, i bovindi civettuoli, le inferriate in ferro battuto, le decorazioni originali, le vecchie fontane in legno, la chiesa del 1494 con gli affreschi : praticamente ogni casa  è una scoperta storico-culturale.


Guarda è diventata famosa grazie al libro splendidamente illustrato «Schellen-Ursli», che narra la storia di uno sfortunato fanciullo di nome Uorsin che non aveva una campana da suonare per la sfilata del «Chalandamarz», in occasione della quale, all'inizio di marzo, i bambini del villaggio scacciano gli spiriti maligni dell'inverno facendo suonare campane e campanacci. Il fanciullo decise allora di salire all'alpeggio dei genitori per procurarsi una campana e, nella fretta, dimenticò quanto pericoloso e lungo fosse il cammino attraverso prati coperti da una spessa coltre di neve e sentieri rischiosi. Sfinito e impaurito si appisolò nella baita, mentre genitori e parenti setacciavano l'intero villaggio alla ricerca del fanciullo fuggitivo. Il giorno seguente, un ragazzo raggiante fece ritorno alla valle con una splendida campana. Per suo immenso orgoglio, gli fu permesso di guidare la sfilata del Chalandamarz.
Come in molti borghi engadinesi, anche a Guarda quest'antica usanza viene ancora onorata.


 “Forse non ho più niente da dire, ma porta i tuoi occhi, io porterò i miei, ci penseranno loro”.

Ciaooo!!
Domenica andiamo a trovare Maria 
e Franco.
Bellissimo!!!

giovedì 21 luglio 2016


Ciao,
Don Amadio



"Esulteranno nel Signore i corpi umiliati nella morte.
Fammi sentire gioia e letizia".



La morte non è niente.
Sono solamente passato dall'altra parte:
è come fossi nascosto nella stanza accanto.
Io sono sempre io e tu sei sempre tu.
Quello che eravamo prima l'uno per l'altro lo siamo ancora.
Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare;
parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato.
Non cambiare tono di voce, non assumere un'aria solenne o triste.
Continua a ridere di quello che ci faceva ridere,
di quelle piccole cose che tanto ci piacevano
quando eravamo insieme.
Prega, sorridi, pensami!
Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima:
pronuncialo senza la minima traccia d'ombra o di tristezza.
La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto:
è la stessa di prima, c'è una continuità che non si spezza.
Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista?
Non sono lontano, sono dall'altra parte, proprio dietro l'angolo.
Rassicurati, va tutto bene.
Ritroverai il mio cuore,
ne ritroverai la tenerezza purificata.
Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami:
il tuo sorriso è la mia pace.

Henry Scott Holland 
Avevi 96 anni e per ben 58 sei stato parroco di Fuipiano Imagna. Eri nato a Locatello il 20 novembre del 1919: eri un coscritto di mio padre...ma lui mi ha lasciato molti anni prima. 
Ordinato sacerdote nel 1945, dopo una breve esperienza pastorale a S. Omobono Terme, ti sei trasferito a Fuipiano Imagna dove hai retto la parrocchia di S. Giovanni Battista fino ad oggi.
Il tuo vescovo ti ha ricordato così: "Ha speso gran parte della sua quasi secolare vita nel servizio presbiteriale  alle comunità parrocchiali della  natia Valle Imagna fino alla morte nell'amatissima Fuipiano.  Decano del clero di Bergamo dal tratto forte e schivo dell'uomo di montagna, ha accompagnato con pastorale generosità di fede generazioni di parrocchiani per i quali è stato un importante e significativo riferimento". 
Questa perdita per la  comunità della valle è stata sottolineata dalle parole del Centro Studi Valle Imagna: " Don Amadio, parroco di montagna di altri tempi... parroco come bandiera... schivo e riservato come il silenzio della montagna, dal carattere duro e a volte spigoloso come le creste dei Canti di Fuipiano che lo elevano in modo spontaneo a Dio ...grande amante della sua chiesa che ha voluto ben conservare ad ogni costo... instancabile pastore del suo gregge che non ha mai voluto abbandonare...".
Ed io cosa mi ricordo? Le generose ed energiche strette di spalle che mi davi quando ci incontravamo e la tua grande volontà di far percorrere alla processione della Madonna, per la festa di Fuipiano, il percorso tradizionale, quello dei nostri nonni attraverso "quel prato", per ringraziare Maria dell'erba per  estate e del fieno per l'inverno, ...sapori antichi che oggi abbiamo perso.
Ciao, Don! Ne hai di cose da raccontare in Paradiso ...lascerai tutti a bocca aperta! Ciao!

lunedì 18 luglio 2016

Rifugio Corno di Renon -  U.O.E.I - 17 luglio 2016

"Chi voglia abbracciare il Tirolo in un colpo d’occhio, risalga queste cime!”.

Il Paradiso della U.O.E.I., tratto dalla Divina Escursione, è suddiviso in 5 livelli: nel primo ci sono i “piedi attrezzati”, ossia coloro che prendono qualsiasi impianto di risalita; al secondo livello i “piedi lesti” (o veloci): ogni partenza è una gara sui…100 metri; nel terzo ci sono io, un “piede normale” anche se porto il 44 ma solo per stare più ancorato a terra quando soffia il vento; al quarto i “piedi lenti”, che arrivano con qualche……di ritardo ma arrivano; all’ultimo livello i “piedi nelle pantofole”, cioè quelli che alla domenica hanno paura di prendere qualche temporale o che l’escursione l’hanno già fatta, anche se parecchi3 anni fa!.


Siamo partiti con il sole che splendeva dal parcheggio della stazione a valle della cabinovia del Corno del Renon a Pemmern(m.1528). Ognuno ha deciso se avviarsi a piedi verso il Corno del Renon o prendere la cabinovia fino al Punta Lago Nero (m.2069) e poi proseguire a piedi per la cima: tabelloni informativi e segnaletiche ci danno informazioni sulle varie possibilità escursionistiche.


Abbiamo passato l’albergo Pemmern e preso il sentiero che d’inverno funge da pista per slittini e che ci porta direttamente lungo i grandi prati verdi dei pascoli di Belmonte (m.1910), passando sotto la cabinovia. Arrivati ad una piccola cappella, e dopo un ripido tratto di camminata, ci fermiamo per una piccola pausa. Da qui possiamo già intravedere il fantastico panorama sul mondo magico delle Dolomiti.


Metà della salita è già superata. Proseguiamo il nostro cammino, il quale ormai non è più così ripido, e passiamo per boschi, prati e baite, che invitano a delle soste, come per esempio il rifugio Unterhornhaus con la sua terrazza panoramica.


Dietro il rifugio Unterhornhaus Corno di Renon di Sotto - m.2044 ) inizia un sentiero che porta direttamente sulla cima del Corno di Renon di Sopra - m.2260). Il sentiero è ripido e si prosegue per circa mezz’ora. Ma dimenticati degli sforzi fatti fino adesso, ci avviamo fino alla cima: il panorama a 360° sulle montagne che ci circondano ci ricompensa.


La vista raggiunge le montagne della Val di Funes, della Val d’Isarco, il Catinaccio e quasi anche Bolzano… un panorama veramente da mozzafiato! Avviso il capo-gita che scendo al rifugio sottostante: ho delle cose da vedere. Non mi va di stare oltre due ore con le gambe sotto il tavolo con una bella giornata come oggi!



Anche i bambini scappano dalla carrozzina per poter correre verso queste montagne! Scendo al…piano inferiore e prendo il sentiero prima indicato come Cieloronda.  Arrivo al stazione della cabinovia dove, sorpresa!, mi aspetta un bel piatto di pasta alla pastore (pomodoro, funghi, erba cipollina, aglio, formaggio) con la classica birretta.



Da qui parte un’escursione panoramica di circa. 40 minuti attorno al Corno del Renon. Questo sentiero, molto facile, lungo circa 3 km., è anche adatto a passeggini. Mi GODO un bellissimo panorama sulle Dolomiti, il tavolo rotondo, il Dolomitoskop, il labirinto naturale di mugo, la vasca Kneipp,…ci ho visto bene! 


Raggiunto il gruppo scendiamo a valle con davanti a noi il quadro della pittrice Natura dal titolo “Paradiso delle Dolomiti”. Stupendo!!


Mi dimenticavo: in previsione che il buon Marcello andrà in pensione, tra tanti e tanti anni, abbiamo assunto Lorenzo, il nuovo sostituto. 


Ciao a tutti....i presenti e gli assenti!