martedì 18 agosto 2015

17 - CROCIFISSIONE
MEDILE - Piazzetta
Contesto.
Era posizionato sulla facciata della casa nella piazzetta della frazione.

Tipologia architettonica e dimensioni.
Pittura murale: cm. 78 x 100.

Tema sacro.
Nel momento in cui il corpo di Gesù viene tolto dalla Croce ed è posto tra le braccia della Madre, torna innanzi ai nostri occhi il momento in cui Maria ha accettato il saluto dell'angelo Gabriele: " Ecco, tu concepirai nel tuo seno e darai alla luce un figlio, che chiamerai col nome di Gesù ... il Signore Iddio gli darà il trono di Davide, suo padre... e il suo regno non avrà mai fine " (Lc 1, 31-33).
E Gesù è di nuovo tutto nelle sue braccia, come lo è stato nella stalla di Betlemme (Lc 2, 16), durante la fuga in Egitto (Mt 2, 14), a Nazaret (Lc 2, 39-40).

Incisioni.
GIUS. RODISCHINI F.F. MDCCCXLII (1842).

Tecnica artistica.
Pittura murale.

Stato di conservazione dell’oggetto sacro.
Buono stato di conservazione. L’oggetto sacro non presenta alcun tipo di alterazione.



Note storico-curiose.
Appartiene alla famiglia Rodeschini Pietro.
La pittura murale fu estrapolata dal muro nel 1970 in tre copie.
Molto bello! Da mettere in evidenza alcuni particolari di Gesù: la ferita della lancia nel costato, la corona di spine caduta ai suoi piedi, i lunghissimi capelli riccioluti.


La crocifissione era, al tempo dei Romani, una modalità di esecuzione della pena di morte e una tortura terribile.
La pena della crocifissione era tanto atroce e umiliante che non poteva essere comminata a un cittadino romano.
Era applicata agli schiavi, ai sovversivi e agli stranieri e normalmente veniva preceduta dalla flagellazione, che rendeva questo rito ancora più straziante per il condannato. Cicerone definiva la crocifissione "il supplizio più crudele e più tetro".


domenica 16 agosto 2015

Il 16 agosto di quest'anno ricorrono i 200 anni dalla Nascita di S. Giovanni Bosco a Castelnuovo (Asti) oggi chiamato Castelnuovo Don Bosco. E’ una ricorrenza che riguarda la Chiesa in Piemonte e particolarmente di Torino, dove il Santo dei Giovani ha svolto il suo apostolato e fondato i Salesiani che ne continuano l’opera in 132 paesi del mondo, ma tocca in profondità specialmente tutta la Famiglia Salesiana sparsa nel mondo, e che fa di Don Bosco una figura carismatica e fonte di ispirazione apostolica.

Sono un ex-allievo: ho studiato presso i Salesiani di Milano. I primi tre anni di collegio “puro” ed altrettanti andando a guadagnarmi il mio pezzo di pane e continuando gli studi alla sera. Ho poi avuto la grande fortuna di lavorare per quasi un decennio presso l’Istituto Salesiano di Arese (MI), insegnando materie grafiche ai ragazzi, sia esterni che interni. Questa esperienza resta uno dei ricordi più belli della mia vita…

Con la vita di don Bosco si sono riempiti interi scaffali, mostre,…
Lo vorrei ricordare, con modestia, in tre semplici “appunti” e un pezzo di racconto tratto da “Valdocco…la storia”.


Ditemi in due parole e non in sette o otto... chi era Don Bosco? Risposta semplice e unica: il prete dei ragazzi.



"Don Bosco ritorna tra i giovani ancor, ti chiaman frementi di gioia e d'amor". E' un inno che riecheggia ancor oggi nella mia memoria.
Il suo Sistema Preventivo, cioè “la memoria dei suoi esempi come educatore”.
Esso consiste nel far conoscere le prescrizioni e i regolamenti di un Istituto e poi sorvegliare in modo che gli allievi abbiano sempre  sopra di loro l’occhio vigile del Direttore e degli Assistenti, che come padri amorosi parlino, servano di guida ad ogni evento, diano consigli ed amorevolmente correggano, che è quanto dire: mettere gli allievi nella impossibilità di commettere mancanze.
Questo sistema si appoggia tutto sopra la Ragione, la Religione, e l’Amorevolezza; perciò esclude ogni castigo violento e cerca di tener lontani gli stessi leggeri castighi.
E Don Bosco dà le ragioni di questa sua preferenza, attingendo non dai libri di pedagogia ma dalla sua esperienza pluriennale di educatore di giovani.

Il giorno solenne dell'Immacolata Concezione di Maria, ero in atto di vestirmi dei sacri paramenti per celebrare la Santa Messa. Il chierico di sacrestia, Giuseppe Comotti, vedendo un giovanetto in un canto, lo invitò a venirmi a servire la Messa.
- Non so - gli rispose mortificato.
- Vieni - replicò l'altro, - voglio che tu serva Messa -.
- Non so, non l'ho mai servita -.
- Bestione che sei! - disse il sacrestano furioso - se non sai sevire la Messa, perchè vieni in sacrestia? - ciò dicendo impugna la pertica dello spolverino e giù colpi sulle spalle e sulla testa di quel poveretto.
Mentre l'altro se la dava a gambe: - che fate? - gridai ad alta voce - perchè lo picchiate? -.
- Perchè viene in sacrestia e non sa servir Messa -.
- Avete fatto male -.
- A lei che importa? -.
- E' un mio amico: chiamatelo subito, ho bisogno di parlare con lui -. 
Il ragazzo torna mortificato. Ha capelli rapati, la giacchetta sporca di calce. Un giovane immigrato. Probabilmente i suoi gli hanno detto: "Quando sarai a Torino, vai alla Messa". Lui è venuto, ma non si è sentito di entrare nella chiesa tra la gente ben vestita. Ha provato a entrare nella sacrestia, come gli uomini e i giovanotti usano fare in tanti paesi di campagna.
Gli domandai con amorevolezza:
 - Hai già ascoltato la Messa? -.
- No -.
- Vieni ad ascoltarla. Dopo ho da parlarti d'un affare che ti farà piacere -.
Me lo promise.
Celebrata la Messa e fatto il ringraziamento, lo condussi in un coretto, e con faccia allegra gli parlai: - Mio buon amico come ti chiami? -.
- Tromlin, Bartolomeo Garelli -.
- Di che paese sei? -.
- Di Asti -.
- Che mestiere fai? -.
- Il muratore -.
- E' vivo tuo papà? -.
- No, è morto -.
- E tua mamma? -.
- E morta anche lei -.
- Quanti anni hai? -.
- Sedici -.
- Sai leggere e scrivere? -.
- No -.
- Sai cantare? - il giovinetto, asciugandosi gli occhi, mi fissò in viso quasi meravigliato e rispose: -No -.
- Sai fischiare? - Bartolomeo si mise a ridere. Era ciò che volevo. Cominciavamo ad essere amici.
- Hai fatto la prima Comunione? -.
 - Non ancora -.
- E ti sei già confessato? -.
- Si, quando ero piccolo -.
- E vai al catechismo' -.
- Non oso. I ragazzi più piccoli mi prendono in giro -.
 - Se ti facessi un catechismo a parte, verresti ad ascoltarlo? -.
- Molto volentieri -.
- Anche in questo posto? -.
- Purchè non mi diano delle bastonate! -.
- Stai tranquillo, ora sei mio amico, e nessuno ti toccherà; quando vuoi che cominciamo? -.
- Quando a lei piace -.
- Anche subito? -.
- Con piacere -. 
Don Bosco si inginocchia e recita un'Ave Maria.
Quarantacinque anni dopo ai suoi Salesiani dirà: "Tutte le benedizioni piovutaci dal cielo sono frutto di questa prima Ave Maria detta con fervore e retta intenzione".
Finita l'Ave Maria, Don Bosco si fa il segno della croce "per cominciare", ma si accorge che Bartolomeo non lo fa, o meglio fa un gesto che ricorda vagamente il segno della croce. Allora, con dolcezza. glielo insegna bene. E gli spiega in dialetto (sono artigiani tutte e due) perchè chiamiamo Dio "Padre". Alla fine gli dice:
- Vorrei che venissi anche domenica prossima, Bartolomeo -.
- Volentieri -.
- Ma non venire solo, porta con te dei tuoi amici -.
Bartolomeo Garelli, muratorino di Asti, fu il primo ambasciatore di Don Bosco tra i giovani del suo quartiere. Raccontò l'incontro con il prete simpatico "che sapeva fischiare anche lui", e riferì il suo invito.
Tre giorni dopo era domenica. Nella sacrestia entrarono in nove. Non venivano "alla chiesa di San Francesco d'Assisi"...cercavano Don Bosco.

Nel 1841, in San Francesco d'Assisi, il giovanissimo Don Bosco inizià così il suo primo Oratorio. La sua preoccupazione principale diventano quei ragazzi, sbandati e senza famiglia, li vedeva "umiliati fino alla perdita della propria dignità".
Quando Don Bosco avvicina Bartolomeo Garelli non è per invitarlo a giocare o a saltare, ma "vieni ad ascoltare la Messa, dopo avrò da parlarti di un affare che ti farà piacere".
Il dopo è una chiacchierata amichevole, in cui Don Bosco sembra gettare frasi allegre, mentre invece le sue domande, ben esaminate, sono un test attento su famiglia, scuola e Chiesa. Adesso diremo le tre "agenzie" che dovrebbero collaborare nella crescita di questo ragazzo. E scopre con dispiacere che "papà e mamma sono morti", "non so nè leggere nè scrivere", "non ho fatto la prima Comunione e non vado al catechismo".
E Don Bosco, subito, senza attendere un istante, gli offre l'essenziale del suo Oratorio: la recita di un Ave Maria e una lezione di catechismo.
Immediatamente dopo per Bartolomeo arrivano i giochi, le passeggiate, le corse, le lotterie, la distribuzione di dolci, la proposta di una scuola domenicale e serale. Ma al centro di tutto rimangono e rimarranno sempre nell'Oratorio di Don Bosco la Preghiera, la Confessione, la Comunione.
La parola "Oratorio",  presso Don Bosco, ha tutto il suo significato: un luogo dove prima di tutto si prega. E il programma che Don Bosco ripeterà fino a scolpirlo nella testa dei suoi Salesiani è condensato nelle quattro parole che rimangono come pietre fondamentali della sua opera: "noi cerchiamo di fare di questi ragazzi onesti cittadini e buoni cristiani"


  
...per l’accoglienza e la disponibilità riservate durante il nostro pellegrinaggio (Vicariato di Trescore/Parrocchia di Zandobbio) del maggio di quest'anno a Valdocco.

venerdì 14 agosto 2015

Il gruppo di Locatello (Valle Imagna)

nel suo programma di camminate estive, ha inserito la bellissima escursione al Monte San Primo nel Triangolo Lariano. Mercoledi 12 agosto siamo partiti dalla Colma di Sormano (1122 m) raggiungibile dal paese di Sormano mediante una comoda strada asfaltata. Dopo il classico appello (presenti 47 entusiaste persone, almeno alla partenza, e un cane; dispersi in auto 5 persone e 2 cani: ricevuto notizie da Sondrio!) abbiamo imboccato la strada sterrata raggiungendo l’Alpe Spessola (1238 m; ore 0,50), dominata da uno splendido faggio. Girando attorno alla testata della Valle di Torno, con vista sugli alpeggi sottostanti, siamo saliti all’ Alpe di Terrabiotta (1435 m; ore 1,20). Proseguendo lungo le creste erbose della dorsale montuosa abbiamo raggiunto la vetta del Monte S. Primo (1681 m; ore 2,30).


Sull'ultimo decisivo "strappettino" alcune persone cominciavano ad avere visioni mistiche… S. Pietro che attraversava il sentiero con le chiavi in mano… Gesù che ci chiedeva se avevamo pane e pesce da poter moltiplicare) ma alla vista della croce tutti hanno tirato, con l’ultimo fiato che avevano, un bel sospiro.
Il Monte San Primo, con i suoi 1681 m, è la cima più alta del Triangolo Lariano e anche uno dei punti più panoramici (a 360 gradi!). Dalla sua sommità il paesaggio è molto affascinante e di ampio respiro: la punta di Bellagio che si protende tra i due rami del lago, circondato dalle montagne, le dolci colline della Brianza e i suoi laghetti, la pianura e l’evanescente profilo degli Appennini, la Grignetta e il Grignone, il Resegone, la Valtellina… behhh… dovrei elencare un bel po’ di montagne!. La vetta è contrassegnata da una croce, due antenne radio ed un punto trigonometrico dell’Istituto Geografico Militare, simboli della tradizione religiosa e delle moderne comunicazioni, nonché caposaldo geografico.


Al ritorno un’altra cosa eccezionale: una bella birra e gazzosa, bella fresca che “andava giù” che era un piacere, al bar del posteggio.
Peccato: 6 euro per posteggiare mi sembrano un po’ troppi!!

domenica 9 agosto 2015

16 - ASSUNZIONE DI MARIA
DISDIROLI - Località per Neverola

Contesto.
Sulla strada agro silvo-pastorale che dalla frazione di Disdiroli porta alla località Neverola (inizio strada del Ruculì).

Tipologia architettonica e dimensioni.
Santella isolata: cm. 130 x 326 x 100 (cm. 82 x 144 x 64).

Tema sacro.
La Madonna Assunta “vola” tra le nuvole seguendo con lo sguardo il raggio di luce che gli indica la strada da percorrere verso il cielo che si apre al suo passaggio. Il volto di Maria è liberato da ogni legame terreno e s’innalza verso l’alto fra stupore e commozione. La sua aureola è fatta di mille stelle. Due cherubini tengono in mano un giglio (purezza, innocenza, verginità) e un ramo di palma (vittoria, immortalità): sembrano delimitare il confine tra la terra e il cielo. Sulla parete di sinistra S. Rocco e su quella di destra S. Antonio Abate. Sulla volta un bellissimo cielo stellato: la stella è il simbolo della vita eterna dei giusti.
Iscrizioni.
2001 / CALDEROLI ATTILIO / R. POLIMENI 2002

Tecnica di costruzione.
Esteso ed ampio inginocchiatoio (cm. 200 x 200) in pietra. Alto basamento con lapide e scritta in rilievo. Colonne laterali e volta in pietra con decorazioni di rose in rilievo. Fregio in pietra con data in rilievo al centro della volta. Croce sopra il fregio in rilievo. Timpano in pietra. Tetto a capanna con il lato sinistro che si sovrappone a quello destro.
Pavimento in pietra leggermente debordante dalla base per tutto il perimetro della nicchia. Piccolo zoccolino in marmo alla base delle pareti. Cancelletto in ferro lavorato con decorazioni (foglie).


Tecnica artistica.
Pitture murali. Fiori artificiali. Lumino acceso.

Stato di conservazione della santella.
Buono stato di conservazione. Non presenta alcun genere di alterazione.

Stato di conservazione dell’oggetto sacro.
Stato di degrado leggero. Le pitture sono intaccate solo nello stato superficiale: minima scoloritura,...

Note storiche-curiose.
Appartiene alla famiglia Calderoli Attilio.


S. Rocco: bastone, mantello, cappello, borraccia e conchiglia sono i suoi ornamenti; la preghiera e la carità la sua forza; Gesù Cristo il suo gaudio e la sua santità. Il cane lo trova, malato di peste, e lo salva dalla morte per fame portandogli ogni giorno un tozzo di pane.
S. Antonio abate: caposcuola del Monachesimo. Ricoperto da un rude panno, è considerato patrono di tutti gli addetti alla lavorazione del maiale, vivo o macellato, e di quanti lavorano con il fuoco, come i pompieri, perché guariva da quel fuoco metaforico che era l’herpes zoster (fuoco di s. Antonio). La leggenda popolare narra che s. Antonio si recò all’inferno per contendere l’anima di alcuni morti al diavolo e mentre il suo maialino, sgattaiolato dentro, creava scompiglio fra i demoni, lui accese col fuoco infernale il suo bastone a ‘tau’ e lo portò fuori insieme al maialino recuperato per donarlo all’umanità, accendendo una catasta di legna.

venerdì 7 agosto 2015

 15 - MADONNA DELLA CORNABUSA
DISDIROLI - Via Disdiroli,25
Contesto.
Sopra il portale dell’abitazione.

Tipologia architettonica e dimensioni.
Pittura murale: cm. 102 x 78 (su di una base di cm. 120 x 92).

Tema sacro.
La Madonna della Cornabusa. Due piccoli angeli sono rappresentati con il volto e le ali al collo.

Iscrizioni.
LA B.V. DELLA CORNABUSA.

Tecnica artistica.
Pittura murale.

Stato di conservazione dell’oggetto sacro.
Buono stato di conservazione. La pittura non presenta alcun tipo di alterazione.



Note storiche-curiose.
Appartiene alla famiglia Perniceni Claudia.
Sopra il portale è scolpita la data in numeri romani MCLXM.
A fianco, sul lato sinistro, un altro portale con data 1819 (18ϯ19).
La pittura murale originaria è di fine ‘700.

"La Valle Imagna si identifica con la Cornabusa - è il parere di don Antonio Pesenti, Cancelliere della curia - è un luogo dove chiunque si sente a casa propria e ritrova perciò i valori più profondi che ha sperimentato nel corso dell'esistenza. In questo senso si può affermare che a co­spetto del Santuario si ritrova il meglio di se stessi, di ciò che si è vissuto". Il discorso è sicuramente valido per la totalità dei fede­li, ma si può applicare in modo particolare agli stessi valdimagnini per i quali indubi­tabilmente la Cornabusa rappresenta un momento di ag­gregazione e di identità. Ciò che si è usurato andando lon­tano - e quanti sono stati e sono i valligiani costretti a guadagnarsi il pane distanti dalle proprie rocce - si rigene­ra proprio nell'atmosfera della Cornabusa. "È una esperienza reciproca. Il valdimagnino ha utiliz­zato la caverna trasformandola in Santuario e il luogo sa­cro lo ricambia, si potrebbe dire, aiutando l'uomo a essere se stesso. Ed è proprio il valdimagnino che riesce a perce­pire fino in fondo in linguaggio completo della Cornabu­sa, che fa parte da sempre della sua vita e delle sue tradizioni".


Ulteriori e semplici notizie sulla Madonna della Cornabusa, corredate da fotografie, su questo blog in "PELLEGRINO PER UN GIORNO".

martedì 4 agosto 2015

GRUPPO DEL ROTONDO - ALPI LEPONTINE - CANTONE SVIZZERO DI URI
(m 2.543)
TRAVERSATA DA TIEFENBACH FURCA (m. 2.106) a REALP (m. 1.538)

E sii! Iniziamo la giornata con il cuore che batte e sfogliando la margherita: si aprirà, non si aprirà, si...
S. Sereno, il nostro santo protettore, ci ha assicurati che non pioverà.
Il buon Sandro e la brava Marilisa danno il via...si parte!
La Caterina...pota...guida la fila di "noi" normali. Il gruppo "the pepper in del bùs del gnao" sono già avanti.
La tantissima acqua ci fa pensare che vedremo molta neve in alto.
Ma il dubbio ci rimane...si aprirà? S. Sereno...con te siamo al sicuro!
Arriviamo al laghetto sottostante il rifugio: alzando gli occhi lo vediamo sopra di noi...basta solo un ultimo piccolo sforzo.
Ma il buon Sandro ci fa deviare: andiamo al totalizzatore che appartiene a Meteo Svizzera. Con questo strumento metereologico si misura la somma delle precipitazioni dell'anno idrologico.
Nella nebbia un grido di cui noi tutti abbiamo paura. "C'è una croce là, guardate! Andiamo!!".
Solo 20 minuti per arrivare a questo "Stockem"...ma valeva la pena: un bacio a oltre 2.600 non è da tutti!
Ma...il rifugio...qualcuno comincia a dire. Eccolo!!

Si mangia! Non so cosa scegliere... Il menù è...ricco!! La pasta non la conoscono.
Ma ritorniamo al dubbio di stamattina: si aprirà?
Certooo...che si aprirà!!
Eccolo il Tiefengletscher (certo che questi maestri cioccolatai
un nome più semplice..che ne so...Ugo...potevano daglielo).
Osservando il grande scioglimento del ghiacciaio riprendiamo il nostro cammino per il ritorno...
...prima per una gigantesca pietraia alla base del ghiacciaio...
...e poi in una verde e selvaggia vallata.
Grazie Sandro! Grazie Marilisa! Grazie U.O.E.I.!
Buon
        
a tutti!!

Il rifugio è intitolato ad Albert Heim, studioso delle Alpi, geologo e glaciologo. Infatti era membro onorario del CAS e fu lui stesso a proporre il sito su cui costruire il rifugio.



sabato 1 agosto 2015

AGOSTO


"Un uomo solo al comando...
la sua maglia è bianco-rossa...
il suo nome è Fausto Quattroruote".

Ma...attenzione!
La mucca ha messo la coda...a sinistra!
Vuole sorpassarlo!!