domenica 10 febbraio 2019

9 febbraio 2019
IVETTE, WILMA & GALDI 
IL TEMPIETTO DI SAN FEDELE

A tutti noi capita di passare più volte a brevissima distanza da luoghi meravigliosi, spesso del tutto sconosciuti, come la chiesa dedicata a San Fedele, denominata "tempietto" per le sue esigue dimensioni, incastonata all´interno di una radura verdeggiante, racchiusa fra il morbido fluire del Mera e gli aspri contrafforti rocciosi del Berlinghera, primo baluardo settentrionale dei Monti Lariani. Un luogo mistico e affascinante, incredibilmente silenzioso, dove la natura pare finalmente in perfetta armonia con l´uomo: la chiesetta, tacita guardiana del fiume, osserva da più di mille anni lo scorrere lento delle acque e il succedersi delle stagioni sugli alberi adagiati lungo la sponda opposta. Questo angolo di paradiso costituisce una minuscola oasi incontaminata collocata tra la piana della Valchiavenna e l´Oasi Naturale del Pian di Spagna e del Lago di Mezzola. 


Punto di partenza è Dascio. Su bel selciato si raggiunge rapidamente il Sasso di Dascio, balcone panoramico che si affaccia sul Pian di Spagna e sul maestoso Legnone. Questa è una postazione perfetta per l´avvistamento ornitologico: sulle acque della Mera, che qui scorrono all'interno della riserva naturale del Pian di Spagna-Lago di Mezzola, si stagliano le sagome bianche dei cigni, mentre nelle praterie si confondono aironi e cormorani. Da alcuni anni hanno preso dimora in queste zone anche alcune famiglie di cinghiali e cervi. Il tragitto offre innumerevoli occasioni per osservare la vita di molti di questi magnifici esemplari: il martin pescatore che si muove rapido a pelo dell´acqua, i germani eleganti mentre pasturano, le folaghe - ottime nuotatrici - che si spostano in piccoli gruppi, e ancora le alzavole, le morette e lo svasso. D´obbligo quindi portare con sé il binocolo!
Proseguiamo la passeggiata in falsopiano fino ad alcune case (Case Bozzi), dove la strada sterrata muta in sentiero (Life Alpi Retiche), andando subito a incunearsi in una gola e saltando un torrente su un bel ponte in pietra (ponte delle Valene). Il tracciato risale un poco, quindi inciampa nuovamente in un´altra valletta (torrente dell’acqua marcia) da cui ne esce con un bel tratto finemente gradinato. I castagni si fanno imponenti e suggestivi.










Ma qui…
la madre degli imbecilli è sempre incinta..
ettari di bosco bruciato con secolari castagni.
Lascio agli articoli tratti da giornali locali in fondo.


















Con un forte profumo di carbonella nel naso ci attende qualche breve strappo di salita prima di giungere a delle placche rocciose spoglie di vegetazione, punto più elevato dell´escursione, dove la natura sa regalarci un meraviglioso panorama sul Lago di Mezzola nella sua interezza e sulla prospiciente Val Codera. Non resta che scendere, nuovamente all'interno del bosco di castagni. Prendiamo la deviazione per San Fedelino, una via "direttissima" EE  lasciando la più lunga e un pò malandata rampa in sassi denominata Scala della Regina. Proprio da qui, un tempo, passava la Via Regina, il tracciato stradale che collegava Como con Chiavenna. Ci appare un balconcino roccioso affacciato sul Lago di Mezzola. Solo un esile parapetto in metallo ci ripara da una caduta libera di più di cento metri.  Scendiamo il corpo franoso alle spalle della chiesetta chiamato "Salto delle capre". Siamo in un ambiente magico della piccola radura dove sorge silente la minuta chiesetta romanica.

La vita di Fedele, legionario romano al servizio dell´imperatore Massimiano, si perde fra realtà e leggenda, ma possiamo verosimilmente collocarla alla fine del secolo III. Quando fu manifesto l´astio dell´imperatore romano verso il cristianesimo, Fedele, profondamente cristiano, si ammutinò insieme a molti altri legionari. Cruenta fu la reazione di Massimiano. Fedele, sfuggito in un primo momento alle ire imperiali, fu raggiunto da sicari e decapitato proprio nel luogo dove oggi sorge il tempietto a lui dedicato. Le sue spoglie riposarono lì fino all´anno 964, quando furono rinvenute da una devota donna del luogo, forse per rivelazione divina; le reliquie del martire furono allora trasferite nella chiesa di Sant´Eufemia a Como, che da allora fu intitolata al santo, mentre sul luogo del ritrovamento fu in breve tempo costruita dagli abitanti della zona quella chiesetta che, senza evidenti modifiche o rimaneggiamenti, vediamo ancora oggi. a, quindi qualche tratto un po´ ripido. Infine, rientrati nel bosco di castagni, In pochi minuti la nostra via si ricongiunge al sentiero dell´andata, che ripercorriamo per intero nel senso opposto. 


Da ritornare in tarda primavera facendo il ritorno 
in …barca!



Sorico, incendio devasta i boschi. A fuoco un agriturismo. Due persone ustionate. Decine le persone che sono state sgomberate. In pericolo anche la baita del Vichingo. Due persone ustionate, decine sgomberate dai vigili del fuoco, dalla Protezione civile e dal soccorso alpino, ettari di bosco in fumo. È allarme a Sorico per un rogo che sta devastando la montagna attorno all’agriturismo Giacomino, dove due persone sono rimaste ustionate dalle fiamme. Minacciata anche la zona circostante. Il forte vento, con raffiche anche a 100 km all’ora, ha alimentato le fiamme rendendo difficili anche le operazioni di spegnimento del rogo da parte dei vigili del fuoco. Sul posto i mezzi del 118 che hanno soccorso i due feriti. Il forte vento ha anche impedito a elicotteri e canadair di intervenire e, con ogni probabilità, renderanno i voli impossibili anche nella giornata di San Silvestro. La conseguenza è che l’incendio continuerà forse fino a Capodanno. Molte le baite minacciate se non addirittura danneggiate dalle fiamme.

Incendio sopra Sorico, le fiamme verso la frazione di Albonico. Il rogo scoppiato il 30 dicembre 2018 è tornato a bruciare la montagna a causa dei forti venti.L’Alto Lago torna a bruciare: le fiamme oltre i 1200 metri. Non è bastato il divieto di accendere fuori emanato da Regione Lombardia. E’ tornato a farsi sentire l’incendio sopra Sorico, in Alto Lario, che il 30 dicembre scorso aveva devastato ettari di boschi e ridotto in cenere diverse baite. Malgrado i continui controlli dei Vigili del Fuoco, per il forte vento di oggi un focolaio si è riacceso e i pompieri sono di nuovo al lavoro. A preoccupare è il vento che oltre ad alimentare il rogo impedisce a elicotteri e canadair di alzarsi in volo per aiutare i Vigili del Fuoco nelle operazioni di spegnimento. Dalle ultime notizie ricevute le fiamme si avvicinano alla frazione Albonico. Gli abitanti, circa una cinquantina, che sono stati evacuate dalle abitazioni. Lì inoltre sono state inviate, insieme ai pompieri, anche un’ambulanza da Dongo e un’automedica per portare assistenza sanitaria.

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