domenica 24 febbraio 2019

GALDI
24 febbraio 2019
Sassi Rossi - Alpe di Nava 

Questa escursione è semplice e rilassante. L’unica difficoltà può essere rappresentata dalla pendenza della strada nel primo tratto fino all’Alpe di Nava. La comoda mulattiera si imbocca dal centro storico del paese. La salita all’Alpe di Nava si snoda su un ampio sentiero in gran parte acciottolato, immerso nel bosco di faggi e castagni, ombreggiato e fresco nelle calde giornate. Il corso sinuoso del torrente incrocia in più punti l’itinerario, offrendo eventuali occasioni per brevi soste rinfrescanti.








L’arrivo all’Alpe di Nava è una piacevole sorpresa: qui si apre un ampio soleggiato pianoro dall’atmosfera veramente bucolica e ingentilito dalle numerose belle baite ristrutturate. Si cammina in piano per poi, alla fine del pianoro, arrivare in pochi minuti al rifugio Riva, ai piedi della possente parete rocciosa del versante settentrionale della Grigna. Gli ultimi metri metto i ramponcini per la lastra di ghiaccio che occupa tutta la mulattiera e rinuncio a proseguire fino a S. Calimero: sarà per un'altra volta. 
 





















All'arrivo mi accoglie Book, il padrone del rifugio. 
La struttura è ancora quella di una volta, quando alla baita del piano di Sasso Rotondo, sopra Primaluna, salivano i villeggianti di Nava per comperare il latte appena munto e i formaggi freschi. E al vecchio edificio, inizialmente una stalla con alpeggio, gli anni cominciavano a pesare: il tetto da rifare, qualche cedimento di troppo. Fu allora che la Società Alpina Operaia Antonio Stoppani, decise di ristrutturarlo: la stalla venne trasformata nella sala da pranzo, nel locale per il latte si ricavarono la cucina e la cantina, nel fienile le camere e il bagno. All’esterno restò tutto come prima, o quasi. Con quell’architettura rustica che contraddistingue tuttora il rifugio. 
A proposito: a chi si riferisce il nome? Si tratta di un alpinista di prestigio, Giovanni Riva, soprannominato «Sora» per la sua somiglianza con l’alpino che aveva partecipato alla spedizione Nobile al Polo Nord, e rimasto vittima di una caduta mentre scalava l’Ago Teresita in Grignetta. 
Un'ultima curiosità: a ombreggiare il rifugio c’è un faggio monumentale, di oltre 150 anni. La cornice ideale per questo ricovero che ha mantenuto un’atmosfera d’altri tempi.
 






I Sassi Rossi di Baiedo costituiscono un affioramento del "Verrucano Lombardo". Tra il Permiano inferiore (270 milioni di anni fa) e il Permiano medio-superiore (dunque alla fine dell'era Paleozoica) un importante sollevamento innalzò tutti i rilievi precedenti. Dai monti giovani appena formati, e dunque più esposti all'erosione, discesero corsi d'acqua ripidi e violenti. Essi erosero le rocce metamorfiche e vulcaniche che costituivano i rilievi stessi e deposero una spessa coltre di alluvioni rappresentate da rocce rossastre. Tra esse ci sono i conglomerati (insiemi caotici di frammenti di varie dimensioni tipici delle prime fasi di erosione di una catena montuosa giovane). Esso dunque si depositò nel Permiano superiore, prima dell'era Mesozoica che cominciò 250 milioni di anni fa. Pertanto camminando su queste rocce sto calpestando un terreno che si depositò prima della comparsa dei Dinosauri





Sulla via del ritorno, al Colle di Balisio, bisogna assolutamente fermarsi all’Alva, il negozio di primizie gastronomiche, enoteca, e formaggi. Bresaola di cervo, pizzoccheri, polenta taragna, salamelle, bruschette grondanti lardo appena tolte dal camino... Se passate da queste parti fermatevi, entrate e comprate tutto ! 


Cosa ho comprato io? 

Nòter an s'è mia normal!!!

Nessun commento:

Posta un commento