venerdì 10 maggio 2019

EDO, EZIO & GALDI
9 maggio 2019


Una cima alla portata di tutti, con tanto di quaderno di vetta su cui lasciare un pensiero, un’impressione, una firma. È la Colombina di Bossico (o, come risulta su diverse mappe, Monte Valtero): siamo nella Bergamasca, a 1.459 metri di quota segnati da una croce in ferro alta 8 metri e mezzo che sta lì dal 1951, a ricordo del Giubileo dell’anno precedente e che suggerisce quella contemplazione e quella meraviglia che da lassù si possono provare. Lo sguardo abbraccia tutto l’arco delle Orobie, si incunea verso la Valle Camonica, si spalanca sul Sebino e sulla Pianura Padana. Leggenda vuole che nei giorni particolarmente tersi balugini perfino il luccichio della Madonnina del Duomo di Milano. 


Ma prima occorre mettersi in marcia. Una volta giunti a Bossico m838, dove è possibile servirsi dei quattro negozi di alimentari per comprare un panino con i formaggi tipici, in piazza ci si può fermare qualche minuto per osservare la gigantografia che consente di orientarsi e di comprendere la disposizione geografica dell’altopiano. Poi si può arrivare con l’auto fino alla località Pila riconoscibile per la presenza di una piazzola di atterraggio dell’elicottero e parcheggiare. Seguendo le indicazioni, si cammina su sterrato e ci si inoltra in una fresca abetaia. Superata una valletta, inizia la «via rata», uno strappo a cui seguirà un falsopiano (sarà così fino alla nostra meta) che si divide «in due viottole, a foggia d’un ipsilon» senza però il tabernacolo di manzoniana memoria. Tranquilli: le due strade si ricongiungono poco prima della Pozza d’ast m1029, un luogo che già ripaga dello sforzo compiuto fin qui di una camminata tranquilla. 




La chiesetta costruita dagli alpini per ricordare i caduti delle guerre, una tettoia che offre riparo, tavoli per i picnic, la fontana da cui esce sempre acqua e fuochi per il barbecue completano l’offerta turistica di questa località, ma se la meta è la Colombina allora bisogna proseguire prendendo la strada che, dopo un’altra serie di strappi, porterà in località Colle San Fermo m1250. Altra chiesetta, altra pozza, c’è anche un punto ristoro gestito da un’azienda agricola. 






La gita potrebbe essere già sufficientemente appagante, ma c’è la croce sulla cima che invita a salire. E allora, lasciando la chiesetta, si cammina fino a imboccare il sentiero che risale la Colombina fino al crinale. Il cammino si fa più ripido e impegnativo, ma poco dopo si arriva al geolabio, la «rosa dei venti» che custodisce in un cassettino il quaderno di vetta, con cui si possono riconoscere tutte le cime circostanti e da lì arrivare alla croce. 
Anche a occhio nudo sono distinguibili il Farno, il pizzo del Diavolo di Tenda, la Presolana, il Magnolini, la Corna dei Trenta Passi e il Guglielmo, e là in fondo l’Appennino Toscano. Guardiamo l’orologio: in due ore scarse ce l’abbiamo fatta a fare i 600 metri di dislivello. 



















Per il ritorno scegliamo di fare un bel giro ad anello e scendiamo, passando per il Cadì de la pest m1224, al Forcellino m1170 fino alla località Monte di Lovere m1020. Fugace pranzo a base di affettati, formaggi e vino rosso presso l’Azienda Agrituristica Cinque Abeti e via verso Gavazzano località Chiosco, dove conosco la Luigina, e ritorno alla macchina in località Pila.


 Alla prossima...ciaooooo!!!

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