giovedì 1 agosto 2019

EDO, EZIO & GALDI
1  agosto 2019


Nostra intenzione era raggiungere il rifugio Marco Balicco, Alpe Azzaredo, Mezzoldo, partendo dal Passo San Marco seguendo il sentiero principe delle Orobie: il 101. Già strada facendo ci rendiamo conto che, durante la notte o il giorno prima, era grandinato dalla presenza di una quantità incredibile di foglie “triturate”. Parlando con chi vendeva, presso la sua baita, il formaggio (comprato Casera e Bitto) ci ha raccontato che il maltempo di ieri, mercoledì 31 luglio, di mattina, aveva sorpreso una mandria in un alpeggio e che le mucche, spaventate, erano finite in un canalone e che non erano ancora state recuperate tutte. Alcune delle mucche (27) erano morte, altre (3) sono sopravvissute perché l’impatto con il terreno era stato attutito dalle altre. L'allevatore aveva chiesto l'intervento dei Vigili del fuoco, che però non potevano provvedere al recupero. Ora dovrà mettersi in contatto  con una ditta che ha  disposizione di elicotteri.
Sul curvone del ritorno, appena sotto il rifugio nuovo, le "salme" delle prime mucche recuperate e coperte da un pietoso telone.

Pazzesco! Partiamo da Passo San Marco e scendiamo sul versante valtellinese, lungo la carrozzabile, per circa m150 e siamo subito in…ammollo! Il sentiero è un piccolo ruscello e il pratone iniziale inzuppato di acqua. Molte tracce con i chicchi di grandine accatastata si fanno notare per le numerose chiazze bianche ben visibili. Con attenzione, seguiamo il sentiero, diventato nel frattempo sassoso, umido e scivoloso fino alla stretta Bocchetta d’Orta. Da questo punto si lascia la cresta per discendere un breve canalino erboso, ritornando così sul versante bergamasco. Rinunciamo: sono circa m30 ma tutti in forte pendenza sull’”erba scivolina”. A malincuore ritorniamo sui nostri passi. Spostiamo la macchina sul piazzale del rifugio Ca’ San Marco, che fu per anni la casa cantoniera del passo. Si tratta di uno dei rifugi più antichi delle Alpi. Esso fu infatti costruito nel 1593 con la strada Priula, importante via per il commercio della Repubblica di Venezia. Saliamo al Passo con l’antica strada acciottolata e in poco tempo ritorniamo al passo. Lo spettacolo è splendido e il silenzio, quasi irreale, è rotto solo dal rombo delle moto che arrivano lungo la strada. Sicuramente la maggior parte dei passanti non avrà notato che proprio a pochi metri dal Passo si nasconde, nemmeno troppo velatamente, uno scrigno di arte, un vero e proprio museo di sculture a cielo aperto che dà vita alle rocce creando una serie di volti di donna ed esseri che sembrano posti lì a guardia di questo importante valico. Stiamo parlando delle sculture di Angelo Fierro, artista nato a Cervinara in provincia di Avellino e residente a Morbegno.











Compiere un’escursione in questi luoghi significa immergersi in un mondo in cui la natura si fonde con l’arte e con la storia dei nostri antenati, completandola in un abbraccio facilmente percepibile all’escursionista più attento.




Forse non tutti sanno che…
ci sono luoghi che ti appartengono. 
Ti entrano dentro e non ti lasciano più.
Sono quei posti dove si ritorna sempre, senza mai stancarsi.
Parti e vai perché sai già che, una volta arrivato, starai bene.
Non è una vera e propria partenza.
E’ piuttosto un ritorno.

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